La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...
Lilypie - Personal pictureLilypie Kids Birthday tickers
Lilypie - Personal pictureLilypie Fourth Birthday tickers

martedì 17 settembre 2013

Schifo



Avevo pronto un post sul viaggio a Barcellona.
Era un post carino e allegro.
Poi capita una di quelle mattine che va tutto male. Che sei già nervosa di tuo perché hai una rogna al lavoro e vorresti startene a casa. Che è giorno di mercato quindi devi sbrigarti a partire se vuoi sperare di trovare parcheggio. Che sei lì che pensi che dopo aver portato Paio al nido devi fermarti a comprare la frutta. Poi Checco si sveglia con una luna storta da preadolescente, vuoi fare colazione NO, vuoi il latte NO, vai a fare pipì NO, vieni qui che mettiamo i pantaloni NO, dai, la maglietta NO. Ed è allora che perdi la pazienza, e inizi a urlare. E tuo marito urla. E scappa uno schiaffo.
E’ uno schifo di post, lo so, ma è proprio così che mi sento stamattina.

lunedì 16 settembre 2013

Solo un accenno...



…all’inizio della scuola.

Il Paio ha ricominciato la scorsa settimana. Come l’anno scorso frequenterà un nido privato due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì. La ripresa è andata liscia come l’olio: ha raggiunto l’ingresso del nido con fare baldanzoso, ha voluto suonare lui il campanello, ha infilato la porta della sala dei giochi senza voltarsi indietro e dimenticandosi di togliere le scarpe. Ha giocato, mangiato e fatto la cacca. Tutto nella norma.





Checco ha iniziato stamattina. Si è svegliato e mi ha chiesto: “Oggi vado a scuola?”. Ha fatto un sorriso poco convinto. L’abbiamo accompagnato insieme, io e il papà, mano nella mano fino al salone dell’asilo. Ha riconosciuto le maestre e qualche amico. La maestra Meri lo ha poi invitato a dare un bacio a mamma e papà e a portare le sue cose in aula. E così si è incamminato, da solo, con la sua borsetta, verso l’aula in fondo al corridoio. Il mio bambino, così alto che potrebbe già fare la prima elementare, ma ancora così piccolo, così cucciolo. Mi è scappata una lacrima uscendo dalla scuola, ed un’altra adesso che ci ripenso e scrivo questo post. Stasera prima di tornare a casa mi fermo in gelateria e gli compro una mega coppa al pistacchio…

giovedì 12 settembre 2013

Ho letto: E poi Paulette



E POI PAULETTE

Grazie davvero a Franci per aver suggerito questo bellissimo libro!
Tutto ha inizio quando Ferdinand, rimasto a vivere da solo nella sua grande fattoria dopo che suo figlio e sua nuora se sono andati in città insieme ai suoi amatissimi nipotini, si accorge che il tetto della casa di Marceline, la sua vicina di casa, è andato completamente distrutto dopo un temporale. Nonostante fino a quel momento le avesse rivolto sì e no tre parole, non riesce a far finta di niente e le chiede di trasferirsi da lui.
Ma altri avrebbero bisogno di una casa: l’amico Guy, che da quando è morta la moglie si sta lasciando andare, le anziane “sorelle” Simone e Hortense, a rischio di sfratto, la quasi infermiera Muriel, senza soldi per pagarsi un affitto, ma bravissima a fare le iniezioni, Kim, appassionato di giardinaggio e di coltivazioni biologiche. E, alla fine, inaspettata arriva anche Paulette…
E’ un libro tenerissimo, quasi una coccola per il cuore. Una storia che fa riconciliare con il mondo, una pedata contro le inimicizie, i rancori e le invidie.
Come ha detto anche Franci sarebbe davvero bello vivere in questa grande casa insieme a loro, sarebbe bello che cose del genere accadessero sul serio…
E se volete sapere chi sia questa Paulette…beh, questa è proprio una sorpresa…

lunedì 9 settembre 2013

Di Silvia che ricomincia a scrivere sul blog e di cose che accadono in estate



Eccomi qui, dopo una lunga pausa estiva interrotta solo da recensioni libresche. Prometto che d’ora in poi ritorno a fare la brava e a scrivere con più frequenza visto che il mio caro marito per il compleanno mi ha regalato un mini notebook tutto per me, con lo scopo, così c’era scritto nel biglietto, di farmi aggiornare il blog con regolarità.

