La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...
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martedì 22 ottobre 2013

Anche noi



Ebbene sì, ci siamo dentro anche noi. Siamo entrati nel vortice e dio sa quando ne usciremo, se ne usciremo.
Lo leggevo sui blog, lo vedevo in televisione. Un po’ mi chiedevo quando sarebbe toccato ai miei figli e, di conseguenza, a tutta la famiglia. Mi sorprendevo che a quattro anni Checco non fosse ancora stato contagiato.
E mi chiedevo quanto questo avrebbe influito sul nostro menage familiare, sui discorsi a tavola, sui programmi da vedere in tv.
E’ iniziato, forse, con un cartone animato, poi è stata la volta di quel pupazzo comprato a Verona, il libretto che già avevamo in casa ed un altro, molto più specifico comprato nuovo di zecca, per finire con youtube, filmato dopo filmato, dai documentari del National Geografic alle canzoncine sceme, a pezzi di un vecchio ma sempre bellissimo film.
Sì, ci siamo dentro. I miei figli hanno scoperto i DINOSAURI. Vi prego, salvatemi.


P.S. Il vecchio e bellissimo film è, manco a dirlo, Jurassic Park. Vent’anni e non sentirli.

lunedì 9 settembre 2013

Di Silvia che ricomincia a scrivere sul blog e di cose che accadono in estate



Eccomi qui, dopo una lunga pausa estiva interrotta solo da recensioni libresche. Prometto che d’ora in poi ritorno a fare la brava e a scrivere con più frequenza visto che il mio caro marito per il compleanno mi ha regalato un mini notebook tutto per me, con lo scopo, così c’era scritto nel biglietto, di farmi aggiornare il blog con regolarità.

Comunque, tornando a noi, comincio col riassumere alcuni significativi eventi che hanno caratterizzato l’estate della famiglia Piselloni.

Checco ha collezionato una serie di importanti conquiste da “bambino grande”:
  1. ha eliminato il pannolino notturno e, soprattutto, osanna nell’alto dei cieli, ha eliminato il pannolino per le “deiezioni solide”, problema, questo, che ci stava angustiando ormai da un annetto. Il sacco della spazzatura ringrazia;
  2. Sia lui che suo fratello hanno eliminato il ciuccio!!! E’ andata così: quando il pediatra, durante la visita di controllo a Checco a metà agosto, ci ha detto “O togliete il ciuccio o iniziate a mettere via i soldi per pagare il dentista”, nonostante il tono sornione e il mezzo sorriso con cui sono state pronunciate a me queste parole mi sono sembrate una tegola in testa. Mettere via i soldi per il dentista? Ma stiamo scherzando? Noi stiamo mettendo via i soldi per un viaggio negli Stati Uniti, vaff…il dentista! Così la sera stessa abbiamo fatto un tentativo. Con Paio, insperabilmente, ci è andata di lusso: l’ho portato a letto senza ciuccio, lui non me l’ha chiesto e tranquillo e beato ha preso sonno. Con Checco la prima sera non c’è stato verso, ma dal giorno dopo, forse allettato dall’idea di un regalino, forse vedendo suo fratello, anche lui non ha più richiesto l’odioso ciuccio. E lo stesso Paio. Da un giorno all’altro morto e sepolto. In questo caso ringraziano: il nostro conto in banca e il mio sistema nervoso, visto che sentire i bambini ciucciare era qualcosa che proprio non sopportavo;
  3. ha imparato a pronunciare correttamente la ERRE. E la dice talmente bene, e si compiace talmente della sua conquista che vorrebbe metterla anche in parole in cui non c’è;
  4. ha imparato a fare da solo un sacco di piccole azioni quotidiane: vestirsi e svestirsi, lavarsi, allacciare e slacciare la cintura di sicurezza, aprire la pesante porta di casa, versare il succo senza spandere. Il mio ometto…

Paio, oltre alla fondamentale conquista del ciuccio, è cresciuto tantissimo, in altezza ed in nuove abilità. Parla perfettamente, ed articola frasi anche molto complesse. E’ un bel personaggino, il Paio: coccolone e ruffiano all’ennesima potenza, vero e proprio pagliaccio, furbo e molto, molto intelligente. Ma anche scassa minchia all’inverosimile, capriccioso, piagnone e attaccabrighe. Ho già avvisato le ragazze del nido che avranno un bel da fare quest’anno…

I bambini, a casa da scuola, sono stati molto insieme. E questo ha contribuito a rafforzare il loro legame, si cercano, guai se uno manca, giocano insieme, si coalizzano nel combinare marachelle. Ma hanno anche tanto litigato: basta un niente e parte la lotta, prima verbale poi fisica, si picchiano, si lanciano addosso i giocattoli, si buttano per terra. E urlano. Così la mamma urla a sua volta e la casa sembra un girone dantesco. Chissà che ricominci questo benedetto asilo così intanto se ne vanno fuori da piedi per un po’ e poi soprattutto per gran parte della giornata stanno separati.

Ci siamo comunque divertiti un sacco, quest’estate. Abbiamo fatto uno strepitoso viaggio a Barcellona. Ma questo merita un post a parte.

Io e MaschioAlfa siamo stati anche quest’anno a Venezia per l’anniversario di matrimonio. Ma anche questo merita un post a parte.

Siamo stati anche un paio di volte al mare in giornata e, soprattutto la seconda volta, è accaduto il miracolo: mentre i bambini giocavano tranquillamente con secchiello, paletta e ruspe, sono riuscita a leggere 100, e dico cento, pagine di un libro. Formato tascabile, scritto in grande e con molti dialoghi, ma sempre 100 per la miseria. La luce in fondo al tunnel c’è, e ne ho le prove.

