La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...

mercoledì 19 marzo 2014

Ho letto...



Non ho più aggiornato la rubrica dei libri che ho letto. Che vergogna…
C’è un denominatore comune nelle mie ultime letture: sono stati romanzi di autori che conoscevo, e che amavo, ma che nonostante questo mi hanno deluso.
Eccoli qua:
ALTA TENSIONE
Un post anonimo su facebook che mette in dubbio la paternità di un bambino non ancora nato. Il padre del bambino che scompare nel nulla. Un duo rock in decadenza. La misteriosa morte di una ragazza. La malavita di New York.
Coben è un grandissimo autore di thriller. La sua genialità sta nel riuscire a tenere il filo della suspence talmente teso, fino all’ultima pagina, da non riuscire a chiudere il libro. Questo invece è diverso, la storia fatica a decollare, poi per carità ingrana ma resta comunque sotto tono rispetto agli altri cui ero abituata.





LA DONNA E' UN'ISOLA
Una traduttrice appena separata incapace di restare senza sesso più di due giorni. La sua amica incinta di due gemelle che le affida il suo bambino più grande leggermente disabile. La vincita alla lotteria e un viaggio insieme al bambino.
Di questa autrice avevo letto l’anno scorso Rosa candida, e mi era strapiaciuto. Avevo quindi grandissime aspettative, tutte tristemente deluse. Ci ho messo un’infinità a finirlo perché non riuscivo a capire dove si volesse andare a parare. Un libro che non è né carne né pesce, è poco verosimile, ma non è un fantasy, non è drammatico, non è “rosa”, non è un romanzo di formazione, se voleva essere una favola l’esperimento è riuscito male. La protagonista è alquanto antipatica e la trama talmente assurda che già me la sono dimenticata. In appendice si trova una raccolta di ricette islandesi citate nel romanzo: ecco, sono più interessanti quelle di tutto il resto del libro…
LA MANO
Una casa in vendita. Lo scheletro di una mano che spunta dal terreno in giardino. Le indagini, indietro di cinquant’anni. Una triste storia familiare.
Mankell è Mankell. Punto. Anche qui. La scrittura impeccabile, la trama avvincente, il meraviglioso Wallander. Il problema è che questo non è un romanzo, è più un racconto. Sono 130 pagine in cui quello di cui si sente veramente tanto la mancanza è la profondità psicologica che ha sempre contraddistinto i romanzi di Mankell, le incursioni nell’animo dei protagonisti, le riflessioni sulla vita in generale. La storia tiene, ma mi aspettavo qualcosa di più.



 
NOVEMILA GIORNI E UNA SOLA NOTTE
Ecco, questo invece è diverso. E molto bello.
E’ un romanzo epistolare, il che lo rende ancora più magico e suggestivo, per il non detto, per ciò che si può solo intuire, per il lirismo che si respira nelle lettere.
Durante la prima guerra mondiale uno studente di Chicago scrive una lettera ad un poetessa di Skye, in Scozia, per complimentarsi dopo aver letto una delle sue raccolte di poesie. Inizia così, tra David e Sue un’intensa corrispondenza che porta all’amore.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo la misteriosa scomparsa della madre, una ragazza cerca di ricostruirne la storia partendo da un’unica lettera trovata nella sua camera, una lettera di un certo David ad una certa Sue.

1 commento:

  1. Dei quattro che proponi la mano è quello che ho nella lista degli acquisti!

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