La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...

giovedì 21 marzo 2013

DUE



 Ti sei affacciato al mondo all’alba del primo giorno di primavera. La sala da parto risplendeva alla luce di quel primo sole quando ti ho stretto per la prima volta tra le braccia.
Sei nato che eri una bellissima pallina di ciccia, con due perle nere come occhi. Hai passato i primi mesi della tua esistenza a mangiare, dormire, fare la cacca e sorridere. Eri così “buono” che a volte quasi mi dimenticavo che c’eri, presa com’ero ad arginare le crisi di gelosia di tuo fratello grande.
E tu, piano piano, ti sei fatto largo tra di noi, come a reclamare i tuoi spazi, come a dire Guardate che ci sono anch’io!
Oh, eccome se ci sei, piccolo Paio.
Ci sei con le pantagrueliche quantità di cibo che ingurgiti, e guai se proviamo ad imboccarti perché tu vuoi assolutamente SOO, vuoi mangiare da solo.
Ci sei quando mi racconti di te, in una lingua che solo tu conosci, intercalando ogni tanto parole che mi permettono di cogliere il senso del discorso, e gesticolando, e modulando il tono di voce, proprio come un adulto.
Ci sei con quell’adorabile modo in cui pieghi le labbra quando ti sgridiamo. Oppure con quel molto meno adorabile modo con cui scagli gli oggetti a terra quando sei arrabbiato.
Ci sei quando frigni, e fingi di piangere, e parti con la nenia voio mama – voio papà, voio ciucio.
Ci sei con quell’incredibile sorriso che sfoderi quando ti vengo a prendere al nido. Ci sei quando ridi, perché tu ridi con la bocca, con gli occhi, con le guance, con la pancia e con le spalle.
Ci sei quando canti Ciao amore di Tenco e fai pure il balletto con le braccine che ti ha insegnato papà. E siccome spesso io ti chiamo amore, adesso anche tu me lo dici, AMOE.
Ci sei quando dici CUSA, anche se ancora non ha capito bene cosa significhi.
Ci sei con quel modo fisico che hai di voler bene, fatto di abbracci, carezze, testate, morsi e pizzicotti.
Ci sei quando appoggi la testa sulla mia spalla e ti rannicchi come quando eri neonato, anche se adesso sei lungo il doppio.
Ci sei quando giochi con tuo fratello, quando lo guardi ammirato, quando lo imiti, quando pieno di rabbia gli molli una sberla.
Ci sei con la tua paura dei fantasmi, dei mostri e dei lupi.
Ci sei quando dormi nel lettone e ci dai calci tutta la notte, ma con i tuoi sorrisi al mattino ti fai perdonare tutto.
Ci sei. Grazie a Dio ci sei. E oggi compi due anni, amore mio. Buon compleanno!

martedì 19 marzo 2013

Papà



Oggi ci tengo a fare gli auguri al mio di papà.
Che dopo una vita passata in azienda l’ha vista fallire. Che oggi, a 65 anni, si ritrova a fare l’operaio, perché con 500 € di pensione non si vive. Che invece di lamentarsi ringrazia Dio di aver trovato un lavoro, seppur umile. Che ha sempre un sorriso per i suoi figli e i suoi adorati nipoti. Che è la persona più bella che conosco. Buona festa del papà. E speriamo che alla prossima tu possa essere un pochino più sereno.

lunedì 18 marzo 2013

Breve post autocelebrativo

Solo per dire che sabato abbiamo festeggiato i due anni del Paio e mi sono cimentata nella mia prima torta decorata in pasta di zucchero.
Ci sono ampi margini di miglioramento, non c'è che dire, ma il risultato mi sembra comunque carino:

giovedì 14 marzo 2013

FRANCESCO

"Checco, vieni a vedere il papa nuovo si chiama come te!"
"Sì, va bene, adesso devo fare la cacca".

"Paio, guarda, il papa nuovo!"
"Sì!! Evviva! E' Tatae! (Babbo Natale, ndr)

Così, mentre i due piccoli blasfemi distruggevano la cameretta, il nuovo papa proferiva le sue prime meravigliose parole.

