La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...

mercoledì 30 maggio 2012

MOTHERHOOD


Motherhood in inglese significa Maternità.
Motherhood è il titolo di un film con Uma Thurman e Anthony Edwards (il mitico dott. Green di ER), anno 2009, che ai botteghini ha fatto un fiasco assoluto. Tanto fiasco che lo hanno dato in televisione già lo stesso anno. Lo ricordo perché avevo Checco piccolo.
Una domenica l’hanno rimandato su canale 5, di pomeriggio; me ne sono accorta tardi e ho fatto in tempo a vedere solo gli ultimi 40-45 minuti.
Cito da Wikipedia:

È la storia di una giornata di Eliza Welsh, madre di due bambini piccoli e moglie di Avery. Il grande desiderio di Eliza è quello di tornare a lavorare come scrittrice, in modo da sentirsi meno stretta dai mille impegni quotidiani che nel tempo hanno diminuito la sua autostima. Il giorno del sesto compleanno di sua figlia scopre un concorso online di scrittura, il cui primo premio è quello di lavorare con una rivista sulla maternità come editorialista, e per partecipare occorre mandare un pezzo originale su cosa rappresenti la maternità entro la mezzanotte del giorno stesso.
Eliza decide di provarci, ma non è semplice districarsi fra i mille impegni e i mille contrattempi che incontra in questa caotica giornata. A sostenerla è anche l'amica Sheila, incinta dell'ex-marito che nel frattempo si è fidanzato con una donna di vent'anni più giovane di lei.

Ecco, Wikipedia ha centrato il succo di Motherhood, sia come film che come concetto di maternità.
mille impegni quotidiani che nel tempo hanno diminuito la sua autostima
A un certo punto del film, stremata dopo una giornata allucinante (che poi, a guardar bene, non più allucinante di quella di tutte noi, mamme comuni) Lei dice a Lui qualcosa del genere: da quando apro gli occhi al mattino fino a quando li chiudo alla sera, tutta la giornata è un incessante susseguirsi di azioni, una dietro l’altra, porta i biscotti a tavola, piega la biancheria, (aggiungo io cambia un pannolino, pulisci un nasino gocciolante, metti un dvd) e via dicendo. Tutte queste azioni impediscono alla mente, all’anima, di perdersi, di elevarsi, di lasciarsi andare, perché tutto questo fare, fare, fare toglie tempo e spazio all’essere, al pensare. Azione vs Contemplazione.
Quant’è vero… E quant’è cambiata, in questo senso la mia vita, da quando sono diventata mamma…
PRIMA. I libri li divoravo, uno alla settimana. ADESSO. Per leggere un libro ci metto un mese, minimo.
PRIMA. Leggevo una pagina e la memorizzavo. ADESSO. Non riesco a concentrarmi. Tornare a studiare adesso sarebbe inconcepibile. Mi sento addirittura incartapecorita.
PRIMA. L’arte. Le mostre. Le vacanze culturali. ADESSO. Parchi gioco. Ristoranti Kid Friendly. Centri commerciali.
PRIMA. Il cinema. Il teatro. ADESSO. Non pervenuto.
A volte mi chiedo: ma dove sono andata io? Chi è questa me stessa che mi capita di non riconoscere?

La risposta nel prossimo post…

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