La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...
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martedì 11 dicembre 2012

Sennò che Natale è...




C’era la sveglia, prestissimo, per aprire i regali.
C’erano sorrisi e gridolini di gioia.
C’era la colazione con la cioccolata calda.
C’era la messa tutti insieme.
C’era un vestitino nuovo, comprato apposta per indossarlo a Natale. E le scarpette belle. E un fiocchetto nei capelli.
C’era il pranzo dagli zii, quelli con la casa grande.
C’era il giro degli auguri, baci e guance umidicce.
C’era il pasticcio della mia mamma, e l’arrosto della zia, e le verdure dell’altra zia.
C’erano gli zii, quelli un po’ matti, che arrivavano in ritardo carichi di dolci e regali.
C’era la mia nonna, con i capelli argentati e le mani di fata. C’era il suo profumo di violetta quando mi prendeva in braccio.
C’era mio zio, brontolone ma con un cuore grande così, seduto sulla sua poltrona che guai a chi osava rubargliela, che adesso che lui non c’è più abbiamo tutti timore a sederci lì.
C’era il tavolo dei bambini, ma quando i bambini sono diventati troppi c’era anche un tavolino minuscolo per me e le mie due cugine coetanee, che così potevamo parlare de morosi.
C’era il pandoro, e il panettone, e la crema al mascarpone per pociarli. E frutta secca e mandorlato.
C’erano pacchetti un po’ per tutti, e carta e nastri dappertutto.
C’era la tombola con i fagioli, e un vecchio cartone Disney in televisione.
C’erano macchine fotografiche che scattavano foto su rullini kodak.
C’era la prospettiva di due settimane a casa da scuola.
C’era tutta la famiglia riunita, che per me Natale è proprio questo.

Sono passati tanti anni. La bambina che nella foto tiene in braccio quello che è stato uno dei regali più belli che avesse mai ricevuto, una bambola che sembrava proprio vera, adesso è mamma di due meravigliosi bambini.
I nonni ed alcuni dei suoi zii non ci sono più, ma la famiglia si è lo stesso allargata con l’arrivo di tanti bambini, perché la vita è così.
A casa della zia a mangiare non ci stiamo più, eppure il pomeriggio di Natale ancora ci si trova insieme a farci gli auguri e mangiare il pandoro. Non ci sono sedie per tutti, ma nessuno di noi ci rinuncerebbe mai…

Questo post partecipa al blogstorming di Genitoricrescono.

venerdì 12 ottobre 2012

Bocche da sfamare



A tavola.
Checco e Paio. L’alfa e l’omega, lo yin e lo yang, il bianco e il nero, il diavolo e l’acqua santa, Peppone e Don Camillo. Insomma, due opposti.

Checco, anni 3,4,
Mangiare è una perdita di tempo, una noiosa incombenza cui assolvere costringendolo ad interrompere i giochi. Si siede a tavola, guarda cosa c’è nel piatto, spilucca un pochino, beve e poi basta, per lui la cena è finita. Già se ingoia tre bocconi sono contenta e lascio che si alzi. Ho provato a coinvolgerlo nella preparazione dei cibi, e lui ci sta, si entusiasma. Ma al momento di mangiare perde tutta la voglia e non gliene frega niente se quella pietanza l’ha fatta lui. Persino per i dolci! Quello che gli manca è proprio il desiderio di assaggiare, la voglia di provare, la curiosità verso i sapori. Poi capita che per un periodo si appassioni ad un cibo e quindi io, tutta contenta, glielo preparo più volte che posso, ma ad un certo punto puf…gli passa.
Una volta mi arrabbiavo quando non mangiava, adesso, sinceramente, lo lascio stare. Anche perché la mensa dell’asilo è varia ed equilibrata e là, mi hanno detto le maestre, mangia di gusto.

Paio, anni 1,7.
Il cibo è la sua ragione di vita, la sua ossessione. Si alza al mattino ed immediatamente gli viene fame, ma una fame di quelle ataviche che lo porta ad urlare e contorcersi e scagliare con rabbia gli oggetti fino a che non gli porgo il suo biberon di latte e nesquik. Non faccio in tempo a tirar fuori qualcosa, qualsiasi cosa, dalla dispensa che lui subito rizza le antenne e pretende di vedere di cosa si tratta e, ovviamente, di assaggiare. Il suo passatempo preferito è essere preso in braccio vicino ai fornelli così può appurare di persona cosa bolle in pentola. Oppure aprire i cassetti, tirare fuori i mestoli e girare per la casa brandendo la schiumarola e declamando “Pappa!”. A tavola è vorace, mangia di tutto, tanto e alla velocità della luce. Dobbiamo stare attenti perché ingurgita letteralmente, senza masticare.
Penso che quest’anno Babbo Natale gli porterà una cucina giocattolo, sempre se riuscirà a trovarne una che non sia rosa, non abbia disegnata l’orribile Hello Kitty e non costi quanto una Scavolini vera.

