La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
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lunedì 16 settembre 2013

Solo un accenno...



…all’inizio della scuola.

Il Paio ha ricominciato la scorsa settimana. Come l’anno scorso frequenterà un nido privato due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì. La ripresa è andata liscia come l’olio: ha raggiunto l’ingresso del nido con fare baldanzoso, ha voluto suonare lui il campanello, ha infilato la porta della sala dei giochi senza voltarsi indietro e dimenticandosi di togliere le scarpe. Ha giocato, mangiato e fatto la cacca. Tutto nella norma.





Checco ha iniziato stamattina. Si è svegliato e mi ha chiesto: “Oggi vado a scuola?”. Ha fatto un sorriso poco convinto. L’abbiamo accompagnato insieme, io e il papà, mano nella mano fino al salone dell’asilo. Ha riconosciuto le maestre e qualche amico. La maestra Meri lo ha poi invitato a dare un bacio a mamma e papà e a portare le sue cose in aula. E così si è incamminato, da solo, con la sua borsetta, verso l’aula in fondo al corridoio. Il mio bambino, così alto che potrebbe già fare la prima elementare, ma ancora così piccolo, così cucciolo. Mi è scappata una lacrima uscendo dalla scuola, ed un’altra adesso che ci ripenso e scrivo questo post. Stasera prima di tornare a casa mi fermo in gelateria e gli compro una mega coppa al pistacchio…

lunedì 20 maggio 2013

Al fuoco!

C'è un principio di incendio:
Ma niente paura, arrivano i POMPIERI:
 Ed in men che non si dica l'incendio è domato:
Tranquilli, non è successo niente, solo la festa di fine anno dell'asilo nido del Paio, in visita alla caserma dei Vigili del Fuoco:
Un grazie sincero a loro perché, in un periodo in cui molte caserme restano senza benzina per le autopompe, trovano il tempo e la voglia di far divertire i bambini (e anche i genitori).
Ed eccoli, i pompieri di domani:

mercoledì 26 settembre 2012

Accade in una scuola pubblica (italiana)



Accade che, pur essendo PUBBLICA, si debba pagare, ogni mese, oltre i buoni mensa, una retta di 25 euro.

Accade che alla riunione di presentazione della scuola ti era stato detto che i bambini avrebbero cominciato a mangiare in mensa da mercoledì 19, ma che comunque avrebbero portato a casa un “formale” invito a pranzo. Accade che, però, quando martedì 18 la nonna va a prendere Checco a mezzogiorno, come stabilito, le viene fatto presente che il bambino stava mangiando. Accade che, noi, l’invito a pranzo non l’abbiamo mai visto.

Accade che alla riunione di presentazione della scuola ti era stato detto che i bambini avrebbero cominciato a dormire dopo il pranzo a partire da mercoledì 26, ma che comunque le maestre avrebbero informato i genitori quando secondo loro il bimbo era pronto per questo passo. Accade che, però, quando martedì 25 la nonna va a prendere Checco all’una, come stabilito, le viene fatto presente che il bambino stava riposando. Accade che allora la nonna dica che era assolutamente impossibile che Checco stesse riposando, visto che non avevamo ancora portato materassino, cuscino e coperta. Accade che quindi arrivi una maestra e, perplessa, chieda alla povera nonna quando pensassimo di far dormire Checco a scuola. Accade che la nonna, ancora più perplessa risponda Domani, come stabilito. Accade che comunque a noi genitori nessuno abbia mai comunicato un beneamato fico secco.

Accade che una mattina Checco si sia recato a scuola con una felpa grigia e sia tornato a casa con una felba blu. Accade che il giorno dopo Checco abbia riconsegnato la felpa blu, ma si sia persa traccia della felpa grigia.

