La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...
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martedì 24 giugno 2014

Ho letto...


LACKBERG, Il bambino segreto

L’ho già detto quanto amo questa scrittrice e perché. Non voglio ripetermi.
Questo è stato forse il libro che mi è più rimasto dentro, una storia che si radica al tempo della seconda guerra mondiale, per proseguire nella vita privata di Erika, la protagonista, e concludersi con un efferato omicidio di un anziano. Una storia di amore negato, di maternità, di sofferenza. Stupendo, non saprei come altro descriverlo.






GAMBERALE, Le luci nelle case dgli altri
Leggevo la Gamberale al tempo dell’università. Lei, mia coetanea, aveva appena pubblicato La vita sottile, prima, e Arrivano i pagliacci, poi. Mi piaceva, trovavo molto intrigante la sua scrittura, originale, soprattutto perché era così giovane.
Poi l’ho persa di vista. Sapevo che conduceva in programma in radio, ma non la ascoltavo. Sapevo che aveva scritto altri libri, ma non li ho letti.
Poi più di qualcuno mi consiglia questo. L’ho comprato, ma l’ho lasciato sullo scaffale un bel po’ di tempo per prenderlo finalmente in mano qualche settimana fa. E l’ho divorato.
Innanzitutto il titolo: quante volte, guardando verso la finestra illuminata di una casa, mi è capitato di immaginare la vita dietro quella luce, per riflettere poi sul fatto che oltre alle luci ci sono senza dubbio anche le ombre. E’ brava, la Gamberale, ad “entrare” nelle case degli altri, nella fattispecie negli appartamenti del palazzo di via Grotta Perfetta e a descrivere le relazioni tra gli inquilini. E lo fa con lo sguardo, gli occhi e il cuore di Mandorla, una ragazzina che resta improvvisamente senza la mamma e viene cresciuta fa tutte le famiglie del condominio dove lei, la mamma, faceva l’amministratrice e dove, sembra, vive il suo misterioso papà.

TROLLOPE, Le mogli dei miei figli
Iniziato nella sala d’attesa della ginecologa proprio il giorno in cui mi ha confermato l’arrivo del terzo maschio…
La traduzione in italiano del titolo (Le mogli dei miei figli vs Daughters in law – Nuore) trae forse un po’ in inganno, nel senso che effettivamente nel romanzo il centro della storia non è tanto la “suocera”, la mamma dei tre maschi, come forse speravo, quanto le famiglie dei figli, ed in particolare le tre nuore. Questo tuttavia non cambia il fatto che si tratta davvero di un bel libro, solo apparentemente “leggero”, perché l’analisi psicologica che viene fatta dei rapporti tra familiari, tra genitori e figli, tra mariti e mogli, tra suocere e nuore, tra fratelli, tra cognate, è molto sottile e offre effettivamente parecchi spunti di riflessione.
Anch’io, in teoria, un giorno sarò suocera di tre nuore… Aiuto.

mercoledì 19 marzo 2014

Ho letto...



Non ho più aggiornato la rubrica dei libri che ho letto. Che vergogna…
C’è un denominatore comune nelle mie ultime letture: sono stati romanzi di autori che conoscevo, e che amavo, ma che nonostante questo mi hanno deluso.
Eccoli qua:
ALTA TENSIONE
Un post anonimo su facebook che mette in dubbio la paternità di un bambino non ancora nato. Il padre del bambino che scompare nel nulla. Un duo rock in decadenza. La misteriosa morte di una ragazza. La malavita di New York.
Coben è un grandissimo autore di thriller. La sua genialità sta nel riuscire a tenere il filo della suspence talmente teso, fino all’ultima pagina, da non riuscire a chiudere il libro. Questo invece è diverso, la storia fatica a decollare, poi per carità ingrana ma resta comunque sotto tono rispetto agli altri cui ero abituata.





