La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...
Lilypie - Personal pictureLilypie Kids Birthday tickers
Lilypie - Personal pictureLilypie Fourth Birthday tickers

venerdì 21 giugno 2013

The Facebook awards. Diamo un premio ai miei "amici"



 
 
Per la categoria “Sulla via di Damasco” the winner is L’EX COMPAGNO DI LICEO.
Quello figo, che a scuola ti piaceva un casino, anzi ci morivi proprio dietro, ma lui non ti filava manco di striscio. Perché tu eri la brava ragazza, casa e chiesa diciamo, timida, bellina ma non appariscente e di certo non troia. E lui invece era il ragazzo maledetto, donne, spinelli, sigarette e alcool, poca voglia di studiare e tanta di cazzeggiare.
E adesso guardi il suo profilo e stenti a credere che sia lo stesso lui, leggi i link che condivide e ti metteresti le mani nei capelli. Si è sposato ed ha tre figli, e fin qui niente di particolare. E’ diventato un patito della bici, e anche qui niente di strano. Ma, ohmiodio, mi è diventato VEGANO, e ultra fissato con l’alimentazione. Del tipo che sua moglie pubblica una foto di una torta e lui commenta “Non pensarci nemmeno”. Del tipo che lui pubblica articoli su quanto zucchero ci sia nella coca cola e quanto buoni siano quegli intrugli che i vegetariani mangiano al posto della carne.

Tesoro mio, al liceo mi piacevi assai, ma adesso ti devo dire che con te non ci verrei mai. E dove mi porteresti a mangiare? Guarda che il tofu non lo digerisco. E nella coca cola ci annegherei. E una fetta di tiramisu post coito ce la vogliamo proprio negare?

Per la categoria “Non sembro Brad Pitt dopo un incidente?” the winner is L’EX COMPAGNO DI SCUOLA DI TUO MARITO.
Quello che proprio odiava, tanto che una volta hanno persino fatto a botte in classe. Quello che tu conoscevi perché era del tuo paese e si aveva amici in comune. Quello che ti è sempre stato un po’ sul cazzo ma di cui hai accettato l’amicizia tanto per fare.
Quello che su facebook ci tiene a rendere tutti edotti di quanto spesso vada a New York per lavoro.
Quello che adesso ha la moglie incinta. E invece di scrivere una cosa del tipo Io e P. aspettiamo un bambino, con qualche emoticon bimbominchia, pubblica una foto di loro due seduti su un prato, lei che si accarezza la pancia e lui che la cinge tra le braccia e la guarda con aria trasognata.

Tesoro mio, in questa foto hai un po’ la faccia da culo, te lo devo dire. La cresta di capelli andava di moda negli anni ’80, oppure al massimo la puoi fare ad un bambino under 5. Guardatevi pure con occhi incantati, accarezzate la pancia, poltrite su prati in fiore. Ne riparleremo fra cinque - sei mesi.

Per la categoria: “Non ce l’hai solo tu” the winner is LA COMPAGNA DEL CORSO PREPARTO.
Quella che quando l’hai conosciuta era una simpatica quasi mamma con qualche chilo in più, che si lamentava delle gambie gonfie. Quella che quando l’hai rivista aveva la figlia che non dormiva mai e per questo ti stava ancora più simpatica.
Quella che a un certo punto si è accorta di essere brava a cucinare. E allora pubblica ogni giorno le foto delle sue creazioni, persino quando si prepara un melone a cubetti o una caprese. Che adesso è diventata talmente brava che fa pure l’aiuto insegnante ad un corso di cucina, e allora vai con le foto delle serate.

Tesoro mio, sono sicura che sei brava a cucinare, davvero. Ma non sei l’unica. Che tu ci creda o no siamo in tante, è solo che non abbiamo materialmente il tempo di fotografare tutto quello che prepariamo. Evidentemente tu ce l’hai.

