La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...

venerdì 28 settembre 2012

XY, senza dubbio...



Mentre spiavo Checco alle prese con la prima pipì del mattino ho fatto una scoperta agghiacciante: si è preso in mano il suo coso ed ha fatto apposta, ripeto, ha fatto apposta, a pisciare sulla tazza.
Da grande farà il pompiere o semplicemente MASCHIO?

E Paio? Dopo aver fatto una puzzetta (simpatico vezzeggiativo per non dire altro…) mi guarda e mi dice “CACCA oh-oh!” E giù a ridere come un matto.
Simpatico umorista o semplicemente MASCHIO?

giovedì 27 settembre 2012

Bambini 2.0



Paio ha 18 mesi. Prende il mio Smartphone e, con le sue piccole cicciotte dita, fa scorrere le immagini sullo schermo, preme le icone, se lo mette all’orecchio e parla. Quando si sveglia accende la televisione.
Checco ha 3 anni. Mi chiede di vedere il rally su Youtube, prende la macchinetta fotografica e scatta foto, sempre più a fuoco, se la sua pastasciutta è diventata fredda se la mette nel microonde.
Paio ha preso per la prima volta l’aereo a 15 mesi. Checco ne aveva addirittura 6.
Io avevo 26 anni.

Durante la mia seconda maternità sono stata sostituita in ufficio da una ragazza classe 1987.
Mentre la guardavo mandare sms al moroso mi sono resa conto che io ed il mio di moroso, attuale marito, quando ci siamo messi insieme, nel lontano 1994, il cellulare non ce l’avevamo. E non ce l’abbiamo avuto per i primi cinque lunghi anni.
Il che voleva dire che per parlarci, anche solo per salutarci, dovevamo chiamare a casa. Facevamo a turno, un giorno chiamavo io e un giorno lui, e avevamo un orario fisso, le 13.45 così quando a quell’ora squillava il telefono sapevamo chi era e rispondevamo noi. La telefonata durava in media una mezzora, ed in quella mezzora ci dicevamo tutto, da ti amo ma quanto ti amo a ok ci vediamo stasera. Se c’era necessità di dirci qualcos’altro, qualsiasi cosa, si telefonava sempre al fisso di casa e se rispondeva la mamma o il fratello, poco male: “Buongiorno signora, sono Silvia, posso parlare con Alessandro, per favore?”. Se dovevamo litigare e non potevamo vederci, lo facevamo al telefono, magari cercando un linguaggio criptato per non farci capire dai familiari. Non si litigava mai via sms. Se avevamo un appuntamento ma uno dei due era in ritardo non c’era modo di avvisare –scusa rit 5 min L-, semplicemente l’altro aspettava, ma questo era uno sprone a cercare il più possibile la puntualità. Non c’erano messaggini o squillini prima di andare a letto. Non c’erano cuoricini su facebook. Eppure siamo sopravvissuti. Siamo stati insieme dieci anni e si siamo sposati. Un amore nato senza telefonino, ci si può credere?

E la stessa cosa dicasi per il gruppo di amici. Niente messaggi, niente mail, niente facebook. Eppure uscivamo, ci davamo appuntamento in pizzeria, o al cinema e litigavamo, e facevamo pace.

Una ragazza nata nel 1987 probabilmente ha ricevuto in regalo il telefonino non dico per la Prima Comunione, ma per la Cresima senz’altro.  E quindi si è fatta col telefonino tutti gli anni delle scuole superiori. E sempre col telefonino ha stretto le sue prime amicizie e intrecciato i primi flirt.
L’altro giorno una collega mi ha detto di aver sequestrato il cellulare alla figlia tredicenne perché era arrivata a spedire 300 messaggi in un giorno. Io manco in un mese ne spedisco così tanti…

Guardo i miei bambini e, francamente, sono spaventata. Perché anche se mio marito ed io con le nuove tecnologie ci bazzichiamo alla grande, loro saranno sempre più avanti di noi. E più furbi. Perché se per chiamarsi tra amici usano il telefonino, vuol dire che al telefono di casa non chiamerà mai nessuno e quindi sarà tanto se saprò come si chiamano, questi amici. Perché Dio solo sa cosa combineranno con Facebook o con qualche altra diavoleria che verrà inventata da qui a 10 anni. E perché, del resto, non è nemmeno giusto farli crescere come piccoli monaci tibetani.
Ci penserò quando sarà il momento. Per adesso mi basta che non infilino caramelle nel lettore dvd…

mercoledì 26 settembre 2012

Accade in una scuola pubblica (italiana)



Accade che, pur essendo PUBBLICA, si debba pagare, ogni mese, oltre i buoni mensa, una retta di 25 euro.