Accade che un giorno della scorsa settimana sia tornata dall’ufficio all’una e qualcosa, in tempo per andare io stessa a prendere Checco a scuola. Accade che parcheggiando l’auto mi accorga che Checco se ne stava tranquillo nel giardino di casa accanto a due sconosciuti signori. Accade che questi sconosciuti signori, cui va tutta la mia sincera e profonda riconoscenza, mi dicano che avevano trovato mio figlio che camminava davanti alla porta di casa, da solo. Accade che, avendo capito cosa fosse successo, ovvero che Checco era uscito autonomamente da scuola, abbia preso mio figlio e l’abbia riportato su e, con aria un tantino incazzata, abbia fatto presente alla bidella che un bambino di soli tre anni aveva preso l’iniziativa di tornare a casa da solo senza che nessuno se ne fosse accorto. Cose da denuncia. Cose che se mio figlio si fosse fatto anche solo un graffio (non voglio neanche pensare alle cose terribili che avrebbero potuto accadere) avrei fatto chiudere la scuola e licenziare maestre e bidelle.
Accade che il giorno dopo la porta d’ingresso era chiusa e i bambini buoni buoni in fila per due.

Accade che se non fosse che, alla fine, le maestre mi sembrano tipe in gamba, che Checco ci va davvero volentieri, che è proprio davanti a casa, che costa un terzo di una scuola privata, forse avrei iscritto mio figlio dalle care vecchie suore.

mercoledì 19 settembre 2012

Voio mia mama



Dopo la prima, tranquilla, settimana di inserimento, il Paio ha deciso che a lui l’asilo nido non piace.
Venerdì scorso lo vado a prendere e appena mi vede mi si attacca addosso stile cozze e non mi lascia più. Il pomeriggio MaschioAlfa porta entrambi i bimbi a fare una passeggiata in montagna, ma è costretto a tornare a casa prima del previsto, causa mammite del secondogenito.
A tal punto il piccolo Oliver Twist voleva la mamma da pronunciare, alla tenera età di 18 mesi, la sua prima frase completa: Voio mia mama. Ripetuto fino allo sfinimento.
Il fine settimana è stato un voio mia mama ininterrotto. E lunedì, appena arrivati al nido, urla disperate. Martedì idem con patate. Stamattina qualcosina meglio.
Poi si calma, lo so. Appena vede i bimbi, e i giocattoli, si calma, e quando lo vado a prendere lo trovo tranquillo e pacifico. Ma porca miseria che strazio la mattina!

C’è comunque un momento in qui il Paio si calma del tutto e non pensa più alla mama: il PRANZO. Mangia tutto, fa il bis di tutto, non solo. A mezzogiorno il nonno lo va a prendere (all’asilo si pranza alle 11), lo porta a casa in tempo per il loro pranzo. E lui, ovviamente, mangia di nuovo.

Con questo chiudo la serie  di post sull'inserimento dei bimbi all'asilo. Promesso.

martedì 18 settembre 2012

Inserimento n. 2



Vestito con il completino di Saetta McQueen (comprese mutandine), la borsetta a tracolla. Sorridente, ma negli occhi una minuscola scintilla di trepidazione.
Ha fatto di corsa il vialetto che porta all’ingresso della scuola, siamo entrati insieme. Ci hanno portato nella sua aula, in fondo al corridoio. E’ rimasto subito incantato dalla quantità di giochi, poi ha visto alcuni bimbi che, seduti ad un tavolino, giocavano con la plastilina. Anche lui si è seduto, ha preso il suo pezzo di pasta e il suo matterello e ha cominciato a giocare a fare la pizza.
A quel punto mi sono seduta vicino a lui, gli ho dato un bacione, l’ho salutato e me ne sono andata. Sono stata brava, non ho versato nemmeno una lacrima…
Dopo tre ore sono tornata a prenderlo. Mi ha visto, il suo visino si è letteralmente illuminato. “Ti aspettavo” mi ha detto.
L’ho portato a casa. Mi ha raccontato che ha giocato fuori, che ha mangiato i biscotti, che ha cantato la canzone del pesciolino rosso. Che la scuola materna gli piace.
Stessa cosa per i giorni successivi. Arriva a scuola sorridente e torna a casa ancora sorridente. Troppo bello per essere vero…
Domani si fermerà anche a mangiare, fra una settimana a dormire.
Allora penso che arriverà la crisi. Mi sto preparando…