C’è poi MaschioAlfa, il capo famiglia, a cui piace mangiare (una volta qui si è fatto fuori una fiorentina da un kilo e sette, giuro che è vero), ma da quando gli anta si profilano all’orizzonte ha il terrore di mettere la pancetta e vuole mangiare sano.

E infine ci sono io, la cuoca, che amo mangiare e amo cucinare, ma i numeretti sulla bilancia mi avvertono che forse dovrebbe piacermi un po’ meno…

Come fare per far quadrare tutto?
Cercando di far felici tutti, col minimo sforzo e facendo il meno danni possibile, un colpo al cerchio e uno alla botte, come si suol dire.
Il che significa che cucino un po’ di tutto, ma non mi allarmo troppo se la zuppa di farro ai bambini fa schifo.
Che privilegio piatti che possiamo mangiare tutti e quattro, ma, se una sera ho voglia di una pepata di cozze, ai bambini preparo i bastoncini findus, e siamo felici tutti.
Che la verdura la compro di stagione, ma se una delle poche che Checco mangia di gusto sono le zucchine, capita che gliele preparo anche a dicembre.
Che le bibite gassate in frigo non ci sono, ma quando ci ordiniamo la pizza un bicchiere di coca cola non ce lo toglie nessuno.
Che la Nutella ai bambini fa male solo se assunta in quantità esagerate, e, visto che corrono dalla mattina alla sera, una merenda con pane e, appunto, Nutella, è l’ideale.

Anche perché se è vero che certe abitudini si imparano da piccoli, è altrettanto vero che i gusti cambiano crescendo.
A volte mi preme di più che l’atmosfera della cena sia rilassata, che si possa stare a tavola tutti insieme, che si possa ridere, piuttosto di quello che c’è nel piatto.

Come corredo al post ho scelto questa foto, tratta dall’album del nostro viaggio in Svezia. Siamo tutti e quattro a tavola e stiamo mangiando un buonissimo piatto svedese, il Pyttipanna, ovviamente surgelato.

Questo post partecipa al blogstorming di Genitoricrescono.

venerdì 15 giugno 2012

Le porte chiuse


Ho un’immagine legata alla mia “vita precedente”, quella a casa con mamma e papà. Ed è quella della porta chiusa della camera da letto dei miei. E ci sono dei suoni. Quelli di loro due di là della porta che parlano.
E ci sono io. Che già allora, poco più che adolescente, prima ancora di essere io stessa mamma, riflettevo sul fatto che per i miei genitori quello doveva essere senz’altro il momento più bello della giornata. Quando messi a letto i figli, sbrigate tutte le faccende, chiuso tutte le finestre, restavano loro due, da soli, un uomo e una donna, non solo una mamma e un papà. Poi se facevano qualcos’altro oltre a parlare, onestamente non lo voglio sapere.
Adesso sono io ad avere dei figli che qualche volta devono, non sarebbe meglio che, ma devono restare fuori dalla porta della camera da letto. E’ una cosa che io e Lui ci siamo sempre promesso e imposto fin dalla nascita di Checco. Bisognava sempre e comunque riuscire a ritagliarci i nostri spazi di coppia.
E, proprio grazie a quei nonni che si chiudevano ( e suppongo si chiudano ancora) in camera, ci siamo sempre riusciti, vuoi per una pizza da soli, una serata con amici senza figli, una spedizione saldi al centro commerciale o una colazione al bar in santa pace.
Oppure, ma questo magari ai nonni non lo diciamo, mentre i bimbi stanno da loro noi…facciamo sesso. E ne facciamo pure parecchio e parecchio bene. Ecco, l’ho detto. Perché ci vuole, perché lo abbiamo sempre fatto e che saranno mai due figli, perché alla sera si crolla dal sonno ma una mezz’oretta si può sempre trovare, perché siamo ancora io e Lui, in fondo non siamo cambiati, e ci basta un attimo, uno sguardo, una parola, per ritrovarci anche in mezzo al casino di una vita di pannolini e rai yoyo.
E poi ce ne andiamo via da soli, un paio di volte l’anno. A Venezia, sempre, per l’anniversario di matrimonio e poi un’altra meta. Questi giorni, per noi, sono come spalancare le finestre in una bella mattina di primavera e fare entrare l’aria che profuma di peschi in fiore in una stanza che è stata chiusa tutta la notte.
La cosa strana è che i bambini non ci mancano! Certo, pensiamo a loro in continuazione, guarda qua, questo piacerebbe a Checco, ma ti pensi qui il Paio, questo lo possiamo comprare per loro, aspetta che chiamo casa per vedere come va. Ma NON CI MANCANO. Sappiamo che stanno bene e sono in ottime mani, quelle dei nonni, e anche noi stiamo bene e siamo in ottime mani, le nostre, finalmente.

Questo post partecipa al blogstorming di Genitoricrescono.