Un’ultima, importante novità riguarda la sottoscritta. E’ qualcosa che stupisce persino me, data la mia storica e ormai sedimentata pigrizia. Ho iniziato a correre. Ho dovuto farlo, avevo bisogno di muovermi, di mettere in movimento le mie ossa e soprattutto quei rotolini di ciccia che avevo cominciato decisamente ad odiare.
In palestra neanche a parlarne: non mi piace e non ho nessuna intenzione di buttare via soldi per un corso che so già frequenterò a metà. Allora ho scaricato da internet un programma di allenamento di 12 settimane: ogni settimana si corre 3 volte e l’attività è graduale, si alternano momenti di corsa a momenti di camminata, la camminata si riduce sempre di più e i minuti di corsa aumentano fino ad arrivare, alla fine della dodicesima settimana al traguardo di un’ora. Io sono arrivata alla quarta. Corro lunedì, mercoledì e venerdì, alle sei di mattina. E mi piace un sacco.

venerdì 3 maggio 2013

Aspetta



Ieri pomeriggio stavo giocando insieme ai bambini con i mattoncini di legno. Checco voleva che gli costruissi un casa ed io stavo mettendo diligentemente i pezzi uno sopra l’altro. Lui però pretendeva di anticipare le mie mosse e mettere il tetto quando ancora io non avevo finito la base. “Aspetta un attimo, Checco!”, sbotto ad un certo punto.

E lui: “Aspetta, aspetta, tu dici sempre aspetta”.

Gelo totale. Avete presente una pugnalata in pieno petto? Ecco, penso faccia meno male di questa frase che è uscita dalla bocca di mio figlio di nemmeno quattro anni.
All’istante i miei occhi si sono riempiti di lacrimoni, l’ho abbracciato e gli ho chiesto scusa.
Ma porca misera se aveva ragione. E che merda mi sono sentita.
Quanti aspetta gli ho detto in questi anni… 

Aspetta, devo cucinare. Aspetta, sento che dice questo in televisione. Aspetta, leggo questa pagina e arrivo. Aspetta, mi sto vestendo. Aspetta, sto parlando. 

Certo, in più di qualche occasione il mio “Aspetta” era giustificato. Certo i bambini devono imparare anche a portare pazienza, ad attendere il proprio turno, a lasciare spazio anche agli altri.
Ma molte altre volte, mi rendo conto, il mio “Aspetta” era più frutto di mancanza di voglia, di stanchezza, di indisponenza. Perché se mi sono appena seduta sul divano e mio figlio mi chiede un bicchiere di succo è logico che non ho nessuna voglia di alzarmi, prendere il bicchiere dalla dispensa e il succo dal frigo. Ma lui ha sete, che colpa ne ha, e il mio aspetta gli risulta incomprensibile.
Con questo non voglio autoaccusarmi di essere poco presente con i miei bambini. Ma sicuramente, e adesso sì mi accuso, spesso sono talmente presa dalle mille cose da fare, dai mille pensieri, dalle mille incombenze che l’aspetta mi esce così, senza che me ne renda conto, senza aver compreso veramente se la richiesta che mi viene fatta sia improrogabile o meno. Ed ho volutamente usato il termine “improrogabile”, non “importante”, perché dal loro punto di vista, quello dei bambini, è ovvio che la loro richiesta sia SEMPRE importante.
Ed è questo quindi quello che mi impegno a fare, soprattutto adesso che si avvicina l’estate ed avrò più tempo per stare con i miei figli. 

Dire “aspetta” il meno possibile, solo quando è necessario, e solo spiegando il perché devono aspettare.

Perché il tempo dedicato a loro è sempre prezioso, perché stanno crescendo in fretta, perché arriverà in un attimo il momento in cui io li chiamerò e loro mi diranno “Aspetta, sto finendo la partita”.

mercoledì 17 aprile 2013

I miei ometti



Sì, stanno crescendo…

Ieri pomeriggio ero fuori in giardino con i bambini, quando vediamo passare in strada alcuni bambini stranieri che vivono nella nostra via. Uno di questi, un bellissimo bambino africano di nome Benazel (o Ebenazel, o Venazel, devo ancora capire), va a scuola con Checco. Appena lo vede Checco gli corre incontro. “Ciao Benazel! Dai, vieni a casa mia, guarda, questo è il mio giardino, dai entra! Dai mamma, vai a dirgli che può venire!”. Superata la diffidenza iniziale dopo un po’ il nostro prato ospitava lui, suo fratello, sua sorella e un’altra bambina indiana così bella che tempo 5-6 anni farà strage di cuori. E mentre Maschio Alfa rimaneva a bocca aperta davanti al perfetto italiano di questi bambini che manco i suoi alunni di quinta, Checco, da perfetto padrone di casa, offriva loro crackers e caramelle, tirava fuori i suoi giocattoli e i suoi libri, e raccomandava di togliersi le scarpe prima di entrare in cucina.
Ed io che tanto temevo la sua timidezza e la sua poca socialità ho dovuto ricredermi. Ero così contenta che continuavo a dirglielo “La mamma è molto orgogliosa di te!” E lui, in tutta risposta “Io sono molto orgoglioso di Benezel” (Sì, gli devo spiegare il significato di “orgoglioso”…)
 E poi accadono piccoli episodi come quello di stamattina che io ero in bagno a truccarmi e i bambini in cucina. Sento il Paio che starnutisce e Checco: “Fabio, hai la caccola! Aspetta che ti pulisco io!” E, davvero, piccolo, ha preso uno scottex e ha pulito il naso moccioloso del fratellino…
O la settimana scorsa che una notte il Paio si è svegliato e lui, probabilmente svegliato anch’egli dai richiami del fratello, si è alzato, ha raccolto il ciuccio per terra e gliel’ha dato. E poi entrambi si sono riaddormentati senza che papà e mamma si accorgessero di nulla. (l’episodio ci è stato raccontato la mattina successiva dallo stesso Checco, e non ho ragione di dubitare di lui).