Accade che alla riunione di presentazione della scuola ti era stato detto che i bambini avrebbero cominciato a mangiare in mensa da mercoledì 19, ma che comunque avrebbero portato a casa un “formale” invito a pranzo. Accade che, però, quando martedì 18 la nonna va a prendere Checco a mezzogiorno, come stabilito, le viene fatto presente che il bambino stava mangiando. Accade che, noi, l’invito a pranzo non l’abbiamo mai visto.

Accade che alla riunione di presentazione della scuola ti era stato detto che i bambini avrebbero cominciato a dormire dopo il pranzo a partire da mercoledì 26, ma che comunque le maestre avrebbero informato i genitori quando secondo loro il bimbo era pronto per questo passo. Accade che, però, quando martedì 25 la nonna va a prendere Checco all’una, come stabilito, le viene fatto presente che il bambino stava riposando. Accade che allora la nonna dica che era assolutamente impossibile che Checco stesse riposando, visto che non avevamo ancora portato materassino, cuscino e coperta. Accade che quindi arrivi una maestra e, perplessa, chieda alla povera nonna quando pensassimo di far dormire Checco a scuola. Accade che la nonna, ancora più perplessa risponda Domani, come stabilito. Accade che comunque a noi genitori nessuno abbia mai comunicato un beneamato fico secco.

Accade che una mattina Checco si sia recato a scuola con una felpa grigia e sia tornato a casa con una felba blu. Accade che il giorno dopo Checco abbia riconsegnato la felpa blu, ma si sia persa traccia della felpa grigia.

Accade che un giorno della scorsa settimana sia tornata dall’ufficio all’una e qualcosa, in tempo per andare io stessa a prendere Checco a scuola. Accade che parcheggiando l’auto mi accorga che Checco se ne stava tranquillo nel giardino di casa accanto a due sconosciuti signori. Accade che questi sconosciuti signori, cui va tutta la mia sincera e profonda riconoscenza, mi dicano che avevano trovato mio figlio che camminava davanti alla porta di casa, da solo. Accade che, avendo capito cosa fosse successo, ovvero che Checco era uscito autonomamente da scuola, abbia preso mio figlio e l’abbia riportato su e, con aria un tantino incazzata, abbia fatto presente alla bidella che un bambino di soli tre anni aveva preso l’iniziativa di tornare a casa da solo senza che nessuno se ne fosse accorto. Cose da denuncia. Cose che se mio figlio si fosse fatto anche solo un graffio (non voglio neanche pensare alle cose terribili che avrebbero potuto accadere) avrei fatto chiudere la scuola e licenziare maestre e bidelle.
Accade che il giorno dopo la porta d’ingresso era chiusa e i bambini buoni buoni in fila per due.

Accade che se non fosse che, alla fine, le maestre mi sembrano tipe in gamba, che Checco ci va davvero volentieri, che è proprio davanti a casa, che costa un terzo di una scuola privata, forse avrei iscritto mio figlio dalle care vecchie suore.

martedì 25 settembre 2012

Cronaca di un normale lunedì



Sono stata buttata giù dal letto alle ore 6.05. Fuori era completamente buio. Luna, stelle. Nemmeno una traccia di albore ad est. Buio. Appunto, notte. Cazzo.

Ho affrontato una crisi di pianto del piccolo Paio che voleva a tutti i costi il suo biberon di latte e Nesquik, ma non riusciva ad aspettare quei 55 secondi in cui il latte si scalda nel microonde.

