La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...

giovedì 10 ottobre 2013

Apologia del centro commerciale



Un centro commerciale è un complesso edilizio omogeneo nel quale si concentrano numerose attività commerciali quali punti vendita di grande distribuzione organizzata, negozi specializzati, cinema, ristoranti, banche e servizi. (cit. Wikipedia).

Si narra che l’invenzione del centro commerciale risalga ad una coppia di imprenditori del New Jersey i quali, in prossimità delle feste natalizie, portando a passeggio per le strade della loro città i loro gemellini di due mesi, si siano trovati improvvisamente nella impellente necessità di cambiare il pannolino di uno dei piccoli. Essendo troppo freddo per cambiare il bambino in equilibrio su una panchina, i due si misero alla caccia di un bar con un bagno provvisto, se non di fasciatoio, quantomeno di una parvenza di tavolino, ma la ricerca fu vana. Mentre il gemello col pannolino pieno di cacca piangeva disperato l’altro si rese immediatamente conto di avere fame. La medesima coppia quindi si rifugiò in un bar, peraltro stracolmo di clienti, e la mamma attaccò il bimbo al seno cercando di non dare troppo nell’occhio. Cosa, questa, che evidentemente non riuscì, stanti gli sguardi di riprovazione che riceveva da questo o da quell’altro avventore. In quel momento il padre notò, in un angolo del bar, una famigliola; i malcapitati genitori cercavano disperatamente di bere un caffè e contemporaneamente arginare l’irruente vivacità dei loro pargoletti che non ne volevano sapere si stare seduti al tavolino e bere il loro bicchiere di succo. Tutto questo ancora sotto gli sguardi di riprovazione che ricevevano da questo o da quell’altro avventore del bar.
Tornati finalmente a casa e ripresisi dall’allucinante pomeriggio i due imprenditori si attivarono per la
costruzione di un’area coperta dove le famiglie potessero dedicarsi allo shopping, ma dove ci fosse un’adeguata attenzione verso i più piccoli. In questa neonata area commerciale, il cui nome sembra fosse Welcome Children, predisposero dei bagni per i bambini con fasciatoio e servizi su misura, degli spazi gioco, dei locali di ristorazione con menu personalizzato, panchine e divanetti per riposarsi ed eventualmente allattare.


 Altre fonti, invece, sembrano far risalire l’introduzione del centro commerciale ad un gruppo di pediatri del North Carolina esasperati dalla fila di bambini mocciolosi e catarrosi che soggiornava perennemente nelle sale d’attesa dei lori studi. Una volta appurato che l’origine di questi malanni era un pomeriggio trascorso entrando ed uscendo a rotazione in negozi con una temperatura media di 25° quando all’esterno si stava sullo zero o di 15° quando fuori l’afa e il tasso di umidità producevano un microclima da sauna finlandese, decisero di unire le proprie forze e i propri pingui conti corrente per ristrutturare un vecchio calzaturificio dismesso e dare in gestione gli spazi ricavati a piccoli commercianti locali che aprirono lì la loro attività. Il risultato fu un’immensa area coperta (sembra che il nome di questo prototipo di centro commerciale fosse S.C.E Same Climate Everywhere)  riscaldata in inverno e climatizzata in estate dove entrare ed uscire dai negozi agevolmente, e dove fosse possibile dedicarsi allo shopping anche nei grigi pomeriggi di pioggia permettendosi il lusso di lasciare l’ombrello in macchina.

Alcuni studiosi hanno riscontrato come nella nascita dei centri commerciali un grosso imput sia arrivato dalle associazioni di disabili i quali auspicavano un’area priva delle barriere architettoniche rappresentate da quei piccoli dislivelli che si incontrano spesso all’ingresso di un negozio, dislivelli che, quasi insignificanti per chi li fa camminando, diventano insormontabili per una sedie a rotelle (o per un passeggino ndr).