Beh, poi c’è il Paio. Che da poco ha raggiunto i terrible two. Che questi terrible two nel caso suo sono veramente, ma veramente terrible. Che fa capricci strada, si butta per terra, urla e agita le gambe come un indemoniato. Che se gli prende un attacco di nervi è capace di scagliare a terra qualsiasi cosa che gli capiti sotto tiro, compresi piatti e bicchieri.
Ma che sta crescendo anche lui alla velocità della luce.
Ha imparato a cantare per esempio. E lo fa senza timore, anche davanti ad un pubblico. I suoi cavalli di battaglia sono “Tanti auguri a te”, “Ciao amore”, “Il pistolero” (Zecchino d’oro 2005) e quella dell’arca di Noè, di cui non ricordo il titolo ma ci siamo capiti (Ci sono due coccodrilli, ed un orangutango…).
E ha imparato a fare il ruffiano. Se lo sgrido, o alzo un attimo la voce, lui subito si avvicina con un “Cusa, mamma” e una faccina contrita davanti alla quale ogni incazzatura si dissolve. Che poi il bello è che me lo dice anche quando magari impreco contro un vasetto di marmellata che non riesco ad aprire; “Cusa, mamma”, lo stronzetto…
E adora le storie, farsele leggere, raccontare, e raccontarle lui stesso. “Leggi, mamma”, mi dice avvicinandosi con un libro in mano. Come si fa a dirgli di no? Così ci sediamo sul divano e inizio a leggere, ma non faccio in tempo ad arrivare alla fine della prima pagina che lui deve commentare e mi deve raccontare cosa succede dopo, oppure sente il bisogno impellente di dirmi che Nemo ha paura del motoscafo.

Ecco, poi se le danno tutti e due di santa ragione, sono due maneschi allucinanti, litigano per ogni cavolata, delle volte mi fanno talmente perdere la pazienza che li mollerei lì per scappare a New York, ma stanno crescendo insieme, fratello grande e fratello piccolo, e li amo da morire.

venerdì 18 gennaio 2013

Scioperi vari



Ultimamente a casa Piselloni va di moda scioperare.
Prima di Natale, forse ricorderete, hanno scioperato gli elettrodomestici. Tutti. Contemporaneamente.
Televisione.
Lavastoviglie.
Lavatrice.
Aspirapolvere.
Computer.
Smartphone.
Tirando le somme il risultato è questo:
Lavastoviglie OK, riparata con soli 20 €.
Lavatrice Idem.
Computer No problem, riparato Gratis.
Aspirapolvere MORTA, acquistata una nuova più piccola ma molto molto più maneggevole ad una accettabile cifra di 80 €.
Televisione: MORTA. Mi dispiace? Lo devo proprio dire? Neanche un pochino. Perché sotto l’albero è arrivata una fantastica Smart TV che appena imparo ad usarla per bene vi spiego anche cos’è.
Smartphone: ancora in riparazione. Il tecnico del negozio non è riuscito a far nulla per cui, mi hanno detto, l’hanno mandato alla Nokia. Il che spero non voglia dire che l’hanno mandato in Finlandia che se fosse così lo rivedrei col disgelo.

La settimana scorsa hanno scioperato gli apparati digerenti di tutta la famiglia: è passato il virus intestinale ed ha fatto strike, tutti noi 4 più tutti e 4 i nonni più tutti e 3 gli zii… I bambini sono quelli che ovviamente ne hanno risentito di più, tanto che, a distanza di qualche giorno si verificano ancora inondazioni di vomito e tsunami di cacca.

In questi giorni stanno scioperando pure i miei neuroni: una mattina, dio solo sa perché, ho iniziato a canticchiare ai bambini “Sei come la mia moto”, avete presente? Jovanotti 1989. I bambini, maschi fino alla punta dei capelli, hanno immediatamente trovato la cosa di loro gradimento, tanto da costringendomi a cantarla ad oltranza. Visto che la mia conoscenza della canzone si limitava al ritornello ho pensato bene di far loro vedere il video su Youtube direttamente dalla nostra televisione (sì, perché una Smart Tv è proprio questo che fa, si collega ad internet….). Davvero, me possino. Si svegliano la mattina e ancora prima dei biscotti mi chiedono LA MOTO, due, tre, quattro volte di fila, pure nella versione di Fiorello al Più grande spettacolo dopo il weekend. Ora, Jovanotti è anche tanto carino e ultimamente ha scritto anche canzoni veramente belline. Ma la mia moto è uno strazio.
Se non ci credete vi metto il link:
https://www.youtube.com/watch?v=clHDwtUjYy8

martedì 13 novembre 2012

Pagarla cara



Sabato sera, per festeggiare i 18 anni di “fidanzamento”, i coniugi Piselloni si sono concessi una serata tutta per loro in questo fantastico ristorantino che, se passate da queste parti, vi consiglio di provare. Chi ha figli in età prescolare capirà bene quale lusso sia una cena TRANQUILLA, senza bicchieri di succo rovesciati, bocconi di pane scagliati a terra, Checco mangia, Paio stai fermo, e mamma di qua e mamma di là. Se poi la cena la prepara qualcun altro e per di più è sublime, beh…il paradiso potrebbe somigliare proprio a questo.
C’è di più. Sabato notte entrambi i pupi hanno dormito a casa dai nonni, Checco da quelli paterni, Paio da quelli materni. I coniugi Piselloni hanno così potuto godere non tanto di una notte senza risvegli, che quella per fortuna già l’hanno conquistata, quanto di una domenica mattina in cui nessuno li ha buttati giù dal letto prima della 9. Chi ha figli in età prescolare capirà bene quale lusso sia poltrire a letto la domenica mattina e fare colazione senza Rai Yoyo.
Ma c’è dell’altro. Sabato mattina Paio aveva un po’ di febbre. Visto che poi nel corso della giornata la febbre era scesa e Paio era tornato il solito adorabile rompipalle, gli scellerati coniugi Piselloni hanno fatto la furbata di tacere ai nonni l’indisposizione del nipotino e, all’ora di cena, gliel’hanno consegnato fornito di pigiama e lettino da campeggio, pronti a godersi l’agognata serata a due.