Cazziatone di MaschioAlfa perché la crisi di pianto del Paio ha disturbato i suoi ultimi dieci minuti di sonno (te possino…)

Vestito pupi, nutrito pupi, colazione, trucco e parrucco. Ho preparato il sacchetto per la scuola materna di Checco, la borsetta con le cose di Paio che passava la mattina dai nonni, infilato nella MIA borsa un pacchetto di cracker, un assorbente (!) e il cellulare.

Tragitto casa-lavoro in bicicletta. 5 ore di ufficio. Tragitto lavoro-casa in bicicletta.

Ho recuperato entrambi i figli dai nonni e ho affrontato, con relativa calma, un capriccio megagalattico di Checco che non voleva tornare a casa.

Una volta a casa ho messo a letto il Paio, che ha pianto un po’ prima di addormentarsi, e ho cercato di calmare Checco, che aveva perso il ciuccio.

Altro cazziatone di MaschioAlfa perché la mattina non sono stata attenta a dove Checco metteva il suo dannato ciuccio (già, visto che non avevo niente da fare…).

Ho provato a guardare una puntata di Una mamma per amica mentre in sottofondo Checco, che non ha voluto dormire, giocava con i Lego e faceva l’esatta e precisa radiocronaca di quello che costruiva.

Ho preparato la cena per la sera più la cena per la sera successiva.

Ho pulito le deiezioni del primogenito finite nelle mutande anziché nel water.

Ho pulito le deiezioni del secondogenito le quali deiezioni erano in modalità liquida e puzzolentissima a causa della simultanea comparsa di tutti e quattro i canini.

Ho proposto per il Nobel l’inventore delle salviettine profumate pulisci culetto.

Ho preparato due panini con la Nutella, riuscendo miracolosamente a desistere dalla voglia irrefrenabile di leccare il coltello.

Ho bevuto un caffè con MaschioAlfa concedendomi il lusso di un pezzo di cioccolata extra fondente.

Chiusi in casa causa pioggia torrenziale, ma con poche idee creative causa ciclo mestruale, mi sono sorbita un’ora di lobotomizzante Rai Yoyo.

Ho comprato un paio di DVD per bambini su IBS così da poter staccare un po’ da Peppa Pig, Postino Pat e Bob Aggiustatutto.

Visto che appena entravo in bagno una vocina mi implorava Ti prego, puliscimi!, ho sbolognato i pupi al papà e l’ho pulito.

Fino all’ora di cena ho pulito nasi, raccolto giocattoli, cercato ciucci, separato fratelli litigiosi, allontanato manine dai fornelli.

Ho servito la cena.

Ho rinchiuso i tre uomini in bagno per una doccia collettiva ed ho approfittato della mezz’ora di calma per stendere una lavatrice e pulire i fornelli reclamanti, loro come il bagno, accurata ed urgente pulizia.

Ho medicato Checco che, tanto per non farsi mancare niente, era scivolato nella vasca da bagno e si era, leggermente, ferito vicino all’occhio.

Approfittando dei Barbapapà sono riuscita a dedicare 20 minuti 20 a doccia, pulizia del viso, crema idratante e asciugatura capelli, nonostante dietro la porta del bagno qualcuno reclamasse a gran voce Vojo mia mama!

Ho finalmente messo a letto le bestie.

Mi sono spaparanzata sul divano davanti ad uno stupidissimo film addormentandomi a 10 minuti dalla fine.

Oggi sarò al lavoro fino alle 18.00. Forse stasera sarò un tantino meno sfinita.

venerdì 21 settembre 2012

Biscotti Barbapapà



Per festeggiare l’inizio della scuola ho pensato di fare una sorpresa ai miei bambini che, in questo periodo, vanno pazzi per i mitici Barbapapà.
Così, mentre dormivano, ho preparato dei semplici biscotti di pasta frolla (fatta con 100 g. di burro, 100 g. di zucchero a velo, 2 tuorli e 200 g. di farina), tagliati a forma di Barbapapà.
Una volta cotti e raffreddati, li ho coperti con un velo di marmellata di fragole e con il marzapane colorato. Infine con un pennarello alimentare e con del marzapane bianco ho rifinito i dettagli.
Ecco come sono venuti (prima che fossero divorati):

Questa volta ho fatto solo Barbabravo, Barbaforte e Barbazoo. La prossima volta, magari con l’aiuto di Checco, voglio provare a fare tutta la famiglia!

giovedì 20 settembre 2012

Nati per leggere?