LA DONNA E' UN'ISOLA
Una traduttrice appena separata incapace di restare senza sesso più di due giorni. La sua amica incinta di due gemelle che le affida il suo bambino più grande leggermente disabile. La vincita alla lotteria e un viaggio insieme al bambino.
Di questa autrice avevo letto l’anno scorso Rosa candida, e mi era strapiaciuto. Avevo quindi grandissime aspettative, tutte tristemente deluse. Ci ho messo un’infinità a finirlo perché non riuscivo a capire dove si volesse andare a parare. Un libro che non è né carne né pesce, è poco verosimile, ma non è un fantasy, non è drammatico, non è “rosa”, non è un romanzo di formazione, se voleva essere una favola l’esperimento è riuscito male. La protagonista è alquanto antipatica e la trama talmente assurda che già me la sono dimenticata. In appendice si trova una raccolta di ricette islandesi citate nel romanzo: ecco, sono più interessanti quelle di tutto il resto del libro…
LA MANO
Una casa in vendita. Lo scheletro di una mano che spunta dal terreno in giardino. Le indagini, indietro di cinquant’anni. Una triste storia familiare.
Mankell è Mankell. Punto. Anche qui. La scrittura impeccabile, la trama avvincente, il meraviglioso Wallander. Il problema è che questo non è un romanzo, è più un racconto. Sono 130 pagine in cui quello di cui si sente veramente tanto la mancanza è la profondità psicologica che ha sempre contraddistinto i romanzi di Mankell, le incursioni nell’animo dei protagonisti, le riflessioni sulla vita in generale. La storia tiene, ma mi aspettavo qualcosa di più.



 
NOVEMILA GIORNI E UNA SOLA NOTTE
Ecco, questo invece è diverso. E molto bello.
E’ un romanzo epistolare, il che lo rende ancora più magico e suggestivo, per il non detto, per ciò che si può solo intuire, per il lirismo che si respira nelle lettere.
Durante la prima guerra mondiale uno studente di Chicago scrive una lettera ad un poetessa di Skye, in Scozia, per complimentarsi dopo aver letto una delle sue raccolte di poesie. Inizia così, tra David e Sue un’intensa corrispondenza che porta all’amore.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo la misteriosa scomparsa della madre, una ragazza cerca di ricostruirne la storia partendo da un’unica lettera trovata nella sua camera, una lettera di un certo David ad una certa Sue.

mercoledì 4 dicembre 2013

Ho letto: Le abitudini delle volpi

Le abitudini delle volpi

E’ doverosa una premessa.
Il commissario protagonista dei romanzi di Indridason è Erlendur, un uomo solo, solitario, malinconico e triste, dal carattere cupo e schivo. L’animo di Erlendur è tormentato da un tragico episodio del suo passato: quando aveva all’incirca dieci anni era andato nella brughiera con suo padre e suo fratello più piccolo. Ad un tratto erano stati sorpresi da una tempesta di neve, lui teneva per mano il fratellino ma senza che se ne accorgesse ha lasciato la presa e del bambino, Bergur, non si è più trovata traccia.
Questo fatto ha segnato la vita di Erlendur nel profondo, maturando un angosciante senso di colpa che non lo ha mai lasciato e lo ha accompagnato anche nel suo percorso professionale, tanto da infondergli un interesse quasi morboso per tutti i casi di persone scomparse nel nulla.
Nel penultimo e nel terzultimo romanzo di Indridason il lettore viene a sapere che Erlendur è partito per un viaggio nelle terre della sua infanzia nella speranza di far luce su quanto accaduto a suo fratello. Ed infatti in questi due libri le indagini, e il ruolo di protagonista, sono affidati rispettivamente a Sigurdur Oli ed Elinborg, braccio destro e sinistro del commissario.
E poi, finalmente, esce Le abitudini delle volpi, e seguiamo Erlendur nel suo viaggio, e nel suo percorso interiore alla ricerca di un barlume di serenità.
C’è anche un’altra storia che viene narrata, quella di una donna scomparsa 60 anni prima e mai ritrovata, un mistero su cui il commissario riuscirà a far luce. Ma non è questo il succo del libro.
Se non avete mai letto Indridason vi sconsiglio di partire da questo, perché lo si apprezza a fondo solo dopo aver conosciuto, e amato Erlendur e il suo dramma interiore.
Il finale è struggente. E bellissimo.