Qualcuno dall’alto deve aver notato l’accaduto e deve aver pensato che due genitori che se ne vanno a cena fuori mentre il loro pargolo è ammalato si meritano una esemplare lezione.
Essendo domenica, e non potendo segnalare la cosa ai servizi sociali comunali, quel qualcuno ha pensato di intraprendere altre e più sottili vie per punire i genitori degeneri.
Innanzitutto ci ha regalato un Paio non più febbricitante ma affetto da un brutto mal di gola. Essendo un bambino e, soprattutto, essendo un bambino pisello-dotato, ha affrontato lo stato di malattia con un umore che più nero non si poteva. No pappa, no acqua, no latte, no tachipirina, solo mamma e ciuccio, tutto il santo giorno.
Come se non bastasse ha pensato bene di scaraventare sul vicentino litri e litri di pioggia che, oltre ad aver provocato seri danni in alcune zone (e su questo, ovviamente, non ironizzo), hanno impedito a Checco, al figlio indenne, di uscire anche solo per quattro calci al pallone, relegandolo in casa tutto il santo giorno, con contorno di capricci e isterismi.
E poi…il fuoco nel camino che non si decide a partire, il dvd di Cars che si blocca ogni due per tre, il budino che si attacca alla pentola, Checco che, addormentatosi sul divano, in preda probabilmente ad un brutto sogno si fa la pipì addosso bagnando mutande, pantaloni, canottiera, e felpa, nonché il divano stesso.
Della serie, thank you God it’s Monday…
Dopo un lunedì relativamente tranquillo, guarito il Paio, questa mattina Checco si è svegliato con 38.6 di febbre e “male alla bocca”, come dice lui, vittima, probabilmente, dello stesso virus del fratello. In mattinata la febbre è salita a 39.6, cosa, questa, riferitami da mia madre in quanto, poiché errare è umano, ma perseverare diabolico, stamattina la mamma ha lasciato il povero bambino alla nonna per andare a lavorare.
Domani sera la stessa degenere mamma avrebbe un appuntamento con una sua amica. Cosa potrebbe succedere se deciderà di non rinunciarci ed andare lo stesso?

venerdì 9 novembre 2012

Habemus cameretta


Ieri è finalmente arrivata a destinazione la cameretta dei pupi. Mancano ancora le tende, i quadri ed, ovviamente tutti i giocattoli che dal salotto traslocheranno finalmente dove sarebbe buono e giusto che stessero.
Stanotte Checco ha voluto a tutti i costi dormire sul letto in alto. Si muove poco, nel sonno, quindi eravamo tranquilli. Paio per il momento si tiene il lettino con le sbarre, visto il ballo di San Vito che lo prende tutte le notti.
Il problema resta quando Cip e Ciop vogliono andare a giocare sul letto, ovviamente quello sopra, ma fregandosene altamente della legge di gravità. Ieri per questo sono volati urli animali (non loro, miei, per evitare che cadessero ed invitarli "dolcemente" a scendere).
Ne vedremo delle belle.

lunedì 29 ottobre 2012

Maledetto cambio dell'ora

Figli miei.
Verrà un giorno (manzoniana reminescienza), verrà un giorno, dicevo, in cui avrete 15 e 17 anni, sarete due bellissimi ragazzi pieni di amici e di donne che vi ronzeranno attorno. E il sabato sera uscirete, e andrete in discoteca,e ballerete, e vi divertirete da matti. E tornerete a casa molto tardi, la notte. Tornerete a casa che quasi albeggia. Vi aspetterete di poter dormire fino al mezzogiorno della domenica, di dormire il sonno dei giusti.
E invece no, cari miei. Io e vostro padre saremo svegli, non dico alle 6, va bene anche le 7, facciamo anche le 8, che tanto se vi siete coricati alle 5 la lezione la capite lo stesso. Ecco, io e vostro padre saremo svegli, entreremo nella vostra camera, spalancheremo le finestre, accenderemo tutte le luci e vi butteremo giù dal letto. E vi costringeremo a venire con noi in cucina per fare colazione. E se mi girano vi porteremo anche a Messa.
Ricordatevelo.
Mamma e papà. Ore 5.00 di domenica 28 ottobre 2012.

giovedì 25 ottobre 2012

All'europarlamento



Quando ho visto questa foto su Corriere.it


Ho pensato, in quest’ordine:

  1. Che dolce!
  2. Che chiccose mamma e figlia vestite uguali!
  3. Per poter portar con sé i figli non è che all’Europarlamento si ammazzino troppo di fatica!
  4. Cosa succederebbe se fossi europarlamentare e portassi i miei?
 Rispondo all’ultimo quesito:
-         Microfoni: scardinati.
-         Pila di fogli davanti al deputato n. 763: distrutta e sparpagliata.
-         Auricolari: smontati.
-         Maglione bianco: macchiato di inchiostro blu, indelebile.
-         Possibilità di ascoltare con attenzione gli interventi: non pervenuta.
-         Garanzia del silenzio durante la seduta: non pervenuto.
-         Checco e Paio: in prima fila a ballare il waka waka

O dipende dal fatto che sono maschi, o dipende dal fatto che sono due terremoti, o dipende da fatto che la loro mamma scellerata non li sa tenere. Boh.

mercoledì 3 ottobre 2012

Trova l'errore



Ore 6.15
Tutta la famiglia è seduta al tavolo in cucina. MaschioAlfa ed io ci beviamo la nostra tazza di caffè accompagnata dalle brioche alla cannella che avevo preparato il giorno prima. Checco ha davanti a sé il suo latte con i biscotti al cioccolato. Paio invece ha davanti a sé il biberon di latte, le brioche alla cannella, i biscotti al cioccolato e i Choco Pops, nel caso morisse di fame.
Noi grandi ci comunichiamo i nostri programmi della giornata, i piccoli ridono. MaschioAlfa allunga la sua mano e prende la mia, io carezzo i riccioli di Checco. Paio canta la sigla dei Barbapapà, Checco canta una canzone che ha imparato all’asilo.
La cucina profuma di caffè, di cannella, di bambini. Siamo una famiglia. Una famiglia felice.