Amare la lettura attraverso un gesto d'amore: un adulto che legge una storia.
Ogni bambino ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo. Questo è il cuore di Nati per Leggere. Dal 1999, il progetto ha l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Recenti ricerche scientifiche dimostrano come il leggere ad alta voce, con una certa continuità, ai bambini in età prescolare abbia una positiva influenza sia dal punto di vista relazionale (è una opportunità di relazione tra bambino e genitori), che cognitivo (si sviluppano meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura). Inoltre si consolida nel bambino l'abitudine a leggere che si protrae nelle età successive grazie all'approccio precoce legato alla relazione.

Questa è la presentazione, tratta dal sito internet, del progetto Nati per Leggere che, personalmente, adoro e sostengo.
Io e MaschioAlfa amiamo leggere alla follia. La nostra casa è, praticamente, un’unica, grande e caotica libreria. Sin da quando Checco era piccolissimo, ho acquistato per lui ogni genere di libro, cartonato, carezzabile, morbidoso, con animali, bambini o, soprattutto, camion e ruspe, di ogni forma e dimensione.
Ho perseverato nel sedermi sul divano con lui e leggere, o anche solo semplicemente ad indicare il nome delle figure del libro.
Finché c’era solo lui andava tutto bene, come da manuale.
Poi è arrivato il Paio, viso d’angelo, riccioli biondi, e caratterino da piccolo criminale.

Questo è uno scenario-tipo di “mamma che legge ai suoi bambini”:

Io e Checco siamo pacificamente seduti sul divano. Arriva il Paio, trotterella verso la pila di libri accatastata sopra la panca e, sistematicamente, li scaglia a terra uno per uno. Una volta ricoperto per bene il pavimento con i suddetti libri, ci cammina sopra alla ricerca di quello che vuole leggere. In genere l’eletto è un volumone sugli animali della fattoria di circa 3 kg; quindi, con enorme fatica, sovente dandoselo sui piedi, trascina il libro verso di me.
Impietosita da tanto sforzo profuso pur di leggere, prendo il libro e me lo metto sulle ginocchia, prendo il Paio e lo siedo accanto a me sul divano, e inizio a leggere.
A questo punto Checco, risvegliatasi in lui la mai sopita gelosia fraterna, pretende di leggere insieme a noi, indi per cui si apposta all’altro lato della mamma lettrice.
Per circa 15 secondi mi illudo di vivere un momento idilliaco mamma-figli-divani-libro. Già mi illudo.
Perché qui comincia la guerra. Paio, esimio esempio di pazienza, gira le pagine al ritmo di una al secondo, alla ricerca dei suoi animali preferiti. Cerca il pulcino, lo vede, lo indica, imita il verso e poi via, si cambia. Cerca lo scoiattolo, lo vede, lo indica, imita il verso e poi via, si cambia. E avanti così.
Checco, ovviamente si arrabbia, volendo, da bimbo riflessivo com’è, soffermarsi un po’ di più su ogni singola pagina, magari ascoltando anche la storia che viene abbinata ad ogni animale. E poi, ovviamente, i SUOI animali preferiti sono altri. Quindi cerca di impedire al fratello di voltar pagina, prima sovrapponendo semplicemente la mano, poi picchiando il libro, infine picchiando il fratello. Paio reagisce e picchia Checco con il primo oggetto che gli capita a tiro. Checco morde il paffuto braccetto del fratellino. Paio piange. Checco piange e scaglia il libro a terra.
La mamma, ormai ex, lettrice, si alza, prende il libro, lo ripone a scaffale, accende la televisione e pone fine allo sforzo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni.