Per chi è credente e per chi, come noi, è legato alla figura del "poverello di Assisi", un pontefice che si chiama Francesco è segno di qualcosa che, forse, finalmente sta cambiando.

mercoledì 13 marzo 2013

Lo struzzo



Si dice che lo struzzo, animale notoriamente pavido, quando si avvicina un predatore metta la testa sotto la sabbia; in realtà si china con il collo disteso e con il corpo appoggiato a terra cercando di imitare un cespuglio o una grossa roccia.
Nel gergo comune, comunque, “mettere la testa sotto la sabbia”, “fare lo struzzo” vuol dire scappare di fronte ai problemi, scansarli anziché affrontarli, fare finta che non esistano.
Ecco, in questi giorni mi sento molto struzzo. Perché non ho visto il servizio delle Iene sulla piccola Sofia, non ho letto gli articoli dei giornali, non ho letto i vari post sull’argomento, se sto guardando il telegiornale e ne parlano cambio canale. E lo stesso faccio con i vari Lorenzo, Federico, Davide, bambini che stanno male, che soffrono, che sono privati della possibilità di ridere, di giocare, di crescere. Ne è pieno il web di siti, blog o pagine facebook.
Non ce la faccio, punto. Mi prende un’angoscia che mi uccide, mi toglie il fiato, mi fa piangere. Poi guardo i miei figli e vengo lacerata dal senso di colpa perché magari poco prima li avevo sgridati per un capriccio e mi chiedo quanto pagherebbe la mamma di Sofia per poterla sgridare perché ha buttato a terra un bicchiere.
Allora mi sforzo di pensare ad altro, a cazzate, che più frivole sono meglio è. Ma sto male, continuamente.
Sì, sono uno struzzo, una merda di struzzo. Lapidatemi.

lunedì 11 marzo 2013

Ho letto: Il tempo è un dio breve


IL TEMPO E' UN DIO BREVE

 “Quanto amore serve per salvare un amore?”
Ho letto le ultime pagine con gli occhi annebbiati dalle lacrime.
E’ un libro molto triste, ma di una profondità e di una poesia che lasciano senza fiato. La bellissima e struggente storia di Ildegarda è la base dalla quale la scrittrice parte per affrontare temi esistenziali come il dolore, il male del mondo, la morte, Dio, in un’ottica che, comunque, è di speranza e non di pessimistica rassegnazione. Su tutto vince l’amore, per il figlio, prima di tutto, ma, in generale, per la vita, ad ogni costo.
Lo stile è davvero unico, le pagine trasudano letteralmente poesia, come raramente mi è capitato di incontrare.
Davvero, lo consiglio col cuore.

venerdì 8 marzo 2013

Auguri



Tanti auguri alla mia mamma. E pure a mia suocera, va’.
Tanti auguri alle mie nonne, che non ci sono più.
Tanti auguri alle mie zie e alle mie cugine, che sono la mia meravigliosa famiglia allargata.
Tanti auguri alla sorella che non ho mai avuto.
Tanti auguri alla figlia femmina che non ho avuto.
Tanti auguri alle mie amiche, a quelle che vedo spesso e a quelle che non vedo mai.
Tanti auguri alle mie colleghe, compresa la psicopatica nell’ufficio di là.
Tanti auguri alla ragazza del bar che mi prepara il caffè al mattino e lo serve sempre col sorriso.
Tanti auguri alle maestre dei miei figli che fanno il lavoro più importante del mondo.
Tanti auguri alle cassiere del supermercato che devono lavorare anche la domenica.
Tanti auguri a tutte le donne che il lavoro lo hanno perso.
Tanti auguri a chi ha deciso di fare la mamma a tempo pieno.
E tanti auguri a chi ha scelto di far carriera.
Tanti auguri a tutte le donne che, per qualche motivo, stanno piangendo.
Tanti auguri a tutte le bambine che un giorno saranno donne.
Tanti auguri a tutte le mamme blogger che leggo e che mi leggono.
Tanti auguri anche a me che sono fiera di essere nata donna.

giovedì 7 marzo 2013

100



Da bambina, come molte altre bambine, avevo un diario. Era, ovviamente, rosa con i fiorellini, e con l’immancabile lucchetto a preservarne i segreti.
Lo tenevo nel primo cassetto della scrivania e ci scrivevo alla sera, prima di andare a letto. Niente di particolare, niente poesie o riflessioni altisonanti. Solo piccoli resoconti della giornata.
Il problema era che non ero molto costante, anzi. Più di cinque, sei giorni di fila non resistevo, poi mi interrompevo e riprendevo dopo qualche settimana o addirittura qualche mese. E allora cominciavo la pagina con “Caro diario, scusami se non mi sono più fatta sentire, adesso ti prometto che scriverò tutte le sere…”. Come no.
Quando ho aperto il blog, la mia paura più grande era di fargli fare la stessa fine del mio diario di bambina.
Invece, tutto sommato, tra alti e bassi, ho resistito. E sono arrivata al post n. 100. Direi che sono stata brava.
E ne approfitto per chiedervi: ma i vostri parenti e i vostri amici lo sanno del vostro blog? Lo leggono? Perché io non l’ho detto proprio a nessuno, tranne mio marito, e non so se faccio bene…