L’errore è che sono le 6.15 e che i bambini sono svegli dalle 5.30. Non sto scherzando.
E qualcuno mi potrebbe gentilmente spiegare come fa la fottuta famiglia del Mulino Bianco a fare colazione sempre coi raggi del sole che entrano dalla finestra manco fosse mezzogiorno?

martedì 2 ottobre 2012

Giorni così



Oggi è uno di quei giorni così.
Che ti fermi a pensare. Te ne stai seduta sul pavimento, il volto tra le mani, e pensi. Cerchi di trovare una soluzione, ma ti rendi conto che hai poco tempo, e allora tutto diventa più difficile. E scegliere è impossibile. E l’impossibilità di scegliere ti dilania.
Ma il tempo passa e devi scegliere. E provi ad aprire la finestra, in cerca di ispirazione. E il tempo passa.

Ma con questi sbalzi di temperatura come cazzo li vesto i miei figli?

lunedì 1 ottobre 2012

Memorandum ai miei figli



Bambini miei carissimi,

siete la luce della mia vita, i miei amori, i miei tesori, ve lo dico sempre.
Vi voglio un bene dell’anima, non posso vivere senza di voi, non vi lascerò mai, eccetera eccetera.

Bambini miei, la mamma vi deve dire una cosa importante.

Lo so che un po’ di tempo fa questo signor Freud ha parlato di Edipo e della sua mamma, e di un amore viscerale che i figli maschi provano per la loro genitrice.
Lo so che siete stati nove mesi dentro la mia pancia, che vi ho partorito con dolore, che avete bevuto il mio latte, e che pertanto c’è stata tra noi una tempesta ormonale come una tromba d’aria in Arizona.
Lo so che illustri pedagogisti e psicologi infantili hanno deciso che il rapporto tra madre e figlio si chiama ATTACCAMENTO.
Ma, ecco, non dovete prendere questa parola proprio alla lettera. Che io non vi ho partorito con l’Attack incorporato. Che “attaccati” non vuol dire “appiccicati”.
Quando aprite gli occhi, che non sono ancora le sei, che fuori è ancora buio, non occorre che litighiate sul di chi è la mamma, lo sapete, la mamma è di tutti e due.
E poi non necessariamente deve alzarsi sempre la mamma, perché anche il papà è in grado di scaldarvi il latte nel microonde e di accendervi la televisione. E se per caso si alza il papà, per favore non iniziate a urlare Vai via tu, voglio la mamma, che poi lui ci resta male e alla fine mi devo alzare io. (e badate che questa ripetizione del verbo “alzare” non è un errore di sintassi, è messa lì apposta per farvi capire, amori di mamma, quanto mi pesa essere buttata giù dal letto alle sei di mattina di sabato).
Lo stesso alla sera: non c’è niente di male se ogni tanto vi addormenta il papà, sapete? Io mica scappo, vado solo in salotto a guardare un po’ di televisione.
E non so se avete notato che anche il papà è capace di mettervi le scarpe, di pulirvi il naso, di tagliarvi la pizza, di soffiare sulla minestra per raffreddarla.
Tu, Fabio, ti prego, smettila di urlare Vojo mia mamma quando vado in bagno a farmi la doccia, che se ti siedi sul divano vicino al papà va bene lo stesso.
E tu, Checco, smettila di mandare via il papà quando si avvicina per farti una coccola, perché, anche se siete entrambi pisello-dotati, se vi abbracciate non casca mica il mondo.

Non so se avete notato, bambini cari, che in casa oltre alla mamma c’è anche un altro essere umano, detto PAPA’. E posso assicurarvi che quando siete stati concepiti c’era anche lui. Così come quando avete visto la luce.
E posso assicurarvi che il papà vi ama esattamente come la mamma. E quando lo chiamate arriva, esattamente come la mamma. E vi coccola, vi fa ridere, vi fa giocare, esattamente come la mamma, anzi meglio.

Quindi, cuccioli, tesorucci, amori miei, senza offesa ma, qualche volta, levatevi un po’ dalle palle e state con vostro padre.
Grazie
Mamma

giovedì 27 settembre 2012

Bambini 2.0



Paio ha 18 mesi. Prende il mio Smartphone e, con le sue piccole cicciotte dita, fa scorrere le immagini sullo schermo, preme le icone, se lo mette all’orecchio e parla. Quando si sveglia accende la televisione.
Checco ha 3 anni. Mi chiede di vedere il rally su Youtube, prende la macchinetta fotografica e scatta foto, sempre più a fuoco, se la sua pastasciutta è diventata fredda se la mette nel microonde.
Paio ha preso per la prima volta l’aereo a 15 mesi. Checco ne aveva addirittura 6.
Io avevo 26 anni.

