La mia vita con un po' troppo testosterone per casa...
Ho modificato la grafica del blog. Quella sullo sfondo è l'incasinatissima libreria di casa Piselloni...
Lilypie - Personal pictureLilypie Kids Birthday tickers
Lilypie - Personal pictureLilypie Fourth Birthday tickers

mercoledì 13 marzo 2013

Lo struzzo



Si dice che lo struzzo, animale notoriamente pavido, quando si avvicina un predatore metta la testa sotto la sabbia; in realtà si china con il collo disteso e con il corpo appoggiato a terra cercando di imitare un cespuglio o una grossa roccia.
Nel gergo comune, comunque, “mettere la testa sotto la sabbia”, “fare lo struzzo” vuol dire scappare di fronte ai problemi, scansarli anziché affrontarli, fare finta che non esistano.
Ecco, in questi giorni mi sento molto struzzo. Perché non ho visto il servizio delle Iene sulla piccola Sofia, non ho letto gli articoli dei giornali, non ho letto i vari post sull’argomento, se sto guardando il telegiornale e ne parlano cambio canale. E lo stesso faccio con i vari Lorenzo, Federico, Davide, bambini che stanno male, che soffrono, che sono privati della possibilità di ridere, di giocare, di crescere. Ne è pieno il web di siti, blog o pagine facebook.
Non ce la faccio, punto. Mi prende un’angoscia che mi uccide, mi toglie il fiato, mi fa piangere. Poi guardo i miei figli e vengo lacerata dal senso di colpa perché magari poco prima li avevo sgridati per un capriccio e mi chiedo quanto pagherebbe la mamma di Sofia per poterla sgridare perché ha buttato a terra un bicchiere.
Allora mi sforzo di pensare ad altro, a cazzate, che più frivole sono meglio è. Ma sto male, continuamente.
Sì, sono uno struzzo, una merda di struzzo. Lapidatemi.

lunedì 11 marzo 2013

Ho letto: Il tempo è un dio breve


IL TEMPO E' UN DIO BREVE

 “Quanto amore serve per salvare un amore?”
Ho letto le ultime pagine con gli occhi annebbiati dalle lacrime.
E’ un libro molto triste, ma di una profondità e di una poesia che lasciano senza fiato. La bellissima e struggente storia di Ildegarda è la base dalla quale la scrittrice parte per affrontare temi esistenziali come il dolore, il male del mondo, la morte, Dio, in un’ottica che, comunque, è di speranza e non di pessimistica rassegnazione. Su tutto vince l’amore, per il figlio, prima di tutto, ma, in generale, per la vita, ad ogni costo.
Lo stile è davvero unico, le pagine trasudano letteralmente poesia, come raramente mi è capitato di incontrare.
Davvero, lo consiglio col cuore.

venerdì 8 marzo 2013

Auguri



Tanti auguri alla mia mamma. E pure a mia suocera, va’.
Tanti auguri alle mie nonne, che non ci sono più.
Tanti auguri alle mie zie e alle mie cugine, che sono la mia meravigliosa famiglia allargata.
Tanti auguri alla sorella che non ho mai avuto.
Tanti auguri alla figlia femmina che non ho avuto.
Tanti auguri alle mie amiche, a quelle che vedo spesso e a quelle che non vedo mai.
Tanti auguri alle mie colleghe, compresa la psicopatica nell’ufficio di là.
Tanti auguri alla ragazza del bar che mi prepara il caffè al mattino e lo serve sempre col sorriso.
Tanti auguri alle maestre dei miei figli che fanno il lavoro più importante del mondo.
Tanti auguri alle cassiere del supermercato che devono lavorare anche la domenica.
Tanti auguri a tutte le donne che il lavoro lo hanno perso.
Tanti auguri a chi ha deciso di fare la mamma a tempo pieno.
E tanti auguri a chi ha scelto di far carriera.
Tanti auguri a tutte le donne che, per qualche motivo, stanno piangendo.
Tanti auguri a tutte le bambine che un giorno saranno donne.
Tanti auguri a tutte le mamme blogger che leggo e che mi leggono.
Tanti auguri anche a me che sono fiera di essere nata donna.