Comunque, tornando a noi, comincio col riassumere alcuni significativi eventi che hanno caratterizzato l’estate della famiglia Piselloni.

Checco ha collezionato una serie di importanti conquiste da “bambino grande”:
  1. ha eliminato il pannolino notturno e, soprattutto, osanna nell’alto dei cieli, ha eliminato il pannolino per le “deiezioni solide”, problema, questo, che ci stava angustiando ormai da un annetto. Il sacco della spazzatura ringrazia;
  2. Sia lui che suo fratello hanno eliminato il ciuccio!!! E’ andata così: quando il pediatra, durante la visita di controllo a Checco a metà agosto, ci ha detto “O togliete il ciuccio o iniziate a mettere via i soldi per pagare il dentista”, nonostante il tono sornione e il mezzo sorriso con cui sono state pronunciate a me queste parole mi sono sembrate una tegola in testa. Mettere via i soldi per il dentista? Ma stiamo scherzando? Noi stiamo mettendo via i soldi per un viaggio negli Stati Uniti, vaff…il dentista! Così la sera stessa abbiamo fatto un tentativo. Con Paio, insperabilmente, ci è andata di lusso: l’ho portato a letto senza ciuccio, lui non me l’ha chiesto e tranquillo e beato ha preso sonno. Con Checco la prima sera non c’è stato verso, ma dal giorno dopo, forse allettato dall’idea di un regalino, forse vedendo suo fratello, anche lui non ha più richiesto l’odioso ciuccio. E lo stesso Paio. Da un giorno all’altro morto e sepolto. In questo caso ringraziano: il nostro conto in banca e il mio sistema nervoso, visto che sentire i bambini ciucciare era qualcosa che proprio non sopportavo;
  3. ha imparato a pronunciare correttamente la ERRE. E la dice talmente bene, e si compiace talmente della sua conquista che vorrebbe metterla anche in parole in cui non c’è;
  4. ha imparato a fare da solo un sacco di piccole azioni quotidiane: vestirsi e svestirsi, lavarsi, allacciare e slacciare la cintura di sicurezza, aprire la pesante porta di casa, versare il succo senza spandere. Il mio ometto…

Paio, oltre alla fondamentale conquista del ciuccio, è cresciuto tantissimo, in altezza ed in nuove abilità. Parla perfettamente, ed articola frasi anche molto complesse. E’ un bel personaggino, il Paio: coccolone e ruffiano all’ennesima potenza, vero e proprio pagliaccio, furbo e molto, molto intelligente. Ma anche scassa minchia all’inverosimile, capriccioso, piagnone e attaccabrighe. Ho già avvisato le ragazze del nido che avranno un bel da fare quest’anno…

I bambini, a casa da scuola, sono stati molto insieme. E questo ha contribuito a rafforzare il loro legame, si cercano, guai se uno manca, giocano insieme, si coalizzano nel combinare marachelle. Ma hanno anche tanto litigato: basta un niente e parte la lotta, prima verbale poi fisica, si picchiano, si lanciano addosso i giocattoli, si buttano per terra. E urlano. Così la mamma urla a sua volta e la casa sembra un girone dantesco. Chissà che ricominci questo benedetto asilo così intanto se ne vanno fuori da piedi per un po’ e poi soprattutto per gran parte della giornata stanno separati.

Ci siamo comunque divertiti un sacco, quest’estate. Abbiamo fatto uno strepitoso viaggio a Barcellona. Ma questo merita un post a parte.

Io e MaschioAlfa siamo stati anche quest’anno a Venezia per l’anniversario di matrimonio. Ma anche questo merita un post a parte.

Siamo stati anche un paio di volte al mare in giornata e, soprattutto la seconda volta, è accaduto il miracolo: mentre i bambini giocavano tranquillamente con secchiello, paletta e ruspe, sono riuscita a leggere 100, e dico cento, pagine di un libro. Formato tascabile, scritto in grande e con molti dialoghi, ma sempre 100 per la miseria. La luce in fondo al tunnel c’è, e ne ho le prove.

