Caro il mio WABA (WorldAlliance for Breastfeeding Action), mo’ famo a capirse.
Finchè tu mi proponi questa
immagine
per
promuovere l’importanza dell’allattamento al seno, posso anche essere d’accordo. E ti posso pure sostenere, ci mancherebbe.
Ma
se vedo che tra le foto vincitrici del concorso c’è anche questa,
no,
allora mi cadono le braccia, le palle degli occhi e quant’altro.
E
mi parte l’embolo dell’incazzatura.
Già,
perché a me questo bambino, costretto a succhiare in posizione scomodissima
mentre la mamma fa un milione di altre cose, fa solo pena. E sono convinta che
per lui, piuttosto di una tetta data in questo modo, sarebbe stato meglio un
bel biberon.
Non
voglio entrare nel merito di quello che una donna decide di fare con le proprie
tette e con i propri figli, anzi. Penso proprio che ognuna di noi debba
sentirsi libera di comportarsi come vuole senza che ci siano dei talebani che ti
lanciano dardi morali ogni due per tre (vero Juliet Linley?).
Se
una donna riesce ad allattare senza problemi, più volte al giorno, ma ben
venga! Ma beata lei!
Ma
non voglio che nessuno o nessuna si erga a giudice e moralizzatore delle tette
delle altre.
Vuoi
allattare? Benissimo! Hai bisogno di aiuto? Te lo diamo! Non hai latte? Non c’è
problema! Per te allattare è una fonte inaudita di stress? Ma chi te lo fa
fare, dagli sto cazzo di biberon e goditi il tuo bambino e la tua vita!
Questo
era uno sfogo, ripeto, mi è partito l’embolo. Magari sull’argomento ci torno
con più calma…