Durante la mia seconda maternità sono stata sostituita in ufficio da una ragazza classe 1987.
Mentre la guardavo mandare sms al moroso mi sono resa conto che io ed il mio di moroso, attuale marito, quando ci siamo messi insieme, nel lontano 1994, il cellulare non ce l’avevamo. E non ce l’abbiamo avuto per i primi cinque lunghi anni.
Il che voleva dire che per parlarci, anche solo per salutarci, dovevamo chiamare a casa. Facevamo a turno, un giorno chiamavo io e un giorno lui, e avevamo un orario fisso, le 13.45 così quando a quell’ora squillava il telefono sapevamo chi era e rispondevamo noi. La telefonata durava in media una mezzora, ed in quella mezzora ci dicevamo tutto, da ti amo ma quanto ti amo a ok ci vediamo stasera. Se c’era necessità di dirci qualcos’altro, qualsiasi cosa, si telefonava sempre al fisso di casa e se rispondeva la mamma o il fratello, poco male: “Buongiorno signora, sono Silvia, posso parlare con Alessandro, per favore?”. Se dovevamo litigare e non potevamo vederci, lo facevamo al telefono, magari cercando un linguaggio criptato per non farci capire dai familiari. Non si litigava mai via sms. Se avevamo un appuntamento ma uno dei due era in ritardo non c’era modo di avvisare –scusa rit 5 min L-, semplicemente l’altro aspettava, ma questo era uno sprone a cercare il più possibile la puntualità. Non c’erano messaggini o squillini prima di andare a letto. Non c’erano cuoricini su facebook. Eppure siamo sopravvissuti. Siamo stati insieme dieci anni e si siamo sposati. Un amore nato senza telefonino, ci si può credere?

E la stessa cosa dicasi per il gruppo di amici. Niente messaggi, niente mail, niente facebook. Eppure uscivamo, ci davamo appuntamento in pizzeria, o al cinema e litigavamo, e facevamo pace.

Una ragazza nata nel 1987 probabilmente ha ricevuto in regalo il telefonino non dico per la Prima Comunione, ma per la Cresima senz’altro.  E quindi si è fatta col telefonino tutti gli anni delle scuole superiori. E sempre col telefonino ha stretto le sue prime amicizie e intrecciato i primi flirt.
L’altro giorno una collega mi ha detto di aver sequestrato il cellulare alla figlia tredicenne perché era arrivata a spedire 300 messaggi in un giorno. Io manco in un mese ne spedisco così tanti…

Guardo i miei bambini e, francamente, sono spaventata. Perché anche se mio marito ed io con le nuove tecnologie ci bazzichiamo alla grande, loro saranno sempre più avanti di noi. E più furbi. Perché se per chiamarsi tra amici usano il telefonino, vuol dire che al telefono di casa non chiamerà mai nessuno e quindi sarà tanto se saprò come si chiamano, questi amici. Perché Dio solo sa cosa combineranno con Facebook o con qualche altra diavoleria che verrà inventata da qui a 10 anni. E perché, del resto, non è nemmeno giusto farli crescere come piccoli monaci tibetani.
Ci penserò quando sarà il momento. Per adesso mi basta che non infilino caramelle nel lettore dvd…

domenica 22 luglio 2012

Alcune cose che ho imparato sul viaggiare coi bambini

1. Viaggiare coi bambini è possibile! Ci vuole forse un po’ di organizzazione in più, ma alla fine il risultato è un’avventura caotica, pazza e spesso divertente.

2. I bambini hanno uno spirito di adattamento altissimo: in men che non si dica imparano ad orientarsi in una casa nuova, assorbono abitudini, ritmi, orari, memorizzano nomi. Il difficile, forse, è poi farli tornare alla vita di prima.

3. Ai bambini non serve molto, basta un parco giochi, un po’ di verde dove correre, un gelato a merenda. È sufficiente garantire loro ogni giorno una dose di divertimento a loro misura e ti seguiranno ovunque.

4. Nello stesso tempo i bambini ti sanno sorprendere per quanto loro si sappiano sorprendere. Si meravigliano, si stupiscono, chiedono, gioscono. E questo conferisce al viaggio un plus impagabile. Perché se guardi il mondo insieme a tuo figlio, in un certo senso lo vedi attraverso i suoi occhi e cogli dettagli, particolari che allo sguardo disincantato di un adulto possono sembrare insignificanti, e che invece un bambino saprà colorare con i pastelli della meraviglia.

5. Fuori dalla porta di casa c’è un mondo intero di cose fantastiche da far scoprire ad un bambino, e uno dei compiti di un genitore è, secondo me, proprio quello di guidare il proprio figlio alla scoperta di questo mondo, tenendolo per mano e lasciando andare al momento giusto. Uno dei ricordi più belli di questo viaggio è l’espressione di Checco appena entrati al Vasa Museet. E il pensiero di quanti altri musei, città, paesaggi ci siano ancora da vedere insieme credo sarà il motore che ci spingerà ad organizzare nuovi viaggi e nuove avventure.

6. Il viaggio ti costringe a passare molto tempo insieme ai bambini, praticamente tutto il tempo. In viaggio non ci sono asili, nonne o baby-sitter. È vero, un po’ è stancante. Però proprio il fatto che è un viaggio, con tutta la sua leggerezza, il trasgredire alle regole, il mangiare schifezze, andare a letto tardi, niente orari, niente tabelle di marcia, può far riscoprire il piacere dello stare insieme, di fare famiglia.

7. Viaggiare coi bambini comporta necessariamente delle rinunce: lo spazio in valigia per le tue cose, il piacere di leggere in aereo, i pasti tranquilli, visite ad un museo che durino più di mezz’ora, poltrire a letto la mattina, il sesso, il cocktail dopo cena.

8. Le foto di un viaggio coi bambini altro non sono che foto dei bambini in viaggio.

mercoledì 20 giugno 2012

"I vostri bambini sono buonissimi" - "Vostri chi?"