Un’ultima, importante novità riguarda la sottoscritta. E’ qualcosa che stupisce persino me, data la mia storica e ormai sedimentata pigrizia. Ho iniziato a correre. Ho dovuto farlo, avevo bisogno di muovermi, di mettere in movimento le mie ossa e soprattutto quei rotolini di ciccia che avevo cominciato decisamente ad odiare.
In palestra neanche a parlarne: non mi piace e non ho nessuna intenzione di buttare via soldi per un corso che so già frequenterò a metà. Allora ho scaricato da internet un programma di allenamento di 12 settimane: ogni settimana si corre 3 volte e l’attività è graduale, si alternano momenti di corsa a momenti di camminata, la camminata si riduce sempre di più e i minuti di corsa aumentano fino ad arrivare, alla fine della dodicesima settimana al traguardo di un’ora. Io sono arrivata alla quarta. Corro lunedì, mercoledì e venerdì, alle sei di mattina. E mi piace un sacco.

lunedì 26 agosto 2013

In vacanza ho letto


POI SEI ARRIVATO TU

I personaggi femminili di Jennifer Weiner sono sempre incredibili, così reali nella loro eccezionalità, così vicini al vivere e al sentire di tutte le donne, soprattutto quando affronta un tema importante come quello della maternità. Anche questo non delude e ci regala quattro meravigliose donne:
Jules è una brillante studentessa di Princeton. Un giorno viene fermata da un tale, rappresentante di una clinica per la fertilità, che le offre 20.000 dollari per donare i suoi ovuli. Proprio quei 20.000 dollari che le servirebbero per pagare al suo amato ma alcolizzato padre il ricovero per la riabilitazione.
Annie è sposata ed ha due bambini. La sua vita è serena, ma i soldi non bastano mai. Una via d’uscita sembra arrivare da una clinica per la fertilità che le offre 50.000 dollari per “affittare” il suo utero.
India è una quarantenne che, dopo una vita piuttosto travagliata, è riuscita nel colpo grosso sposando uno degli scapoli d’oro newyorkesi.
Bettina è la figlia ventenne di quest’uomo, ed è terrorizzata dal fatto che India voglia solo impossessarsi del patrimonio del padre.
Il destino unirà inesorabilmente l’ovulo di Jules, l’utero di Annie, lo sperma del marito di India e le vite di queste quattro donne saranno meravigliosamente intrecciate per sempre.

L'UCCELLO DEL MALAUGURIO


Io questa scrittrice la amo. Ma proprio tanto.
Saranno le atmosfere scandinave, sarà la simpatia della coppia di protagonisti, saranno le torbide e complicate vicende familiari che fanno da sfondo agli omicidi narrati, sarà il continuo andirivieni tra passato e presente, con un intreccio che diventa man mano più chiaro. Ma ogni libro per me vuol dire iniziare dalla prima pagina e non alzare gli occhi quasi mai fino all’ultima. E non mi capita spesso.
Questo romanzo  parte da uno strano incidente che incidente in realtà non è, passando per l’omicidio di una starlette dei reality, per finire alla misteriosa scomparsa di due gemelli.
L’ultima pagina preannuncia il tema del prossimo libro della serie, che, ovviamente, non vedo l’ora di leggere.

Infine.
Ogni anno in vacanza leggo un thriller di Katy Reichs.
Sapevo che ne era uscito uno, ma aspettavo l’edizione economica per acquistarlo. Così quando all’inizio dell’estate tra lo scaffale delle novità della libreria del mio paese ho trovato questo
LE OSSA DEL DIAVOLO
 l’ho immediatamente acquistato e messo nella piletta dei “To read”, in attesa di infilarlo in valigia.
Arrivo a Barcellona e inizio a leggere. Dopo le prime pagine qualcosa inizia a non tornare. Com’è possibile che la relazione tra Tempe e Ryan sia appena finita? Mi sembrava che nel libro che avevo letto la scorsa estate le cose fossero andate parecchio avanti. Vuoi che abbiano fatto la solita cazzata di tradurre i romanzi in ordine sparso? Ma come, adesso conosce questo tizio…Ma non l’aveva già conosciuto? O è un altro? Si parla di vudu e santeria…ma non ne aveva già parlato?
Insomma, per farla breve, io quel libro l’avevo già letto, per l’esattezza quattro estati fa. Ora, capisco che i libri di Katy Reich sono tutti uguali e per di più hanno TUTTI la parola OSSA nel titolo. Ma una cosa del genere non mi era mai successa. Considerando che mi sto inesorabilmente avvicinando ai 40…ecco, un po’ mi preoccupo.