giovedì 7 marzo 2013

100



Da bambina, come molte altre bambine, avevo un diario. Era, ovviamente, rosa con i fiorellini, e con l’immancabile lucchetto a preservarne i segreti.
Lo tenevo nel primo cassetto della scrivania e ci scrivevo alla sera, prima di andare a letto. Niente di particolare, niente poesie o riflessioni altisonanti. Solo piccoli resoconti della giornata.
Il problema era che non ero molto costante, anzi. Più di cinque, sei giorni di fila non resistevo, poi mi interrompevo e riprendevo dopo qualche settimana o addirittura qualche mese. E allora cominciavo la pagina con “Caro diario, scusami se non mi sono più fatta sentire, adesso ti prometto che scriverò tutte le sere…”. Come no.
Quando ho aperto il blog, la mia paura più grande era di fargli fare la stessa fine del mio diario di bambina.
Invece, tutto sommato, tra alti e bassi, ho resistito. E sono arrivata al post n. 100. Direi che sono stata brava.
E ne approfitto per chiedervi: ma i vostri parenti e i vostri amici lo sanno del vostro blog? Lo leggono? Perché io non l’ho detto proprio a nessuno, tranne mio marito, e non so se faccio bene…

giovedì 21 febbraio 2013

Ho letto: Cielo nero


CIELO NERO


Altro autore che non delude mai, Indridason.
Forse si sente un po’ la mancanza del commissario Erlendur, protagonista di tutti i romanzi tranne gli ultimi due, partito per un viaggio nelle terre della sua infanzia e non ancora tornato ( e spero vivamente che ritorni…), e quindi l’ho trovato un po’ sottotono, quasi facesse fatica ad ingranare.
Ma si rivela in ogni caso un grandissimo autore, molto suggestivo ed abilissimo a evocare con le parole le immagini di una terra così lontana e misteriosa come l’Islanda.

mercoledì 20 febbraio 2013

Un po' di confusione...



Unica donna in una famiglia al maschile, un giorno mi permetto di dire:
“Qui il capo sono io, perché sono l’unica che ha l’utero!”.
Dopo qualche giorno sento Checco dire a Paio:
“Oggi sono io il capo, oggi ho il “il lutero”. Tu ce l’avrai sabato”.

Ancora Checco a Paio:
“I dinosauri non esistono sono tutti morti. Io quando ero piccolo ne ho visto uno vero a New York, dentro un negozio.

lunedì 4 febbraio 2013

Sul Carnevale...




Cappellino giallo col risvolto nero. Casacca gialla. Salopette rossa. Colletto bianco e fiocco blu. Calzettoni neri.
Il carro dell’asilo quest’anno aveva come tema Pinocchio. E così tutti, bambini e genitori, vestiti come il burattino disneyano.
Alcuni papà pieni, davvero, di tanta buona volontà, si sono trovati ad allestire il carro che, effettivamente è venuto proprio bene. Una sarta ha confezionato, ovviamente dietro lauto compenso, i vestiti per tutti.
E ieri il debutto, alla sfilata dei carri del paese.
Peccato che a dei bambini così piccoli poco interessi della sfilata, della gara, del sindaco. E che una volta visto il trattore, essere saliti sul carro, aver lanciato un po’ di coriandoli, sarebbero anche tornati a casa.
E peccato che le mamme, salite sul carro unicamente per accompagnare i figli e non certo per smania di protagonismo, una volta arrivate nella piazza centrale non ne potevano già più.
E peccato che i fratellini, vestiti anche loro per solidarietà, che dormivano sul passeggino, dentro di loro si chiedessero che fine aveva fatto il loro lettino.
E così se qualcuno si fosse trovato per caso in piazza ieri pomeriggio e avesse buttato l’occhio al carro delle Scuole Materne, avrebbe visto tanti Pinocchi bassi e altrettanti alti. E tra un coriandolo e l’altro avrebbe notato che tutti i Pinocchi, alti e bassi, avevano in comune la stessa eloquente espressione sul viso, un’espressione il cui significato non troppo recondito era: Ma quando c@@@@ finisce?!?!?!