La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...

venerdì 24 gennaio 2014

Di sfighe e buoni propositi



Mi si perdoni se ho saltato il post di auguri natalizi e il post di inizio anno, ma la morte di mio zio è stata una tegola in testa di quelle da cui è difficile riprendersi e mi ha scombussolato un po’ i piani.
Il 2 gennaio, dopo il funerale, pensavo che quando si comincia l’anno con un funerale l’anno in questione non può andare che in meglio. Seeeee.
Due giorni dopo mia suocera capitombola a terra e si rompe il braccio. Che già rompersi il braccio, finanche il sinistro, sarebbe una disgrazia di per sé. Ma se capita a mia suocera apriti cielo. Diamole il premio di persona più sfigata d’Italia, che se lo merita, porella…
L’altro giorno, come se non bastasse, mio suocero è stato operato a tre ernie, operazione prenotata già da tempo che non è stato possibile rimandare. Così adesso mi trovo con una suocera menomata e un suocero in ospedale. Evviva.
Il tutto ha avuto ripercussioni anche sul planning della settimana, visto che la nonna paterna non può (e dio solo sa quando potrà, porella…) tenermi il Paio, ed abbiamo quindi dovuto riorganizzare i giorni al nido e i giorni con mia mamma. Sempre che non capiti qualcosa anche a lei, che allora andiamo tutti direttamente a Lourdes.

Sfighe a parte durante le vacanze di Natale ci siamo divertiti un sacco, certo con l’ombra della malinconia sempre appollaiata sulla spalla, ma cercando di farlo pesare il meno possibile ai bambini.
Ci siamo fatti il nostro classico giretto a Verona per vedere la stella cometa gigante

Quello al nostro centro commerciale di fiducia

Siamo usciti, meteo permettendo, in passeggiata


Ci siamo strafogati di porcherie

Natale con la mia famiglia, giocattoli a vagonate, carta da regalo ovunque.
L’ultimo lo abbiamo passato con un paio di  colleghi di MaschioAlfa, con relative famiglie, a casa di uno di questi. Tutti e cinque i bambini, e tutti under 5, sono rimasti svegli fino a mezzanotte passata!

Non sono mancati i classici buoni propositi per il 2014:

Mi ero riproposta di leggere di più insieme ai bambini, e ci sto riuscendo.
Mi ero riproposta di urlare di meno, ma ho già miseramente fallito.
Mi ero riproposta di essere più costante nelle pulizie di casa, e insomma, diciamo che ci sto riuscendo.
Mi sono messa a dieta. HAHAHAHAHAHAHAHA.

Vabbè, intanto siamo già arrivati alla fine di gennaio, poi arriva febbraio, il mese che odio di più in assoluto (e per fortuna che è breve), e poi marzo, con i primi giorni di primavera che spianano la strada alla bella stagione e alle vacanze da programmare.

Per quest’anno non chiedo niente di più di quello che ho già, che se fosse così già sarebbe meraviglioso.

lunedì 20 gennaio 2014

Una barzelletta in paradiso



“Non vedo l’ora di morire. Questo non è un paese per vecchi”.
Avevi detto proprio così, il giorno di Natale. Lo hai detto con quel tono da mezzo brontolone che ti caratterizzava, che non si capiva mai se scherzavi o eri serio. Lo hai detto perché a tavola c’erano troppi bambini e a te, ammettiamolo, davano un po’ fastidio.
E noi, infidi nipoti, che così tanto ti amavamo, che facevamo a gara per sederci vicino a te, lo zio scapolone, lo zio Crodaiolo, lo zio viaggiatore, lo zio che ti raccontava una barzelletta prima ancora di dirti ciao, noi ti abbiamo risposto a tono: “Anche noi, zio, che così ci lasci il soldi dell’eredità”.
Due giorni dopo ti hanno trovato senza vita, nella tua cucina.
E scusa se te lo dico, ma vaffanculo. Non doveva andare così. Proprio no. Perché tu hai avuto esattamente la morte che desideravi, senza soffrire, senza ospedale, senza medicine. Ma noi siamo rimasti qui, senza di te, a cercare un senso, una ragione, in tutto questo. E a ricordare.
Ricordi che fanno sorridere, ma che insieme feriscono, perché è troppo grande il vuoto che hai lasciato.

Come quella volta che mi hai portato a Venezia che ero una bambina, tu che Venezia l’hai sempre amata ed io che da allora ho imparato ad amarla così tanto.
Come quella volta che mi hai portato a vedere Peter Pan.
Come quando, sempre da bambina, d’estate, venivo a stare qualche giorno con te e la nonna e venivo ad aspettarti in strada quando tornavi dal lavoro, alla sera. A cena si guardava il telegiornale e tu inveivi contro i politici, e i delinquenti. “Coparli tutti!”, gridavi, mentre immaginavi i modi più trucidi per fare giustizia.
Come quando hai accompagnato me e mio marito all’aeroporto, il giorno che siamo partiti per il viaggio di nozze.
Come la lista della spesa che scrivevi in tedesco, per tenere fresca una lingua che ti piaceva così tanto. E come quando ti chiedevo di ripetermi, sempre in tedesco, 5555, che mi faceva sempre tanto ridere.
Come l’odore delle sigarette che fumavi, di una marca assurda, sigarette da camionisti, le chiamavi.
Come le domeniche che venivi a pranzo dai miei, e non ti presentavi mai a mani vuote. A volte portavi un libro: tenetelo voi, io l’ho già letto. E le barzellette, una dietro l’altra, che, dopo tutti questi anni, alcune le conoscevamo già, ma tu ne avevi sempre una di nuova in tasca. Le raccontavi sempre, in ogni momento e davanti a qualsiasi pubblico, raccontavi anche barzellette sulle vedove davanti a chi vedovo lo era veramente, ma chi se ne frega.

Come le parole del sacerdote, amico tuo, il giorno del tuo funerale: è la prima volta che Franco è il protagonista, lui era sempre dietro, defilato. Ma in questa estrema umiltà stava il tuo cuore immenso, puro e generoso.

Come le parole di quel canto meraviglioso che Bepi De Marzi scrisse 50 anni fa, che tu cantavi insieme ai tuoi Crodaioli e che io, adesso, ti voglio dedicare:

Dio del cielo
Signore delle cime
Un nostro amico hai chiesto alla montagna
Ma ti preghiamo
Sul nel Paradiso
Lascialo andare per le tue montagne.

Santa Maria
Signora della neve
Copri col bianco soffice mantello
Il nostro amico, il nostro fratello.
Su nel Paradiso
lascialo andare per le tue montagne.