mercoledì 19 settembre 2012

Voio mia mama



Dopo la prima, tranquilla, settimana di inserimento, il Paio ha deciso che a lui l’asilo nido non piace.
Venerdì scorso lo vado a prendere e appena mi vede mi si attacca addosso stile cozze e non mi lascia più. Il pomeriggio MaschioAlfa porta entrambi i bimbi a fare una passeggiata in montagna, ma è costretto a tornare a casa prima del previsto, causa mammite del secondogenito.
A tal punto il piccolo Oliver Twist voleva la mamma da pronunciare, alla tenera età di 18 mesi, la sua prima frase completa: Voio mia mama. Ripetuto fino allo sfinimento.
Il fine settimana è stato un voio mia mama ininterrotto. E lunedì, appena arrivati al nido, urla disperate. Martedì idem con patate. Stamattina qualcosina meglio.
Poi si calma, lo so. Appena vede i bimbi, e i giocattoli, si calma, e quando lo vado a prendere lo trovo tranquillo e pacifico. Ma porca miseria che strazio la mattina!

C’è comunque un momento in qui il Paio si calma del tutto e non pensa più alla mama: il PRANZO. Mangia tutto, fa il bis di tutto, non solo. A mezzogiorno il nonno lo va a prendere (all’asilo si pranza alle 11), lo porta a casa in tempo per il loro pranzo. E lui, ovviamente, mangia di nuovo.

Con questo chiudo la serie  di post sull'inserimento dei bimbi all'asilo. Promesso.

martedì 18 settembre 2012

Inserimento n. 2



Vestito con il completino di Saetta McQueen (comprese mutandine), la borsetta a tracolla. Sorridente, ma negli occhi una minuscola scintilla di trepidazione.
Ha fatto di corsa il vialetto che porta all’ingresso della scuola, siamo entrati insieme. Ci hanno portato nella sua aula, in fondo al corridoio. E’ rimasto subito incantato dalla quantità di giochi, poi ha visto alcuni bimbi che, seduti ad un tavolino, giocavano con la plastilina. Anche lui si è seduto, ha preso il suo pezzo di pasta e il suo matterello e ha cominciato a giocare a fare la pizza.
A quel punto mi sono seduta vicino a lui, gli ho dato un bacione, l’ho salutato e me ne sono andata. Sono stata brava, non ho versato nemmeno una lacrima…
Dopo tre ore sono tornata a prenderlo. Mi ha visto, il suo visino si è letteralmente illuminato. “Ti aspettavo” mi ha detto.
L’ho portato a casa. Mi ha raccontato che ha giocato fuori, che ha mangiato i biscotti, che ha cantato la canzone del pesciolino rosso. Che la scuola materna gli piace.
Stessa cosa per i giorni successivi. Arriva a scuola sorridente e torna a casa ancora sorridente. Troppo bello per essere vero…
Domani si fermerà anche a mangiare, fra una settimana a dormire.
Allora penso che arriverà la crisi. Mi sto preparando…

martedì 11 settembre 2012

Inserimento n. 1



Ieri.
Ci togliamo le scarpe, entriamo a piedi nudi.
Nel piccolo salone non ci sono bambini, stanno ancora dormendo, ma il pavimento è disseminato di costruzioni colorate.
La maestra S e la maetra P si siedono per terra, noi facciamo lo stesso.
Lui è attaccato letteralmente a me, si guarda intorno perplesso.
Prima nota le costruzioni, ne prende un paio di pezzi e inizia a giocarci. Poi si accorge che nell’altra stanza c’è un pezzo che ha le ruote e sembra una macchinina. Fa finta di niente, ma ogni tanto punta l’occhio verso l’obiettivo.
La maestra S si accorge e lo invita ad andarlo a prendere.
Lui si alza in piedi, pancia in fuori e passetti felini, e va a prendere il gioco.
Ritorna vicino a me ma inizia a guardare con interesse la maestra S.
La maestra S costruisce un camion dei pompieri. E’ fatta. Lui inizia a giocare con lei.
La maestra P gli fa vedere la casetta. Lui mi guarda in cerca di approvazione e poi va a giocarci dentro.
Nel frattempo si svegliano due bimbi. Li guarda incuriosito, li indica.
Poi…mirabile visione! Si accorge della cucina giocattolo. Vi si avvicina e comincia con il suo ritornello preferito: PAPPA!
Esco dalla stanza per compilare dei moduli. Lo lascio da solo, ma non sembra importargli molto, ha trovato il suo paradiso, la cucina.
E’ ora di andare, lo chiamo, piange, non vuole andare a casa, vuole rimanere lì a giocare.

