La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...

lunedì 30 luglio 2012

Ho letto: Io confesso


Non sono una lettrice di Grisham, non posso fare paragoni con i precedenti libri.
Certo questo non è un romanzo, è più un trattato sulla pena di morte che arriva dritto al segno. Scontata la posizione dell’autore che, comunque, non si può che condividere.
Crudo, amaro, vero.

Venezia



Venezia è un viaggio in treno in silenzio, il piacere di un libro, lo sguardo perso fuori dal finestrino.
Venezia è la nostra camera d’albergo, sempre la stessa, con il salottino e il bagno dei sogni.
Venezia è l’incanto di sedersi a tavola al ristorante, leggere il menu con calma, ordinare con calma, mangiare con calma.
Venezia è la piccola trasgressione di tre cocktail dopocena, e sentirsi brilli, e molto felici.
Venezia è sesso, tanto tanto sesso.
Venezia è svegliarsi tardi la mattina e assaporare ogni boccone del croissant e ogni sorso di caffè.
Venezia è un museo, un’audioguida, un palazzo, un meraviglioso teatro.
Venezia è parlare, e ridere, e poi discutere, e ancora ridere.
Venezia è camminare mano nella mano, è specchiarsi negli occhi dell’altro, è cercarsi con lo sguardo e riconoscersi.
Venezia è riscoprirsi coppia, oggi come sull’altare otto anni fa, è ritrovare il valore di quel cerchietto d’oro che portiamo al dito.
Venezia è pensare che fra due anni saranno due lustri, un decimo di secolo, e sognare di tornare a Parigi, e di portare i bambini.
Venezia è pensare ai bambini così intensamente da stare quasi male, è piangere al sentire le loro vocine al telefono, è avere voglia di vederli e abbracciarli forte, ma è anche stare bene senza di loro, per un po’.
Venezia è ricaricare le batterie, è il tasto reset su un anno un po’ difficile e ricominciare da capo a scrivere la storia della nostra famiglia.
Venezia è la consapevolezza di non poterne fare a meno, è ripartire in treno senza malinconia, certi di ritrovarla l’anno prossimo, meravigliosa e magica come sempre.

venerdì 27 luglio 2012

Non ci posso credere...


Ho vinto il mio primo premio da blogger! Sono troppo felice!
Di questo ringrazio Ilmiosuperpapà. Grazie grazie grazie!

Ora, per essere degna di questo premio devo fare queste semplici cose:

-          Segnalare sul proprio sito 5 blog con meno di 200 lettori evidenziando i link
-           Lasciare un commento su questi blog per avvisarli del premio
-           Ringraziare chi vi ha assegnato il premio 
-          Condividere con i lettori 5 cose di se che le persone non conoscono

Dopo aver di nuovo ringraziato Ilmiosuperpapà, segnalo questi blog:

Terremomamma: perché nella tragedia del terremoto riesce a far sorridere, e questa è una lezione di vita;
Racheleracconta: perché condividiamo il destino di due figli maschi e un marito brontolone;
Sonotuttimiei: perché mi fa venir voglia di un altro bambino;
Acasadiclara: perché condividiamo l’amore per i viaggi, anche con figli a seguito;
Mcomemamma: perché spesso mi fa scendere la lacrimuccia.

E adesso…5 cose su di me:
1.      Sono ultra pigra, detesto ogni forma di sport o attività fisica, ho perso un sacco di soldi in abbonamenti a palestre sfruttati a metà. Di ciò sono testimonianza i miei muscoli addominali che dopo due gravidanze si sono estinti. Requiem aeterna.
2.      Sono una serial addicted, adoro le serie TV d’oltreoceano. Al vertice ER, Friends e Lost.
3.      Il mio lavoro dei sogni è la Wedding Planner. Magari nella prossima vita.
4.      Ho la lacrima facile, piango anche davanti ai cartoni animati. Da quando sono mamma i miei dotti lacrimali sono in incessante attività.
5.      Non sopporto, ma proprio non sopporto, il rumore di una persona, fosse anche George Clooney, che mangia. Ah, a proposito, tradirei mio marito solo con George Clooney.

Ok, missione compiuta…

lunedì 23 luglio 2012

Ho letto: L'uomo che odiava i martedì



Nesser non delude mai. È uno dei pochi autori che compro a scatola chiusa.
I suoi gialli non sono thriller truculenti, né ingarbugliati psicodrammi, né tantomeno irrealistiche storie di spionaggio. I suoi gialli sono racconti di vite normali, di persone comuni, di sentimenti riconoscibili.
Eppure inchiodano il lettore fino alla fine, perché un giallo è sempre un giallo, il morto ci scappa sempre ed è quindi naturale la voglia di scoprire chi sia l’assassino.
In particolare adoro questa serie di racconti con protagonista il commissario italo-svedese Gunnar Barbarotti. In genere la figura del commissario, del detective, dell’investigatore protagonista è una figura tormentata, oscura, enigmatica. Ha alle spalle un passato misterioso, una vita sociale assente, una vita amorosa difficile. Al contrario questo Barbarotti è un simpatico cinquantenne con una moglie che ama e una grande casa dove vivono i loro cinque (tre di lui, due di lei) figli. Finalmente!

domenica 22 luglio 2012

Alcune cose che ho imparato sul viaggiare coi bambini

1. Viaggiare coi bambini è possibile! Ci vuole forse un po’ di organizzazione in più, ma alla fine il risultato è un’avventura caotica, pazza e spesso divertente.