martedì 8 ottobre 2013

Ho letto: Alla fine di un'infanzia felice


Alla fine di un'infanzia felice

Raramente leggo autori italiani. Trovo che siano troppo “provinciali”, troppo campanilisti, e che manchino, quindi, di quel respiro internazionale che caratterizza, per esempio, gli scrittori americani in primis, ma anche gli anglosassoni e i nordeuropei.
Questo però mi incuriosiva. L’ho preso in biblioteca e la sua lettura non ha deluso le mie aspettative.
Al di là dello stile, molto ricercato ma nello stesso tempo di facile comprensione, quello che mi ha catturato è stata soprattutto l’originalità della trama. La storia parte descrivendo Guido, un professore friulano, collaboratore di una casa editrice, che riceve un manoscritto da vagliare per la pubblicazione. L’autore è un certo Sergio Casagrande che Guido ricorda essere un amico d’infanzia.
Un po’ scocciato inizia la lettura. Il manoscritto è diviso in tre sezioni. La prima racconta alcuni episodi dell’infanzia dei due episodi nei quali Guido si riconosce. La seconda cambia totalmente tono e narra di un tradimento e di una torbida storia d’amore. La terza parte riporta al presente descrive con impressionante precisione alcuni aspetti della vita di Guido, dimostrando come Sergio, l’autore del manoscritto si stia lentamente e subdolamente intrufolando nella sua vita. A questo punto il confine tra realtà e finzione si assottiglia sempre di più…

giovedì 12 settembre 2013

Ho letto: E poi Paulette



E POI PAULETTE

Grazie davvero a Franci per aver suggerito questo bellissimo libro!
Tutto ha inizio quando Ferdinand, rimasto a vivere da solo nella sua grande fattoria dopo che suo figlio e sua nuora se sono andati in città insieme ai suoi amatissimi nipotini, si accorge che il tetto della casa di Marceline, la sua vicina di casa, è andato completamente distrutto dopo un temporale. Nonostante fino a quel momento le avesse rivolto sì e no tre parole, non riesce a far finta di niente e le chiede di trasferirsi da lui.
Ma altri avrebbero bisogno di una casa: l’amico Guy, che da quando è morta la moglie si sta lasciando andare, le anziane “sorelle” Simone e Hortense, a rischio di sfratto, la quasi infermiera Muriel, senza soldi per pagarsi un affitto, ma bravissima a fare le iniezioni, Kim, appassionato di giardinaggio e di coltivazioni biologiche. E, alla fine, inaspettata arriva anche Paulette…
E’ un libro tenerissimo, quasi una coccola per il cuore. Una storia che fa riconciliare con il mondo, una pedata contro le inimicizie, i rancori e le invidie.
Come ha detto anche Franci sarebbe davvero bello vivere in questa grande casa insieme a loro, sarebbe bello che cose del genere accadessero sul serio…
E se volete sapere chi sia questa Paulette…beh, questa è proprio una sorpresa…

lunedì 26 agosto 2013

In vacanza ho letto


POI SEI ARRIVATO TU

I personaggi femminili di Jennifer Weiner sono sempre incredibili, così reali nella loro eccezionalità, così vicini al vivere e al sentire di tutte le donne, soprattutto quando affronta un tema importante come quello della maternità. Anche questo non delude e ci regala quattro meravigliose donne:
Jules è una brillante studentessa di Princeton. Un giorno viene fermata da un tale, rappresentante di una clinica per la fertilità, che le offre 20.000 dollari per donare i suoi ovuli. Proprio quei 20.000 dollari che le servirebbero per pagare al suo amato ma alcolizzato padre il ricovero per la riabilitazione.
Annie è sposata ed ha due bambini. La sua vita è serena, ma i soldi non bastano mai. Una via d’uscita sembra arrivare da una clinica per la fertilità che le offre 50.000 dollari per “affittare” il suo utero.
India è una quarantenne che, dopo una vita piuttosto travagliata, è riuscita nel colpo grosso sposando uno degli scapoli d’oro newyorkesi.
Bettina è la figlia ventenne di quest’uomo, ed è terrorizzata dal fatto che India voglia solo impossessarsi del patrimonio del padre.
Il destino unirà inesorabilmente l’ovulo di Jules, l’utero di Annie, lo sperma del marito di India e le vite di queste quattro donne saranno meravigliosamente intrecciate per sempre.