Per la categoria “Braccia rubate all’agricoltura” the winner is L’EX COLLEGA.
Quella che ti ha sostituito quando tu hai lasciato il posto dove lavoravi. Solo che questo posto era una biblioteca e ti aspetteresti che una responsabile di biblioteca durante il giorno si occupasse di libri. E invece no. Secondo la sua personale interpretazione una bibliotecaria organizza gite, e quindi tu ti ritrovi la bacheca intasata di volantini. E ti chiedi chi cazzo mai si occupi di quella povera piccola biblioteca di paese se lei da lunedì al giovedì organizza la gita e dal venerdì alla domenica in gita ci va.

Tesoro mio, per questo ci sono le agenzie di viaggi. O i tuor operator. O internet. Adesso è arrivata l’estate, i ragazzi devono leggere i libri per le vacanze. Stai seduta a quella cazzo di scrivania e occupati di loro.

lunedì 10 giugno 2013

Festa di Checco... e Mum's cake!



E così sabato abbiamo festeggiato i 4 anni di Checco. Non siamo ancora entrati nel tunnel delle feste coi compagni di scuola, per cui gli invitati erano amici nostri con figli, in totale nove adulti e 6 bambini.
Grazie al fatto che è stato il primo sabato veramente ESTIVO abbiamo potuto stare in giardino, il che ha consentito ai piccoli di correre in libertà e ai grandi di rilassarsi un pochino.
Il menù comprendeva panini, pizzette, patatine, muffin al cioccolato e crostata ai lamponi, bibite di ogni tipo e spritz aperol per mamme e papà.
E alla fine la torta:

Ho preparato un pan di spagna che, a onor del vero, non mi è molto cresciuto, tanto che dai tre strati previsti ho potuto farne soltanto due.
L’ho farcito con una crema al cioccolato, di quelle in busta, con l’aggiunta di cioccolato fondente a amaretti sminuzzati e l’ho ricoperto con la panna montata colorata (ho messo un po’ troppo colorante blu, per cui il colore ottenuto è un verde non molto brillante…).
Con la pasta di zucchero nera e bianca ho fatto la strada e sul resto della superficie ho sbriciolato ancora un po’ di cioccolata e di amaretti. Sempre con la pasta di zucchero ho creato un (bruttissimo) cactus e una bandiera a scacchi, e tutto intorno alla torta ho messo dei pezzi di wafer.
Come tocco finale (e quello ovviamente più apprezzato dal festeggiato) delle macchinine di Cars di appena 1 cm che mi sono costate un patrimonio…

Con questa torta partecipo molto volentieri al Mum’s cake, il contest di Ma la notte no.

mercoledì 5 giugno 2013

Quattro



Lunedì sera siamo stati a cena fuori, solo io e te. Prima siamo andati in cartolibreria per scegliere il tuo regalo e tu hai voluto assolutamente comprare qualcosina anche per tuo fratello. Siamo arrivati in pizzeria, hai ordinato cotoletta e patatine, anche se poi ti sei fatto fuori tutte le mie zucchine, e le patatine te lo ho mangiate io. Mi hai raccontato del tuo amico che ha perso un dentino, delle tante macchine che ci sono a Parigi (ma come lo sai?), della tua festa sabato prossimo. Poi siamo scappati a casa perché avevi mal di pancia.
Stanotte non sei stato bene e sei venuto nel lettone. Prima però hai tolto il ciuccio e lo hai posato sul mio comodino, perché sai che mi dà fastidio. E abbiamo dormito abbracciati, come quando eri piccolo piccolo. Ogni tanto aprivi gli occhi e mi carezzavi il viso, e sorridevi.
Quanto sei cresciuto, cucciolo. Quattro anni fa ti tenevo in braccio e tu urlavi come un ossesso e io mi chiedevo se sarei mai stata una brava mamma. Adesso ancora me lo chiedo, ma nel frattempo sei diventato grande.
Parli benissimo, sempre meglio. Se ti chiedo qualcosa risponde con un Certamente, un po’ da presa per il culo, ma mi fai morire dal ridere.
Hai un’intelligenza secondo me sopra la media, stai imparando le lettere senza che nessuno te le abbia mai insegnate, sai contare, sai i nomi delle dita, dei giorni della settimana e dei mesi dell’anno. Hai una memoria di ferro, anche se le poesie che ti insegnano a scuola non me le vuoi mai recitare.
Sei bravissimo a disegnare, come il tuo papà.
Sei un bambino, seppur timido, molto socievole, in un attimo riesci a fare amicizia. Che bello, adesso, quando ti vengo a prendere a scuola e ti trovo in mezzo a un gruppetto di altri bambini a giocare insieme a loro.
Sì, sei grande, ma sei sempre il mio cucciolotto, che vuole il ciuccio per dormire, il bacino quando si fa male, che vuole la ninna nanna, che vuole le coccole.
Francesco, tesoro, oggi compi quattro anni. Voglio che questo sia per te un giorno speciale, e anche domani, e sempre. Buon compleanno!