 
In vista dell’imminente partenza per la Lapponia e dovendo effettuare alcuni acquisti, i coniugi Piselloni hanno pensato di organizzare una puntatina al centro  commerciale (sempre quello, ormai mi dovranno pagare per la pubblicità che faccio).
Ora, si poneva il problema dei pupi: da un lato fare shopping con loro al seguito è matematicamente impossibile o, come direbbe il mio letteratissimo marito, shopping con pupi è un OSSIMORO. Dall’altro, però, non potevamo chiedere a mia madre di tenerli anche il pomeriggio, dopo che se li era sopportati tutta la mattina.
Manzoniana provvidenza vuole che nella bacheca in aula insegnanti della scuola di MaschioAlfa alcune settimane fa fosse comparso un bigliettino di una ex alunna che si offriva come babysitter.
Visto che MaschioAlfa conosceva bene la ragazza in questione e la riteneva responsabile e timorata di Dio a tal punto da affidarle le sue creature, abbiamo messo in atto questa brillante soluzione: ce la siamo portata con noi, così, mentre lei badava ai bimbi portandoli nell’area giochi e nelle giostrine, noi potevamo liberamente girare i negozi e dilapidare i risparmi.
Avevamo sinceramente un po’ di paura per come le bestie avrebbero preso la cosa, per come si sarebbero comportati, per come se la sarebbe cavata lei. Ci siamo morsicati le dita a vicenda per impedirci di prendere il telefonino e monitorare la situazione.
Intanto il tempo passava, le borsette dei negozi aumentavano e il conto in banca si prosciugava, finché….mentre eravamo all’interno dell’ipermercato che occupa la metà del centro commerciale…chi vediamo nel reparto libri per bambini? Loro tre! Così ci siamo appostati stile birdwatching e li abbiamo spiati per un po’…La scena era troppo bella: lei, la babysitter, che prendeva un libro e lo sfogliava con i bambini e loro, le nostre cavallette ugole d’oro, che la guardavano trasognati e pendevano letteralmente dalle sue labbra!
Il colmo è stato quando ci siamo ritrovati per la cena: le sue parole sono state “Ma i vostri bambini sono BUONISSIMI!” E ci ha raccontato che non ha avuto problemi, che a un certo punto ha detto a Checco che non si poteva fare una tal cosa e lui serafico: “Va bene”. Come “va bene”, scusa? A me, povera mamma, mi tocca una valanga di capricci, urli e lacrime di coccodrillo da sfinire un esercito e tu, semi sconosciuta babysitter, ti prendi il lato B con sorrisi, ammiccamenti e “va bene”?!?!?!
Beh, che dire, ripeteremo senz’altro l’esperienza in occasione dei saldi!

lunedì 18 giugno 2012

Good morning

In genere la mia sveglia (ore 6 a.m.) consiste in un MAAAAMMMMMAAAAAA!!!!!!!!!!!!!! urlato a squarciagola dai uno dei due pargoli, a volte da tutti e due, a volte accompagnato da pianti, a volte ripetuto fino allo sfinimento (non loro, MIO).
Da un paio di mattine, però, sarà la luce del sole di giugno, sarà l’aria frizzante delle prime ore del giorno, saranno i miagolii dei gatti affamati, sarà Venere che transita, non lo so, fatto sta che i suoni che provengono dalla camera delle bestie sono di tutt’altra natura.
Sono suoni di due fratellini che, a modo loro, chiacchierano. Paio che gorgheggia felice, come al solito, e Checco che gli dice “Vado a chiamare la mamma, tu stai qui. Lascio la porta aperta, va bene? Torno subito”; e poi “Mamma, siamo svegli, vieni!”.
La cosa è talmente inconsueta che ho dovuto svegliare MaschioAlfa perché sentisse anche lui (sì, lo devo svegliare, lui dorme coi tappi nelle orecchie, dovrò scriverci un post, su questo).
Questo significa forse che in futuro non troppo remoto loro si sveglieranno ma riusciranno ad intrattenersi da soli senza chiamarmi? Magari andranno in cucina e si accenderanno la televisione mentre mi godrò un’ultima preziosissima mezz’oretta di coperte e cuscini?
Certo che, comunque, iniziare la giornata così ti cambia proprio le cose. E non sembra nemmeno lunedì!

martedì 12 giugno 2012

Aggiornamenti


La festa a scuola è andata bene. I mostriciattoli erano chicchissimi, Paio piccolo dandy con pantaloncini blu e polo a righe, Checco stile Pierinolapeste con pantaloni turchesi e t-shirt alla marinaretto. Pure io e MaschioAlfa non eravamo male, ma questa è un’altra storia.
C’erano persone adulte, chiacchiere, risate e cibo. Niente alcool.
I bambini hanno corso, giocato, cantato e ballato tutta la sera. L’adesivo ha riscosso molto successo, ma non è servito un granché.  
Nessun bagno nella fontana, grazieaDio, quindi borsa del cambio portata per niente. In compenso a fine serata erano talmente sporchi che sarebbero stati da buttare così, con vestiti e scarpe, in lavatrice.
Verso le 22.30 Paio ha deciso che non ne poteva più e si è addormentato.
Qui abbiamo una diapositiva.

Checco invece era ancora in gran forma.
Altra diapositiva.

Il massimo è stato sentire Checco che, mentre salivamo in macchina, ci ha detto: “Mi sono molto divertito”.
Talis pater…