L'UCCELLO DEL MALAUGURIO


Io questa scrittrice la amo. Ma proprio tanto.
Saranno le atmosfere scandinave, sarà la simpatia della coppia di protagonisti, saranno le torbide e complicate vicende familiari che fanno da sfondo agli omicidi narrati, sarà il continuo andirivieni tra passato e presente, con un intreccio che diventa man mano più chiaro. Ma ogni libro per me vuol dire iniziare dalla prima pagina e non alzare gli occhi quasi mai fino all’ultima. E non mi capita spesso.
Questo romanzo  parte da uno strano incidente che incidente in realtà non è, passando per l’omicidio di una starlette dei reality, per finire alla misteriosa scomparsa di due gemelli.
L’ultima pagina preannuncia il tema del prossimo libro della serie, che, ovviamente, non vedo l’ora di leggere.

Infine.
Ogni anno in vacanza leggo un thriller di Katy Reichs.
Sapevo che ne era uscito uno, ma aspettavo l’edizione economica per acquistarlo. Così quando all’inizio dell’estate tra lo scaffale delle novità della libreria del mio paese ho trovato questo
LE OSSA DEL DIAVOLO
 l’ho immediatamente acquistato e messo nella piletta dei “To read”, in attesa di infilarlo in valigia.
Arrivo a Barcellona e inizio a leggere. Dopo le prime pagine qualcosa inizia a non tornare. Com’è possibile che la relazione tra Tempe e Ryan sia appena finita? Mi sembrava che nel libro che avevo letto la scorsa estate le cose fossero andate parecchio avanti. Vuoi che abbiano fatto la solita cazzata di tradurre i romanzi in ordine sparso? Ma come, adesso conosce questo tizio…Ma non l’aveva già conosciuto? O è un altro? Si parla di vudu e santeria…ma non ne aveva già parlato?
Insomma, per farla breve, io quel libro l’avevo già letto, per l’esattezza quattro estati fa. Ora, capisco che i libri di Katy Reich sono tutti uguali e per di più hanno TUTTI la parola OSSA nel titolo. Ma una cosa del genere non mi era mai successa. Considerando che mi sto inesorabilmente avvicinando ai 40…ecco, un po’ mi preoccupo.

Così alla fine ho letto:
LA VOCE DELLE OSSA

Bello, direi migliore degli ultimi forse perché molto originale nell’ambientazione: le miniere di diamanti in Canada e la lotta per le concessioni minerarie. La protagonista è un po’ meno antipatica del solito e la relazione con il bel detective sembra stia per riprendere.
Arrivederci alla prossima estate Katy!

giovedì 4 luglio 2013

Ho letto: Il senso dell'amore


Il senso dell'amore

 E’ una tragica e dolce storia vera quella raccontata dall’autrice.
Nel 2004, all’età di 75 anni, suo marito Scott, cade da un soppalco e batte la testa, riportando delle lesioni cerebrali.
Superati i primi giorni critici, si scopre che queste lesioni hanno determinato in Scott una perdita della memoria a breve termine con tutte le conseguenze che si possono immaginare.
Una volta ritornati nella loro casa di New York l’autrice si trova a reinventarsi una vita insieme a lui, con tutti i problemi organizzativi (ridefinire lo spazio in casa, trovare qualcuno che badi a lui, uscire, vedere gente) e psicologici che questo comporta.
Eppure l’amore che lei prova per Scott riesce, al di là di tutto, a farle riconoscere che dietro quell’uomo che non riesce più a leggere, a guardare un film, a  fare anche sequenze di azioni semplicissime, c’è ancora il marito di cui si è innamorata. E la forza di questo amore farà sì che Scott migliori, poco, lentamente, ma migliori.