lunedì 3 giugno 2013

Appunti ad un wedding planner



Mi rivolgo a Lei, egregio signore (o signora) che di lavoro fa il wedding planner per presentarle, umilmente, alcuni suggerimenti che potranno esserle utili quando si appresterà ad organizzare il prossimo matrimonio. E mi rivolgo a voi, promessi sposi che non vi servirete delle prestazioni di un wedding planner ma, saggiamente, organizzerete in autonomia il giorno delle vostre nozze.

Per prima cosa accertatevi con più precisione possibile della presenza, tra gli invitati, di bambini di età compresa tra 1 e, diciamo, 10 anni.
Se non ce ne sono, o se il numero degli stessi è inferiore a due, ignorate pure questa mia e proseguite nell’organizzazione come meglio credete.
Se, al contrario, avrete la conferma della presenza di piccoli ospiti , vi prego, tenete conto di quello che vi sto per dire.

  1. Preferite i mesi estivi , quando la probabilità che piova è più bassa. Sì, lo so, il 2013 non fa testo, ma converrete che è più facile che piova in aprile che non in luglio.
  2. Orientatevi su una cerimonia pomeridiana. La durata del tutto sarà così ridotta ed esiste inoltre la speranza che, almeno i bambini più piccoli, ad un certo punto si addormentino, lasciando che i genitori si godano gli ultimi scampoli di serata.
  3. Discorso location. Il luogo prescelto deve avere sufficiente spazio affinché i bambini possano correre in libertà. Meglio un bel prato. E i bambini devono poter calpestare l’erba. I cancelli devono essere chiusi. Non deve assolutamente esserci la piscina. O fontane. Niente reperti antichi e rari, o alberi centenari, che i bambini potrebbero danneggiare. Scale il meno possibile. Fasciatoio in bagno. Alcune ville o ristoranti sono fornite di parco giorchi. Ecco, sceglietele.
  4. Sistemazione dei tavoli. Mettere insieme le famiglie con figli. Si può anche ipotizzare un tavolo di soli bambini, seguiti dall’animatrice (vedi sotto), ma il tavolo deve essere posizionato in modo che i bambini possano vedere dove sono seduti i genitori, non quindi loro al piano di sopra, mamma e papà al piano di sotto.
  5. Catering. Evitare le lungaggini, tipo un’ora tra una pietanza e l’altra, che già si stufano gli adulti, figuriamoci i bambini. Benissimo il menù personalizzato per i più piccoli, pasta al pomodoro, cotoletta e patatine è l’ideale. Solo una piccola accortezza: i camerieri cerchino di servire allo stesso momento il bambino e i suoi genitori in modo che questi ultimi possano godere di 15 minuti di tranquillità seduti al tavolo. Non esiste che venga servito il piccolo e dopo 40, dico 40 minuti i suoi genitori, perché ora che la mamma si gusta il suo risotto il bambino la pasta l’ha già digerita e a star seduto manco a parlargli.
  6. Ai camerieri i bambini devono piacere, almeno un po’. Succederà senz’altro che venga tagliata loro la strada da piccoli terremoti sotto il metro. Non è una tragedia, fai un sorriso e vai avanti a servire.
  7. Sarebbe buona cosa procurarsi un’animatrice. Sceglietela con particolare cura: dovrà essere in gamba, simpatica e disponibile a badare ai bambini per quasi tutto il tempo. Meglio se non fosse da sola, in due sarebbe l’ideale. Il truccabimbi è una bella idea ma si tenga presente che mentre lei trucca un bambino gli altri sono incustoditi.
  8. in caso di pioggia o la villa è fornita di un’area giochi interna, o l’animatrice è molto ma molto brava ad intrattenere i bambini oppure chiedete ai genitori di lasciarli a casa.