Paio. Il primo giorno di inserimento al nido è andato. Molto, molto, meglio del previsto.

Aggiornamento di oggi.
E’ andato col papà. E’ entrato da solo, ha subito riconosciuto gli ambienti e le maestre. Non ha mai pianto. Alla fine ha voluto a tutti i costi portarsi via una macchinina.


E domani si comincia con Checco….
 

Schizofrenia



Stamattina, appena svegli:
Checco: “Mamma sei bellissima, mamma sei meravigliosa, mamma mi faresti il the? Che buono il the, grazie mamma!”.

Dopo cinque minuti:
Mamma: “Checco hai il pannolino asciutto, corri a fare pipì!”
Checco: “NOOOOOOOOOOOOOOO! NOOOOOOOOOOOOOOOOOO! NEANCHE! NO!!!!!!!!!!”
Mamma: “Dai Checco, sbrigati la mamma deve andare a lavorare, sono in ritardo, lo sai che dopo non trovo parcheggio”.
Checco: “NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! NON FACCIO MAI PIU’ LA PIPI’!!!!!!!!!!!!!!!”.

Seguono urli animali, mani che prudono ma che si trattengono, intervento risolutivo di MaschioAlfa.
Mi chiedo spesso come possano coesistere due personalità così diverse in un bambino di appena tre anni.

venerdì 7 settembre 2012

Nuove scuole


Ieri abbiamo ufficialmente iscritto il Paio al nido privato che Checco ha frequentato lo scorso anno. Ci andrà due mattine a settimana, pasti compresi, il martedì e il giovedì, esattamente come Checco.
La prossima settimana si va di inserimento, e ne vedremo delle belle. L’ambiente lo conosco, le ragazze sono fantastiche, il problema è il Paio, attualmente nella fase “panmammismo” che lo porta a starmi appiccicato stile koala e a piangere se vado a fare pipì senza di lui (e che c….). Del resto è un bambino molto socievole e giocherellone, per cui voglio sperare che non sarà poi così traumatico.

L’altra sera, poi, prima riunione alla scuola materna di Checco. E’ una scuola statale che si trova esattamente davanti a casa nostra, ragion per cui la scelta di tale istituto è stata quasi obbligata.
Un salone caldissimo. Le panche minuscole. Tutte le maestre da un lato e le mamme in semicerchio dall’altro. Le maestre super sorridenti e le mamme stralunate. La consegna del quaderno per le comunicazioni e di un milione di moduli da compilare. Un power point col regolamento della scuola. Una cacofonia di suoni e voci che le insegnanti cercano di soverchiare, non sempre con successo. La mediatrice culturale che traduce tutto quello che viene detto ai tanti genitori stranieri.
Già, gli stranieri. Allora, va bene che la società del futuro sarà sempre più multietnica, va bene che l’incontro di diverse culture è un arricchimento, va bene tutto, ma vedere che nella classe di tuo figlio metà degli iscritti ha un nome praticamente impronunciabile un certo effetto lo fa.
Che poi, in realtà, non è per i bambini  Sono i grandi, i genitori, che ti dicono di non portare alla riunione i figli e loro li portano, fratellini e cuginetti compresi, che ti dicono di portare le foto dei bambini e loro non le hanno, che devono venire entrambi perché la mamma da sola che vuoi che capisca essendo donna ergo inferiore, che la maestra ti fa una capa tanta sull’importanza di parlare in italiano anche a casa ma loro non lo fanno perché agli uomini non interessa e alle donne non è concesso. E ti chiedi se potrai mai costruire una relazione, un dialogo, benché minimo, visto che i nostri figli andranno a scuola insieme. Poi guardi i loro bambini che giocano e ridono e ti accorgi che sono esattamente uguali ai tuoi e te lo vedi, tuo figlio, a giocare con la piccola Kaur o il piccolo Muammad.