venerdì 31 maggio 2013

Ho riletto e visto: IL GRANDE GATSBY





Il libro è uno di quelli che bisogna leggere almeno una volta nella vita. Non dico arrivare ai patologici livelli di MaschioAlfa che lo rilegge OGNI estate, ma una volta sì.
L’ho letto la prima volta una quindicina di anni fa e mi era piaciuto molto; l’ho riletto un paio di settimane fa in vista del film. E non mi è piaciuto, mi ha incantato.
Copio e incollo da IBS che, a mio parere, ha centrato l’essenza del romanzo:

L'essenzialità, la finezza descrittiva e la nitidezza del procedimento narrativo (la storia è raccontata attraverso il punto di vista di Nick, vicino e amico di Gatsby), la creazione sapiente di personaggi indimenticabili hanno fatto ormai di questo romanzo un punto fermo, un "classico moderno". Lo scenario è quello dei frenetici anni Venti, di cui Fitzgerald stesso e la moglie Zelda furono favolosi protagonisti tra New York, Parigi e la Costa Azzurra. Attraverso le sue feste brillanti e stravaganti, il lusso e la mondanità di cui si circonda, il "grande Gatsby", il misterioso, affascinante e inquieto protagonista, non mira tuttavia che a ritrovare l'amore di Daisy. Ma è possibile ricatturare il passato? Al di là della romantica suggestione, il sogno di Gatsby diventa emblema di un sogno di assolutezza, come l'originario "sogno americano" di un Mondo Nuovo, che, come ogni sogno di purezza astratta, la realtà frantuma e disperde.

 E questa stessa essenza del romanzo è stata colta pienamente da Luhrman che è riuscito, secondo me, a 
creare un capolavoro.
Già di per sé, anche se non si avesse letto il romanzo, il film merita. Le scene delle feste orgiastiche, la colonna sonora, i costumi, la fotografia…il regista è tornato alla genialità di Moulin Rouge, dopo il polpettone Australia.
Ma è proprio conoscendo il Gatsby di Fitzgerald che ci si innamora follemente del Gatsby di Luhrman!
Azzeccatissima la scelta degli attori, non solo per la loro bravura (ma quanto ci mettono a dare un Oscar a Di Caprio?), ma soprattutto perché tutti sono la perfetta incarnazione dei personaggi del libro. Su tutti spicca senza ombra di dubbio Gatsby-Di Caprio. Sono passati più di quindici anni da Titanic e dal suo Jack Dawson, e si vede. Di Caprio più invecchia più migliora, non solo come attore. In questo film ha saputo cogliere quella che è l’essenza di Gatsby, il suo essere, dietro lo scudo luccicante di sfarzi, ricchezze e feste esagerate, un uomo profondamente solo, fragile, alla ricerca dell’amore.

lunedì 13 maggio 2013

Ho letto: Le bambine che cercavano conchiglie


Le bambine che cercavano conchiglie

 C’è una famiglia, come tante altre, che vive in una vecchia casa nel Dorset.
C’è una tragedia che un giorno la colpisce, una tragedia delle più terribili, inimmaginabili. E la famiglia letteralmente si disintegra. Ognuno prende la sua strada, ognuno vive il dolore da solo, sommerso dal senso di colpa, ma nessuno riesce veramente a lasciarsi il passato alle spalle e a ricominciare a vivere.
Passano dieci anni. Sarà una gravidanza a far capire che i legami familiari, tra genitori e figli, e tra fratelli, affondano le radici in un amore davvero difficile da scalfire, nonostante tutto il dolore provato.
La storia è davvero molto triste, ed è scritta talmente bene che ti sembra che Dora e Cassie siano tue amiche, e stai male, e vuoi capire, e ti chiedi cosa sarebbe stato SE…
Ma, come capiranno tutti alla fine, rivangare il passato e addossarsi colpe più o meno giustificate non serve, non potrà cambiare nemmeno un sassolino di quel giorno. E quindi l’unica cosa da fare è andare avanti, non vivere una vita a metà, ma fino in fondo.