venerdì 31 maggio 2013

Ho riletto e visto: IL GRANDE GATSBY





Il libro è uno di quelli che bisogna leggere almeno una volta nella vita. Non dico arrivare ai patologici livelli di MaschioAlfa che lo rilegge OGNI estate, ma una volta sì.
L’ho letto la prima volta una quindicina di anni fa e mi era piaciuto molto; l’ho riletto un paio di settimane fa in vista del film. E non mi è piaciuto, mi ha incantato.
Copio e incollo da IBS che, a mio parere, ha centrato l’essenza del romanzo:

L'essenzialità, la finezza descrittiva e la nitidezza del procedimento narrativo (la storia è raccontata attraverso il punto di vista di Nick, vicino e amico di Gatsby), la creazione sapiente di personaggi indimenticabili hanno fatto ormai di questo romanzo un punto fermo, un "classico moderno". Lo scenario è quello dei frenetici anni Venti, di cui Fitzgerald stesso e la moglie Zelda furono favolosi protagonisti tra New York, Parigi e la Costa Azzurra. Attraverso le sue feste brillanti e stravaganti, il lusso e la mondanità di cui si circonda, il "grande Gatsby", il misterioso, affascinante e inquieto protagonista, non mira tuttavia che a ritrovare l'amore di Daisy. Ma è possibile ricatturare il passato? Al di là della romantica suggestione, il sogno di Gatsby diventa emblema di un sogno di assolutezza, come l'originario "sogno americano" di un Mondo Nuovo, che, come ogni sogno di purezza astratta, la realtà frantuma e disperde.

 E questa stessa essenza del romanzo è stata colta pienamente da Luhrman che è riuscito, secondo me, a 
creare un capolavoro.
Già di per sé, anche se non si avesse letto il romanzo, il film merita. Le scene delle feste orgiastiche, la colonna sonora, i costumi, la fotografia…il regista è tornato alla genialità di Moulin Rouge, dopo il polpettone Australia.
Ma è proprio conoscendo il Gatsby di Fitzgerald che ci si innamora follemente del Gatsby di Luhrman!
Azzeccatissima la scelta degli attori, non solo per la loro bravura (ma quanto ci mettono a dare un Oscar a Di Caprio?), ma soprattutto perché tutti sono la perfetta incarnazione dei personaggi del libro. Su tutti spicca senza ombra di dubbio Gatsby-Di Caprio. Sono passati più di quindici anni da Titanic e dal suo Jack Dawson, e si vede. Di Caprio più invecchia più migliora, non solo come attore. In questo film ha saputo cogliere quella che è l’essenza di Gatsby, il suo essere, dietro lo scudo luccicante di sfarzi, ricchezze e feste esagerate, un uomo profondamente solo, fragile, alla ricerca dell’amore.