martedì 4 settembre 2012

Piccoli uomini


Checco è a letto, io sono seduta vicina a lui.
“Dai amore che domani a colazione mangiamo il the con la torta che abbiamo preparato insieme”
E lui: “No, BEVIAMO il the”.
Al che io, allibita: “Ma tesoro, tu sei troppo intelligente!”.
“Ma certamente!”.
Checco, tra l’altro, è diventato davvero bravo in cucina. La torta di cui sopra l’abbiamo veramente preparata insieme: lui ha montato gli albumi a neve in modo impeccabile ed ha mescolato tutti gli ingredienti senza versare nemmeno una goccia di impasto. Inoltre sa tagliare le verdure (con i coltelli lisci, ovviamente) e ha una passione particolare per la decorazione dei piatti.
Già mi vedo noi due che tentiamo esperimenti culinari, impastiamo pizze, prepariamo sughi, mentre il Paio…beh, lui assaggerà, ovviamente.

Paio invece ci fa morire dal ridere quando alla nostra domanda “Come stai?”, lui risponde “Béne!”, con la “E” stretta da signorino per bene.
E sempre il Paio domenica ci ha sorpresi quando è venuto da noi dicendo “CACCA” e, porca miseria, l’aveva fatta davvero!

lunedì 3 settembre 2012

Io odio Peppa Pig


Ho spesso letto tra i mummy blog commenti entusiastici a Peppa Pig, cartone animato di spicco nella programmazione di Rai Yoyo.
I miei figli la adorano, MaschioAlfa pure, io la odio.
  1. Peppa è insopportabile, è una femminuccia saccente ed egocentrica. Mi fa ringraziare il cielo di avere due maschi.
  2. Papà Pig e Mamma Pig non si arrabbiano MAI, passano il tempo a ridere e a sporcarsi di fango. Non è reale, i bambini dovrebbero saperlo. Vuoi mettere quanto siano molto più simpatici i genitori di Pingu?
  3. George è un frignone che dice solo “Dinosauro”. Che palle.

Ci sono poi altri cartoni animati che ODIO. Non metto in discussione il fatto che siano fatti bene, che siano perfetti per i bambini, che abbiamo persino una valenza educativa. Semplicemente io, vedendoli con occhi adulti, li odio.
  1. IL POSTINO PAT. Dunque, c’è questo paesino scozzese, Greendale, dove vivono sì e no 30 persone e 40 pecore. Eppure lo Stato stipendia un postino che ogni giorno consegna lettere e pacchetti e che considera il suo lavoro una missione affidatagli dal Padre Eterno (o dalla Regina). Tra l’altro questo Pat è così buonista, finto modesto e politicamente corretto da risultare insopportabile, tanto più che deve sempre essere al centro dell’attenzione manco fosse il Sindaco del villaggio.
  2. IL TRENINO THOMAS (in onda su Cartoonito). Scritto da un reverendo, e si vede. Tutto gira intorno a questi treni il cui unico scopo è compiacere il loro padrone, il capo delle ferrovie. Immancabilmente combinano un guaio che ha delle nefaste conseguenze, vengono redarguiti, si pentono con un mea culpa e provano a rimediare. Alla fine tutti sono contenti perché hanno fatto il loro dovere. Emblema di una società capitalista, borghese e conservatrice.
  3. EVVIVA SANDRINO. Anche questo un insopportabile maniaco di grandezza, so tutto io, so’ er mejo, che risolve i misteri di Sgobbonia. Ma per favore…
  4. VAN DOGH. Quello che non sopporto di questo cartone animato è che gli autori devono averlo scritto e realizzato in cinque minuti davanti a una ciotola di patatine. Tutte le puntate sono esattamente uguali tra loro, l’unica cosa che cambia è il disegno sulla tela. Capirai che fatica.

Invece amo, ma proprio amo, anzi, per fortuna tutti in famiglia li amiamo, i Barbapapà…