Nel giro di pochi anni il fenomeno dei centri commerciali si diffuse rapidamente in tutto il mondo tanto da diventare un vero e proprio fenomeno di costume. In particolare si nota come la fruizione degli stessi abbia progressivamente perso l’esclusività del commerciale in senso stretto per connotarsi come luogo di incontro e di aggregazione.
Come scrive la nota blogger Silvia Amoricolpisello nel suo pamphlet “Dalle piramidi egizie alle Piramidi di Torri di Quartesolo. Importanza del centro commerciale nella società contemporanea”, il centro commerciale è ad oggi meta prediletta da adolescenti e da famiglie. Gli uni trovando in esso un diversivo rispetto alle “quattro vasche” in centro, diversivo peraltro molto spesso più conveniente per le loro magre tasche, le seconde riuscendo a conciliare uno shopping a condizioni vantaggiose (gli ipermercati che si trovano all’interno dei centri commerciali hanno sovente prezzi competitivi) ed un ambiente a portata di tutti.

A  chi obietta che trascorrere il pomeriggio rinchiusi in un centro commerciale possa essere nocivo per il
benessere psico fisico dell’individuo e che piuttosto sia da preferire una passeggiata in campagna o una visita al museo, la succitata blogger, nel suo celebre saggio “Analogie e differenze tra gli spaghetti all’amatriciana e l’Happy Meal”, risponde che una cosa non esclude necessariamente l’altra e che la scampagnata all’aria aperta risulta difficilmente attuabile in caso, per esempio di temperatura equatoriali o siberiane. Senza contare che un paio d’ore di shopping non hanno mai ucciso nessuno.  

16 commenti:

  1. ehehhe vedo che sei super esperta in materia!!!
    ma come ti è venuta in mente l'idea delle possibili origini!

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    1. Sono talmente tanti anni che li frequento che davvero ci potrei scrivere un libro...

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  2. Sei riuscita nell'impresa che credevo impossibile di riabilitarmi il centro commerciale!

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    1. :) Mi dovrebbero assumere come consulente legale...

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  3. ma dove hai trovato tutte qs informazioni, bravissima. io odio i centri commerciali. qui si vive solo di quelli. qui ti ammali nei centri commerciali. ma devo dire che la tua analisi me lì ha un rivalutati....

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    1. Sai che quando sono all'estero una capatina in un centro commerciale la faccio sempre? Un paese arabo effettivamente mi manca...

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  4. Premesso che io oooooooodio il centro commerciale, cioè proprio lo odio con tutta me stessa perché dopo tre minuti là dentro mi vengono nausea e mal di testa (e soprattutto quando voglio andare via non trovo mai la macchina e penso me l'abbiano rubata), vorrei comunque essere stata io a inventarlo. Perché salva la vita. Ti manca una cosa per cena e non sai dove trovarla? Hai un attacco di shopping compulsivo alle 21.30? Vuoi assumere 3mila calorie in un fast food tutte insieme? Vai al centro commerciale. E poi sei incontestabile. Qualche ora là dentro non ha mai ucciso nessuno.

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    1. Esatto! Salva la vita.
      E poi ci sono delle strategie di sopravvivenza. Ci scriverò un altro post...

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  5. Ma pensa!!!!
    io invece li adoro, da sempre, il sabato pomeriggio andavo con mio padre a farci le passeggiate! anche senza comprare niente :)

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  6. Stessa cosa io! Non col papà, ma col marito...

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  7. Non li ho mai molto amati...ma sono la mia valvola di sfogo da shopping victim con una sola ora libera dalle due e trenta alle tre e trenta!!! Son sempre aperti ...io con i bimbi ci ho provato ,,... ma mi costano piu' loro in giostrine che io in shopping!!!

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    1. guarda, il centro commerciale che vedi nelle foto è alle porte di verona. Un giro nelle giostrine costa 5 centesimi! Già con 1 euro si fanno un pomeriggio in giostra...

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  8. Hai ragione! Pur non essendo io un'amante dei centri commerciali, da quando ho i bimbi sono spesso un'ottima soluzione per passare qualche ora. Qui a Pattaya in Thailandia poi ce n'è uno particolarmente bello dove si trovano tutti i negozi migliori e tanti servizi utili e, quando fa troppo caldo, una visitina è d'obbligo.

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  9. Davvero interessante la storia di come sono nati i centri commerciali!
    E poi sono d'accordo con te, il centro commerciale ogni tanto CI STA!! :)
    La mia prossima missione sarà proprio all'interno di uno di questi...

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