mercoledì 24 aprile 2013

Ho letto: Ho il tuo numero



Dopo due libri piuttosto strong e lacrime versate a gogò, avevo bisogno di qualcosa di più leggero. Ed eccola qua, la mitica Kinsella.
La Kinsella non è solo I love shopping. Anzi, se le avventure di Becky Bloomwood hanno, onestamente, stufato, è in tutti gli altri romanzi, compresi quelli scritti con il suo vero nome, Madeline Wickham, che la scrittrice dà il meglio di sé.
La trama di questo, seppur un tantino inverosimile, è molto divertente: Poppy, a pochi giorni dal suo matrimonio, disperata per aver perso il suo preziosissimo anello di fidanzamento, in preda al panico per dover affrontare gli intellettualoidi futuri suoceri, come se non bastasse viene derubata del telefonino. Quando ormai tutto sembra perduto si accorge che in un cestino delle immondizie è stato lasciato nientemeno che un cellulare. Senza pensarci due volte se lo mette in tasca. Solo che si tratta di un telefonino aziendale abbandonato dalla dimissionaria assistente del capo. Avendo bisogno estremo di un telefono pensa bene di non restituirlo, ma di inoltrare tutti i messaggi e le mail di lavoro che riceve. E’ in questo modo che la sua vita si intreccia con quella di Sam, il legittimo proprietario del cellulare, con conseguenti disastri a catena.
Vabbè, non è difficile immaginare come va a finire.
E’ stata davvero una lettura piacevole, di quelle che il libro te le porti a letto e riesci pure a non addormentarti col naso tra le pagine. Mi ci voleva.

lunedì 11 marzo 2013

Ho letto: Il tempo è un dio breve


IL TEMPO E' UN DIO BREVE

 “Quanto amore serve per salvare un amore?”
Ho letto le ultime pagine con gli occhi annebbiati dalle lacrime.
E’ un libro molto triste, ma di una profondità e di una poesia che lasciano senza fiato. La bellissima e struggente storia di Ildegarda è la base dalla quale la scrittrice parte per affrontare temi esistenziali come il dolore, il male del mondo, la morte, Dio, in un’ottica che, comunque, è di speranza e non di pessimistica rassegnazione. Su tutto vince l’amore, per il figlio, prima di tutto, ma, in generale, per la vita, ad ogni costo.
Lo stile è davvero unico, le pagine trasudano letteralmente poesia, come raramente mi è capitato di incontrare.
Davvero, lo consiglio col cuore.

giovedì 21 febbraio 2013

Ho letto: Cielo nero


CIELO NERO


Altro autore che non delude mai, Indridason.
Forse si sente un po’ la mancanza del commissario Erlendur, protagonista di tutti i romanzi tranne gli ultimi due, partito per un viaggio nelle terre della sua infanzia e non ancora tornato ( e spero vivamente che ritorni…), e quindi l’ho trovato un po’ sottotono, quasi facesse fatica ad ingranare.
Ma si rivela in ogni caso un grandissimo autore, molto suggestivo ed abilissimo a evocare con le parole le immagini di una terra così lontana e misteriosa come l’Islanda.

venerdì 11 gennaio 2013

Ho letto: L'orribile karma della formica



L'orribile karma della formica


Grazie MammaPiky per aver segnalato questo libro!!!
Quando qui parlavo di libri che, pur essendo leggeri, sono comunque intelligenti e spiritosi, ecco, mi riferivo per esempio a questo.
Certo, magari non entrerà nei libri di storia della letteratura, ma si legge davvero volentieri e riesce a strapparti più di qualche sorriso e più di qualche lacrimone.
La trama assurda, il lieto fine, il messaggio che sta alla base, la simpatia della protagonista…sono tutti ingredienti che mi fanno dire: Leggetelo!

giovedì 27 dicembre 2012

Ho letto: L'invisibile

L'INVISIBILE

Bello!
Un giallo che esula dallo schema omicidio - indagine - cattura del colpevole, un giallo che è più la storia di un'ossessione, di una vita condizionata dalla ricerca dell'assassino. Una ricerca che si conclude solo all'ultima pagina lasciando dentro un po' di amarezza.
In ogni caso ancora una volta la Svezia non delude...