martedì 11 settembre 2012

Inserimento n. 1



Ieri.
Ci togliamo le scarpe, entriamo a piedi nudi.
Nel piccolo salone non ci sono bambini, stanno ancora dormendo, ma il pavimento è disseminato di costruzioni colorate.
La maestra S e la maetra P si siedono per terra, noi facciamo lo stesso.
Lui è attaccato letteralmente a me, si guarda intorno perplesso.
Prima nota le costruzioni, ne prende un paio di pezzi e inizia a giocarci. Poi si accorge che nell’altra stanza c’è un pezzo che ha le ruote e sembra una macchinina. Fa finta di niente, ma ogni tanto punta l’occhio verso l’obiettivo.
La maestra S si accorge e lo invita ad andarlo a prendere.
Lui si alza in piedi, pancia in fuori e passetti felini, e va a prendere il gioco.
Ritorna vicino a me ma inizia a guardare con interesse la maestra S.
La maestra S costruisce un camion dei pompieri. E’ fatta. Lui inizia a giocare con lei.
La maestra P gli fa vedere la casetta. Lui mi guarda in cerca di approvazione e poi va a giocarci dentro.
Nel frattempo si svegliano due bimbi. Li guarda incuriosito, li indica.
Poi…mirabile visione! Si accorge della cucina giocattolo. Vi si avvicina e comincia con il suo ritornello preferito: PAPPA!
Esco dalla stanza per compilare dei moduli. Lo lascio da solo, ma non sembra importargli molto, ha trovato il suo paradiso, la cucina.
E’ ora di andare, lo chiamo, piange, non vuole andare a casa, vuole rimanere lì a giocare.

Paio. Il primo giorno di inserimento al nido è andato. Molto, molto, meglio del previsto.

Aggiornamento di oggi.
E’ andato col papà. E’ entrato da solo, ha subito riconosciuto gli ambienti e le maestre. Non ha mai pianto. Alla fine ha voluto a tutti i costi portarsi via una macchinina.


E domani si comincia con Checco….
 

venerdì 7 settembre 2012

Nuove scuole


Ieri abbiamo ufficialmente iscritto il Paio al nido privato che Checco ha frequentato lo scorso anno. Ci andrà due mattine a settimana, pasti compresi, il martedì e il giovedì, esattamente come Checco.
La prossima settimana si va di inserimento, e ne vedremo delle belle. L’ambiente lo conosco, le ragazze sono fantastiche, il problema è il Paio, attualmente nella fase “panmammismo” che lo porta a starmi appiccicato stile koala e a piangere se vado a fare pipì senza di lui (e che c….). Del resto è un bambino molto socievole e giocherellone, per cui voglio sperare che non sarà poi così traumatico.

L’altra sera, poi, prima riunione alla scuola materna di Checco. E’ una scuola statale che si trova esattamente davanti a casa nostra, ragion per cui la scelta di tale istituto è stata quasi obbligata.
Un salone caldissimo. Le panche minuscole. Tutte le maestre da un lato e le mamme in semicerchio dall’altro. Le maestre super sorridenti e le mamme stralunate. La consegna del quaderno per le comunicazioni e di un milione di moduli da compilare. Un power point col regolamento della scuola. Una cacofonia di suoni e voci che le insegnanti cercano di soverchiare, non sempre con successo. La mediatrice culturale che traduce tutto quello che viene detto ai tanti genitori stranieri.
Già, gli stranieri. Allora, va bene che la società del futuro sarà sempre più multietnica, va bene che l’incontro di diverse culture è un arricchimento, va bene tutto, ma vedere che nella classe di tuo figlio metà degli iscritti ha un nome praticamente impronunciabile un certo effetto lo fa.
Che poi, in realtà, non è per i bambini  Sono i grandi, i genitori, che ti dicono di non portare alla riunione i figli e loro li portano, fratellini e cuginetti compresi, che ti dicono di portare le foto dei bambini e loro non le hanno, che devono venire entrambi perché la mamma da sola che vuoi che capisca essendo donna ergo inferiore, che la maestra ti fa una capa tanta sull’importanza di parlare in italiano anche a casa ma loro non lo fanno perché agli uomini non interessa e alle donne non è concesso. E ti chiedi se potrai mai costruire una relazione, un dialogo, benché minimo, visto che i nostri figli andranno a scuola insieme. Poi guardi i loro bambini che giocano e ridono e ti accorgi che sono esattamente uguali ai tuoi e te lo vedi, tuo figlio, a giocare con la piccola Kaur o il piccolo Muammad.