giovedì 30 maggio 2013

Dopo anni



Abbiamo lasciato i bambini, già in pigiama, ai nonni.
Siamo saliti in macchina e ci siamo diretti in centro. Abbiamo parcheggiato nel solito parcheggio.
Abbiamo aspettato l’arrivo di un nostro amico, con cui avevamo appuntamento all’ingresso.
Abbiamo notato che poco era cambiato nell’arredamento dell’atrio e ci siamo stupiti di come il prezzo del biglietto fosse rimasto pressoché immutato.
Abbiamo bevuto un caffè nel solito bar.
Il biglietto ce l’ha venduto la solita signora ed è stato vidimato dal solito signore, suo marito. Entrambi hanno fatto trapelare un’espressione sorpresa appena ci hanno visti.
Ci siamo seduti nei nostri soliti posti, in prima fila, per evitare che qualcuno ci masticasse i pop corn dietro la testa.
Ci siamo goduti i trailer.
Siamo andati a fare pipì durante l’intevallo.
Siamo rimasti in sala fino alla fine dei titoli di coda.
In macchina abbiamo commentato quello che avevamo visto.

Siamo stati al cinema. Io e Maschio Alfa siamo stati al cinema dopo quattro, e dico QUATTRO anni. L’ultima volta avevo ancora il pancione, il primo.
E’ stato bello.
Domani vi dico che film abbiamo visto.

venerdì 24 maggio 2013

Se mi piaceva il freddo nascevo in Lapponia



I piani erano questi. Avrei portato Checco a scuola e Paio dalla nonna. Avrei preso una giornata di ferie e sarei rimasta a casa a riassettare e a preparare le valigie. All’una sarebbe tornato MaschioAlfa, avremmo caricato le valigie in auto, saremmo passati a recuperare la prole e via, direzione mare, per un weekend di sole, relax e cene di pesce, fino a domenica sera.

Avevo comprato un costume nuovo per me, e uno a testa per i pupi. Avevo fatto rifornimento di creme solari e bagnoschiuma al cocco. Ero riuscita, coi punti di Bottega Verde, a trovare una bellissima borsa da spiaggia. Avevo fatto rifornimento di bottigliette di acqua e brik di succhi all’ACE. Avevo comprato ai bambini i sandaletti nuovi. Avevo lavato in lavastoviglie i giochi da spiaggia e vi avevo aggiunto due pistole ad acqua comprate dai cinesi. Avevo diligentemente preparato la lista delle cose da mettere in valigia e avevo programmato il piano-bucato in modo da avere tutto pronto per stamattina. Avevo il mio Katy Reichs da leggere sotto l’ombrellone.

Non avevo fatto la spesa, tanto saremmo stati via tre giorni. Non avevo fatto nemmeno una lampada, in vista del matrimonio di mio cugino il prossimo sabato, tanto con tre giorni di mare sai come mi sarei abbronzata!
E invece è arrivata Ginevra. Che non è la città svizzera, e nemmeno un nome di donna. È una stramaledetta perturbazione che viene direttamente dalla Scandinavia, e io la Scandinavia  la adoro ma le sue perturbazioni se le tenesse, che noi abbiamo già le nostre. E la prossima volta invece di una perturbazione ci mandasse un altro thriller di Mankell, che ormai sono in astinenza.

E quindi sono qui al lavoro, come un venerdì qualsiasi, e mi girano alla grande. Non ha mai smesso di piovere e ci sono 10 gradi. Mi scappa la pipì ma ho troppa pigrizia per lasciare la mia scrivania ed andare in un bagno dove, quasi sicuramente, troverò la finestra aperta. Ho dovuto mettermi le calze, ma mi danno un fastidio assurdo, e a questo punto preferivo la sabbia nelle mutande. 

Per consolarmi stamattina ho fatto colazione al bar, con una brioche alla crema. E oggi pomeriggio porteremo i bambini al centro commerciale e andremo a mangiare al Burger King. E domani preparerò una torta piena di burro. Così lunedì invece di una bella abbronzatura sfoggerò un  pallore cadaverico ma in compenso un chiletto in più, e un brufolo. E non mi sento in colpa manco per niente.