2. I bambini hanno uno spirito di adattamento altissimo: in men che non si dica imparano ad orientarsi in una casa nuova, assorbono abitudini, ritmi, orari, memorizzano nomi. Il difficile, forse, è poi farli tornare alla vita di prima.

3. Ai bambini non serve molto, basta un parco giochi, un po’ di verde dove correre, un gelato a merenda. È sufficiente garantire loro ogni giorno una dose di divertimento a loro misura e ti seguiranno ovunque.

4. Nello stesso tempo i bambini ti sanno sorprendere per quanto loro si sappiano sorprendere. Si meravigliano, si stupiscono, chiedono, gioscono. E questo conferisce al viaggio un plus impagabile. Perché se guardi il mondo insieme a tuo figlio, in un certo senso lo vedi attraverso i suoi occhi e cogli dettagli, particolari che allo sguardo disincantato di un adulto possono sembrare insignificanti, e che invece un bambino saprà colorare con i pastelli della meraviglia.

5. Fuori dalla porta di casa c’è un mondo intero di cose fantastiche da far scoprire ad un bambino, e uno dei compiti di un genitore è, secondo me, proprio quello di guidare il proprio figlio alla scoperta di questo mondo, tenendolo per mano e lasciando andare al momento giusto. Uno dei ricordi più belli di questo viaggio è l’espressione di Checco appena entrati al Vasa Museet. E il pensiero di quanti altri musei, città, paesaggi ci siano ancora da vedere insieme credo sarà il motore che ci spingerà ad organizzare nuovi viaggi e nuove avventure.

6. Il viaggio ti costringe a passare molto tempo insieme ai bambini, praticamente tutto il tempo. In viaggio non ci sono asili, nonne o baby-sitter. È vero, un po’ è stancante. Però proprio il fatto che è un viaggio, con tutta la sua leggerezza, il trasgredire alle regole, il mangiare schifezze, andare a letto tardi, niente orari, niente tabelle di marcia, può far riscoprire il piacere dello stare insieme, di fare famiglia.

7. Viaggiare coi bambini comporta necessariamente delle rinunce: lo spazio in valigia per le tue cose, il piacere di leggere in aereo, i pasti tranquilli, visite ad un museo che durino più di mezz’ora, poltrire a letto la mattina, il sesso, il cocktail dopo cena.

8. Le foto di un viaggio coi bambini altro non sono che foto dei bambini in viaggio.

martedì 17 luglio 2012

Alcune cose che ho imparato sulla Svezia


1. La Svezia è un paese civile. Non c’è proprio storia. Sono avanti anni luce rispetto a noi, e temo che il gap sia incolmabile. C’è una regola? La si rispetta. C’è una fila? La si rispetta. C’è un divieto? Lo si rispetta.
Un esempio fra tutti. Sulle rive dei laghi è frequente trovare dei posti tipo questo.


C’è una griglia per il barbecue, delle panche, e una casupola per la legna. Tu arrivi, usi la legna per accenderti il fuoco e ti fai da mangiare. Il nostro amico che ci ha ospitato ci ha detto che la legna viene messa a disposizione dal Comune ma che è consuetudine portarsi la propria legna da casa ed eventualmente lasciare lì quella che si è avanzata.
Ecco. In Italia funzionerebbe così: il Comune mette la legna, il giorno dopo è sparita.
Quando gli svedesi fanno una cosa, la fanno bene e, in genere, funziona.
Ciononostante non hanno il bidè.


2. La Svezia è un paese decisamente Kid-friendly. I bambini sono i benvenuti, ovunque. Non c’è ristorante, fast food, bar, che non abbia il classico seggiolone ikea. E il menu per bambini. I fasciatoi sono dappertutto.
E poi. Quale mamma non si è trovata in fantozziana difficoltà nell’andare al supermercato con un bambino piccolo che non riesce ancora a stare seduto nell’apposito seggiolino dei carrelli? Che si fa? Si mette l’ovetto dentro il carrello oppure si va col passeggino rinunciando al carrello e utilizzando per la spesa una borsetta attaccata ai manici del passeggino stesso? Oppure si spinge il passeggino con un mano e il carrello con l’altra?
La soluzione è ovvia: i carrelli con l’ovetto…


