La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...
Lilypie - Personal pictureLilypie Kids Birthday tickers
Lilypie - Personal pictureLilypie Fourth Birthday tickers
Visualizzazione post con etichetta terzo figlio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta terzo figlio. Mostra tutti i post

giovedì 19 giugno 2014

L'imprevisto...



A gennaio, nel post di inizio anno, scrivevo:

Per quest’anno non chiedo niente di più di quello che ho già, che se fosse così già sarebbe meraviglioso.

Qualcuno lassù deve avere uno spiccato senso dell’umorismo, oppure deve essere, che so, un purista della lingua italiana. Con “NIENTE DI PIU’” intendevo proprio niente di più. E nessuno di più.
Voi capite, vero, che questa gravidanza non era propriamente nei piani del 2014?
Avevo sì, anche qui, più volte parlato di un desiderio recondito di allargare la famiglia, di un dubbio ancestrale che mi borbottava nel cuore se farlo o meno, ma, a dire il vero, ultimamente MaschioAlfa ed io avevamo cominciato a dirci che, in fondo, stavamo anche bene così, noi quattro, due adulti e due bambini, seppur entrambi maschi, in un equilibrio che stava, pur arrancando, raggiungendo la perfezione.
Invece succede che ho un ritardo. Succede che faccio un test, così, per scrupolo, perché dovevamo partire per Bologna per un weekend romantico e volevo togliermi il pensiero, sicura però che fosse negativo, che non ci fosse NESSUNA possibilità, che era impossibile, che dicono che la matematica non sia un’opinione. E invece succede che due linee chiare e nitide non abbiano lasciato spazio a nessuna interpretazione. Ero, sono, i.n.c.i.n.t.a.

Difficile descrivere tutti i pensieri che mi sono vorticati in testa da quel primo istante e per tutti questi mesi.
Inizialmente c’è stato il panico. Oddio, e adesso? Ma come cavolo facciamo?
Ho pensato alla mia età, che non è più così verde, e al rischio di problemi di salute.
Ho pensato al lavoro nuovo, che ho da poco, che mi piace parecchio e che, sì, mi dispiace lasciare.
Ho pensato alla casa, che non è grandissima. E anche la macchina.
Ho pensato ai soldi che ci vorranno per mantenere per tre figli.
Ho pensato alla vita della nostra famiglia, che verrà inevitabilmente scombussolata, ad una nuova organizzazione dei tempi, degli spazi, dei ritmi, proprio adesso che stavamo così bene.
Ho pensato alla difficoltà di gestire nel quotidiano tre bambini, il bisogno delle nonne, e quella paterna che latita, e l’asilo nido e ancora ritorna il discorso dei soldi.

Sedimentate queste preoccupazioni ne sono arrivate delle altre, più frivole, forse, ma non stupide.
La data presunta del parto, a novembre. E a parte il fatto che novembre è un mese che odio, c’è che farà freddo, le notti saranno buie e lunghe, alzarmi per la poppata sarà una tragedia. E i vestitini, tutti sbagliati, visto che gli altri due sono nati in primavera.
E le vacanze, il dover annullare il viaggio a Parigi.
E la prospettiva di un’intera estate senza carpaccio di tonno e spritz aperol. E rinunciare a correre.
E la scoperta di desiderare davvero un altro maschio, che se fosse una femmina sarebbe un casino e già ne abbiamo abbastanza.

Poi è arrivata la nausea, terribile, costante, incessante, come non avevo mai avuto nelle gravidanze precedenti. E con la nausea la mancanza di appetito, e la stanchezza e la sensazione di non farcela.

Alla fine passano i tre mesi, passa la nausea, lo diciamo in giro, lo dico al lavoro, va tutto bene. E lo vedo. Il profilo del viso, le mani, i piedi, tutto così minuscolo eppure così perfetto. Allora passa anche la paura, passa la stanchezza, passano le paranoie. E resta la gioia, vera, di fronte ad una nuova vita che sta per nascere e dell’immenso dono che, nonostante tutto mi, anzi ci è stato fatto.

Adesso sono in 21 settimane. Sto bene, anche se il caldo certo non aiuta. Lo sento muovere, ma spesso non ho il tempo di fermarmi a parlare con la pancia, tra il lavoro e gli altri due che mi prosciugano le energie.
E’ un maschietto. Si chiamerà Filippo. Sono felice. E sono certa che da novembre la nostra vita sarà un immenso casino, ma sarà meravigliosa.