Così alla fine ho letto:
LA VOCE DELLE OSSA

Bello, direi migliore degli ultimi forse perché molto originale nell’ambientazione: le miniere di diamanti in Canada e la lotta per le concessioni minerarie. La protagonista è un po’ meno antipatica del solito e la relazione con il bel detective sembra stia per riprendere.
Arrivederci alla prossima estate Katy!

giovedì 4 luglio 2013

Ho letto: Il senso dell'amore


Il senso dell'amore

 E’ una tragica e dolce storia vera quella raccontata dall’autrice.
Nel 2004, all’età di 75 anni, suo marito Scott, cade da un soppalco e batte la testa, riportando delle lesioni cerebrali.
Superati i primi giorni critici, si scopre che queste lesioni hanno determinato in Scott una perdita della memoria a breve termine con tutte le conseguenze che si possono immaginare.
Una volta ritornati nella loro casa di New York l’autrice si trova a reinventarsi una vita insieme a lui, con tutti i problemi organizzativi (ridefinire lo spazio in casa, trovare qualcuno che badi a lui, uscire, vedere gente) e psicologici che questo comporta.
Eppure l’amore che lei prova per Scott riesce, al di là di tutto, a farle riconoscere che dietro quell’uomo che non riesce più a leggere, a guardare un film, a  fare anche sequenze di azioni semplicissime, c’è ancora il marito di cui si è innamorata. E la forza di questo amore farà sì che Scott migliori, poco, lentamente, ma migliori.

mercoledì 3 luglio 2013

Parliamo di vacanze...



Perché le vacanze a Barcellona?
  1. Io Barcellona non l’ho mai vista. MaschioAlfa sì ma era in gita scolastica con i suoi ragazzi e quindi non se l’è goduta.
  2. A Barcellona fa caldo. E visto che l’anno scorso in Svezia abbiamo trovato una temperatura media di 15 gradi direi che un po’ di vacanze al caldo ce le meritiamo.
  3. Barcellona è in Spagna. Il che è garanzia di buona cucina, gente simpatica e divertimento assicurato.
  4. Barcellona è praticamente una capitale europea. Il che significa musei, monumenti, negozi, ristoranti, tutto a portata di metropolitana.
  5. Barcellona si affaccia sul mare. E le città marittime hanno sempre un che di magico in più.

Perché Barcellona con i bambini?
  1. I bambini non l’hanno ancora vista. Beh, logico, sono così piccoli. E quindi hanno tutto il mondo da conoscere ed noi vogliamo impegnarci perché vedano più pezzi di mondo possibili.
  2. A Barcellona fa caldo. Potrò mettere in valigia solo magliettine e pantaloncini e riuscirò quindi a rispettare i tirannici limiti di peso della Ryan Air.
  3. Barcellona è in Spagna. Il che, è garanzia di uno stile di vita rilassato, tranquillo, e, di conseguenza, “kid-friendly”.
  4. Barcellona è praticamente una capitale europea. Il che significa parchi verdi per correre, parchi gioco, piscine, zoo, parchi di divertimento, acquario, tutto a portata di metropolitana.
  5. Barcellona si affaccia sul mare. E così abbiamo trovato il modo di portare i bambini al mare senza essere costretti a quelle odiose settimane di vita da spiaggia che torni a casa ancora più stanco di quando sei partito.

Sicché fra una settimana esatta saremo all’aeroporto di Treviso pronti a imbarcarci.
Alloggeremo in un appartamentino in affitto e per 10 giorni vivremo là, a Barcellona, un po’ turisti un po’ no, ma sempre noi quattro, in giro per una città straniera che faremo il possibile per chiamare “casa”, almeno per un po’.