 
3. Guidare in Svezia è fantastico, persino per un’imbranata come la sottoscritta. A parte il fatto che il traffico, inteso come il nostro caotico, assordante, lobotomizzante traffico del nordest, non sanno proprio cosa sia, eccezion fatta per la zona di Stoccolma (dove abbiamo trovato lavori in corso che hanno bloccato la circolazione per circa 10 kilometri…). E più si va a Nord più le strade si svuotano, ogni tanto una macchina, ogni tanto una renna, spesso un camper.
Ma soprattutto è bello guidare perché, e qui mi ricollego al punto 1), gli svedesi sono civili. Rispettano i limiti di velocità, non ti stanno appiccicati dietro, non suonano il clacson, non fanno gestacci, si fermano sulle strisce pedonali. E il bello è che siccome sono veramente tutti così, a te non verrebbe mai in mente di fare diversamente perché ti sentiresti davvero una pecora nera, e allora ti adatti. Basterebbe così poco…


4.In Svezia il clima è un po’ una merda, almeno al Nord. Fine giugno inizio luglio, in teoria, dovrebbe essere, anche per loro, estate. Ecco, in teoria. Quando siamo arrivati, il 27 giugno, c’erano 12 gradi. Siamo stati due settimane con le maniche lunghe e spesso la giacca a vento. Una valigia piena di vestiti estivi inutilizzata. E questo dovrebbe essere il periodo più caldo.

5. Nonostante questo, sembra incredibile, ma nella Svezia del Nord hanno una piaga che è veramente, ma veramente una piaga: le zanzare! La grande abbondanza di specchi d’acqua e il permafrost (ghiacciato d’inverno, ma simil paludoso in estate) costituiscono l’habitat ideale per questi simpaticissimi insetti. Quando dico nuvole di zanzare non esagero. Grandi come elicotteri, volano molto basse e prediligono le caviglie degli adulti e le teste dei bambini. Le loro punture fanno talmente prurito che a forza di grattare ti fai uscire il sangue. Ho avuto nostalgia delle buone vecchie zanzare tigre.


6. I supermercati svedesi gridano all’unisono una parola: colesterolo. Salse, scaffali e scaffali di salse, di tutti i tipi e per tutti i gusti. Infinite varietà di burro. Condimenti in bottiglietta. Ogni genere di porcheria dolce e salata.
Questo è il frigo della casa dove vivevamo:

E sì che una cucina tipica svedese c’è, ed è anche molto buona. Ma, a mio parere, non la valorizzano nel modo giusto, preferendo rifugiarsi in questo guazzabuglio di maionesi con cui condiscono tutto (persino la pasta fredda…)
Avrei avuto voglia di preparare agli amici che ci ospitavano un buon tiramisù: ho dovuto desistere perché non sono riuscita a trovare…i savoiardi! Ma non dico i savoiardi, manco qualcosa che ci assomigliasse: tutti i biscotti erano farciti, crema al cioccolato, crema al lampone, crema alla pera, crema al pistacchio, e mi fermo qui. Ma un frollino no?
E non parliamo della frutta: a parte le fragole e i frutti di bosco, di cui sono ricchi e che sono davvero gustosi, ho assaggiato delle mele dall’Argentina saporite come un foglio di carta. Non abbiamo osato comprare pesche o albicocche…

7. Gli svedesi hanno un rapporto molto particolare con la luce. Forse a causa dei lunghi e bui mesi invernali, sembra che vogliano fare il possibile per catturare più luce possibile. Le finestre sono molto grandi, non esistono balconi o persiane. Quasi ad ogni finestra è appesa una lampada. L’effetto che producono queste luci guardandole dall’esterno, soprattutto di notte, è magico. E poi nelle stanze ci sono lampade di ogni forma e dimensione dappertutto: il lampadario grande al soffitto e poi altre cinque sei fonti di luce posizionate in giro. In questo periodo dell’anno sono per lo più spente, ma mi piacerebbe tornare in inverno per vederle tutte accese.

8. Ho molto apprezzato la concezione che hanno gli svedesi della famiglia. Se, da un lato, è assolutamente normale che i figli ad un certo punto prendano il volo fin dal liceo (la coppia di nostri amici vive ad Arvidsjaur, il figlio più grande a Malmo, la media a Ostersund, il piccolo a Lulea, in pratica coprono tutta la Svezia), dall'altro il ritrovarsi insieme per le vacanze o per le feste è imprescindibile. Così come ricordarsi dei compleanni di zii e cugini, scrivere un biglietto per il diploma della nipote, telefonare alla nonna che non sta bene.
Ho l’impressione che invece qui da noi si abbia troppo la tendenza a restare abbarbicati al nido, ma poi si frappongano ugualmente kilometri di distanza a livello affettivo.
Non è la vicinanza fisica che fa una famiglia.

lunedì 16 luglio 2012