Problema addormentamento Checco: soluzione trovata. Checco non dorme più di pomeriggio.
Era un’idea a cui pensavo già da tempo. Ma non avevo il coraggio di metterla in atto per non rinunciare a quell’ora e mezza pupi-free del primo pomeriggio, grazie alla quale riuscivo a fare qualcosa in casa (leggi: riporre un quinto dei giocattoli sparsi per la casa, togliere un decimo della polvere depositata su ogni superficie possibile, stirare 2 delle 15 camicie di MaschioAlfa), preparare dove possibile la cena in anticipo e, se avanzava tempo, riposarmi un po’.
Avere Checco tra i piedi vicino TUTTO il pomeriggio… insomma, non è che mi piacesse proprio tanto…
Una sera però ci ha messo un’ora e 40 minuti per addormentarsi e quando finalmente ha chiuso gli occhi e sono tornata in soggiorno con un’ulcera delle dimensioni della Lombardia ho capito che si era ormai giunti ad un punto di non ritorno, bisognava agire o ne andava delle mia salute.
Quindi il giorno seguente, dopo aver recuperato i pupi dai nonni e dopo averli portati a casa, ho messo a letto il Paio e poi ho detto a Checco: Bene, tu amore mio fai quello che vuoi, gioca, vai fuori in giardino, guarda la televisione. La mamma sta qui a stirare. Ok?
Risultato. Lui è stato bravissimo, buono, tranquillo, ha giocato un po’ da solo un po’ con me, abbiamo chiacchierato (e così abbiamo anche trovato un momento per stare io e lui da soli), io ho stirato, cucinato, letto qualche pagina del mio libro. Un idillio. Poi si è svegliato il Paio e si è scatenato il solito inferno di gelosie fraterne, ma vabbè.
L’importante è che alla sera 20.30 trasferimento in cameretta, 20.50 buio in sala! Un sogno! Un paradiso! Un miracolo! E c’era Grey’s Anatomy che mi aspettava, e c’era un bicchiere di acqua e menta, e c’era un’intera serata con MaschioAlfa! Gaudio e Tripudio! Ah, in più non solo non si è MAI svegliato durante la notte, ma alla mattina ho dovuto buttarlo io giù dal letto!
Il new deal aveva preso inizio.
Certo, ci sono ancora degli aggiustamenti da fare, tipo quando alla mattina va al nido ed è un po’ più stanco (e in quel caso lo faccio riposare sul divano una mezzoretta), e ci sono le SanteNonne che da questo orecchio non ci sentono proprio bene. Ma da qui è tutta discesa.

venerdì 8 giugno 2012

Prevenire è meglio che curare


Questa sera la famiglia Piselloni godrà di una rara occasione di vita mondana: la festa di fine anno alla scuola dove insegna MaschioAlfa.
Considerato che l’anno scorso, dopo 10 minuti dal nostro arrivo, l’allora duenne Checco si tuffò a pesce nell’unica fontanella nel raggio di 2km bagnandosi ogni centimetro quadrato di pelle, capelli e vestiti, e che la sua scellerata madre non aveva di che cambiarlo, se non un misero pannolino e un maglioncino…
Considerato che il duenne Checco è diventato treenne, ma che l’anno in più sul groppone non ha affatto smorzato la sua vivacità e la sua passione per acqua e liquidi vari…
Considerato che il neonato paffutello ed angelico mangia dormi espelli (non necessariamente in quest’ordine) che l’anno scorso era il Paio quest’anno è una pallina di ciccia di 14 mesi che non sta ferma un secondo e che come suo fratello è attratto dall’acqua come le api da un cespuglio di lavanda…
Mi sembra evidente che stasera mi premunirò di una capiente borsa con cambio completo per ognuno dei due ranocchi.
Mi premunirò inoltre del seguente adesivo da appiccicare alle loro magliette:

SONO IL FIGLIO DEL PROF. X
CREDO DI ESSERMI PERSO
PER FAVORE CHIAMA IL MIO PAPA' AL XXXX
O LA MIA MAMMA AL XXXX

Diamine, è vita mondana, sono persone adulte, chiacchiere, risate, cibo, alcool. Non intendo passare la serata a controllarli ogni secondo, e dove vanno, e cosa fanno, e  cosa combinano. I cancelli della scuola saranno chiusi. E che si divertano pure loro in libertà!  

giovedì 7 giugno 2012

Decontestualizzazione


Già di per sé è assolutamente mancante negli esseri umani con genoma XY la capacità di trovare l’esatta collocazione degli oggetti.
MaschioAlfa, ad esempio, dopo quasi cinque anni dal trasloco nell’attuale dimora, ancora ignora dove vanno riposti alcuni utensili di cucina. Per non parlare dei vestiti dei bambini.
Ricordo poi mia madre che urlava a mio padre e ai miei due fratelli perché non avevano idea di dove fossero i loro calzini e loro mutande.
Se poi i maschi hanno un’altezza inferiore al metro, la situazione si complica. I bambini hanno infatti una concezione tutta loro dell’ordine.
MaschioAlfa la chiama DECONTESTUALIZZAZIONE, nel senso che a casa nostra gli oggetti non sono mai dove ci si aspetterebbe che fossero, ma in un contesto assolutamente estraneo ed inconsueto.
Ad esempio a casa Piselloni non è raro trovare il ciuccio del Paio dentro una terrina di vetro nella scansia della cucina appositamente destinata alle terrine. Un mestolo ed un cucchiaio di legno nello scatolone dei giochi. Un biberon sul prato in giardino. Un pezzo di mela tra i libri. Una macchinetta dentro una scarpa del papà. Un cacciavite dentro la lavatrice.
Ma di sicuro è il bagno la stanza più decontestualizzata e, pertanto, perché di questo si tratta, più incasinata.
Stamattina quando sono ci entrata per truccarmi ho trovato:
Un libro sui dolmen nella vasca da bagno
La mia canottiera dentro il water
Un biscotto nel lavandino
Un rotolo di carta igienica nel bidè.
E loro, i piccoli mostri, che si lavavano i denti con spazzolini non di loro proprietà.

martedì 29 maggio 2012

Il bastone della mia vecchiaia

Ieri dopo l'ennesimo capriccio di Checco, stufa di contare fino a 10 per reprimere la furia che avevo dentro, sono esplosa e mi sono messa a urlare.
Qualche secondo di urli isterici degni di un film horror di serie B e poi mi sono calmata.
Così ho detto a Checco "Scusa tesoro se mi sono messa a gridare, ma, sai, la mamma oggi è molto stanca".
E lui: "Va bene. Adesso riposati dai. Vuoi la copertina?".
Bello di mamma....