Si dice che lo struzzo, animale notoriamente
pavido, quando si avvicina un predatore metta la testa sotto la sabbia; in
realtà si china con il collo disteso e con il corpo appoggiato a terra cercando
di imitare un cespuglio o una grossa roccia.
Nel gergo comune, comunque, “mettere la testa
sotto la sabbia”, “fare lo struzzo” vuol dire scappare di fronte ai problemi,
scansarli anziché affrontarli, fare finta che non esistano.
Ecco, in questi giorni mi sento molto struzzo.
Perché non ho visto il servizio delle Iene sulla piccola Sofia, non ho letto
gli articoli dei giornali, non ho letto i vari post sull’argomento, se sto
guardando il telegiornale e ne parlano cambio canale. E lo stesso faccio con i
vari Lorenzo, Federico, Davide, bambini che stanno male, che soffrono, che sono
privati della possibilità di ridere, di giocare, di crescere. Ne è pieno il web
di siti, blog o pagine facebook.
Non ce la faccio, punto. Mi prende un’angoscia
che mi uccide, mi toglie il fiato, mi fa piangere. Poi guardo i miei figli e
vengo lacerata dal senso di colpa perché magari poco prima li avevo sgridati
per un capriccio e mi chiedo quanto pagherebbe la mamma di Sofia per poterla
sgridare perché ha buttato a terra un bicchiere.
Allora mi sforzo di pensare ad altro, a cazzate,
che più frivole sono meglio è. Ma sto male, continuamente.
Sì, sono uno struzzo, una merda di struzzo.
Lapidatemi.