martedì 27 novembre 2012

Ho letto: Cose che mio marito non sa di me



Ci sono dei libri leggeri, ma nonostante questo frizzanti, spiritosi, intelligenti. E poi ci sono dei libri leggeri e stupidi.
Ecco, questo è uno. Si legge in fretta non perché ti avvinca alle pagine, ma proprio perché non c’è niente da leggere. Insulso. Banale. Scontato.
Il decantato colpo di scena finale lo si intuisce prima della metà. Il finale da vissero felici e contenti è la ciliegina sulla torta.
Per fortuna l’ho preso in biblioteca e non ho buttato via soldi per niente.

mercoledì 7 novembre 2012

Ho letto: Rosa Candida



E’ un libro di una dolcezza e di una tenerezza uniche. Duecento pagine che, pur senza colpi di scena e trame al cardiopalma, scorrono tra le dita senza accorgersene. Un viaggio bellissimo quello del ventiduenne protagonista, che lascia l’Islanda per occuparsi del roseto di un monastero del nordeuropa. Un viaggio fisico, ma anche un viaggio dentro di sé, per tenere vivo il ricordo della mamma morta prematuramente e riscoprire il rapporto con la sua bambina di pochi mesi.
E’ una storia che scalda il cuore, veramente.

martedì 23 ottobre 2012

Ho letto: Lo scalpellino



Sorvoliamo sul fatto che la vittima fosse una bambina di 7 anni e che alcune pagine sono state per me davvero difficili da affrontare.
Per il resto è un grande giallo, niente da dire. Uno di quelli che ti inchioda alle parole, che ti risucchia al tal punto da approfittare di ogni minuto libero per leggere anche solo un paio di pagine. Uno di quelli che quando stai facendo qualcos’altro la mente ritorna sempre là, in quel paesino svedese.
E’ vero, l’identità dell’assassino è intuibile a 150 pagine dalla fine. Ma questo non toglie assolutamente nulla alla suspence e al ritmo dell’intreccio.
Aspetto di leggere il prossimo!

mercoledì 22 agosto 2012

Ho letto: La cacciatrice di ossa

Ci sono dei libri che io definisco “da ombrellone”, libri leggeri, senza impegno, senza pretese, adatti a soddisfare la voglia di leggere ma senza sforzare troppo il cervello già in fumo per la calura estiva.
Katy Reichs rientra a pieno titolo nella categoria. I suoi romanzi sono privi di spessore, prevedibili, a tratti banali, seguono sempre lo stesso schema narrativo. Eppure li adoro perché per me vogliono dire estate, vacanze, sole, dolce far niente.

lunedì 30 luglio 2012

Ho letto: Io confesso


Non sono una lettrice di Grisham, non posso fare paragoni con i precedenti libri.
Certo questo non è un romanzo, è più un trattato sulla pena di morte che arriva dritto al segno. Scontata la posizione dell’autore che, comunque, non si può che condividere.
Crudo, amaro, vero.

lunedì 23 luglio 2012

Ho letto: L'uomo che odiava i martedì



Nesser non delude mai. È uno dei pochi autori che compro a scatola chiusa.
I suoi gialli non sono thriller truculenti, né ingarbugliati psicodrammi, né tantomeno irrealistiche storie di spionaggio. I suoi gialli sono racconti di vite normali, di persone comuni, di sentimenti riconoscibili.
Eppure inchiodano il lettore fino alla fine, perché un giallo è sempre un giallo, il morto ci scappa sempre ed è quindi naturale la voglia di scoprire chi sia l’assassino.
In particolare adoro questa serie di racconti con protagonista il commissario italo-svedese Gunnar Barbarotti. In genere la figura del commissario, del detective, dell’investigatore protagonista è una figura tormentata, oscura, enigmatica. Ha alle spalle un passato misterioso, una vita sociale assente, una vita amorosa difficile. Al contrario questo Barbarotti è un simpatico cinquantenne con una moglie che ama e una grande casa dove vivono i loro cinque (tre di lui, due di lei) figli. Finalmente!